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Ieri sera si è tenuta la presentazione ufficiale dei buoni di solidarietà.

Erano presenti molte persone, alcune venute da Napoli, da Ferrara, noi da Firenze e Prato, ma anche molti commcercianti della zona.

Erano tutti interessati a capire di cosa si parava e come potevano funzionare le monete di solidarietà.

Per informazioni andate su : www.arcipelagotoscana.org

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Ieri mattina avevo scoperto il video pubblicato su youtube, e lo avevo “embeddato” nel nostro blog, segnalandolo come importante, visto la prova di stupidità e rozzezza di un manager di un azienda che negli ultimi anni ha dato prova di totale mancanza di interesse nei confronti dei suoi clienti.

Il video, che appunto originariamente era su “youtube”, è stato rimosso probabilmente sotto pressioni, ma prontamente la rete ha dato esspressione alla libertà di informazione. Subito dopo molti avevano scaricato il video e lo ripubblicavano, senza poter dare spazio alla censura.

E’ stato inserito su Libero, su RepubblicaTV, e di nuovo su youtube!

Mi ero accorto infatti che dal mio blog non si vedeva più il video ed allora ho potuto embeddare un altro link.

L’aver scoperto il video presto ha fatto scattare in maniera incredibile il contatore delle visite e abbiamo avuto 1600 visite in un solo giorno, noi che siamo partiti da poco con questo progetto. Grazie a tutti di visitarci.

Tutta la blogosfera sta ridendo di Luca Luciani , responsabile domestic mobile services di Telecom Italia , per la sua performance ad una assemblea Telecom.

Luca Luciani ha pure commentato il nostro post.

Adesso mi arriva voce che è andato pure su “Striscia la notizia“!!

Ci dovremo aspettare domani le dimissioni del Luciani?

Ecco la trascrizione del testo del video:

Questo è il messaggio a cui tengo molto.
Perché ho la faccia incazzata ?
Ho la faccia incazzata perché respiro sfiducia , respiro aria da aspettativa , respiro quelle facce da senso critico , come quando uno vede una partita di pallone non ce la fa e tutti sono professori ; perché , perché la gente legge i giornali , vede il titolo , si rimbalza si crea dei grandi film che sono tutte cazzate!

.
Oggi non parlo di Alessandro , parlo di Napoleone. Napoleone a Waterloo , una pianura in Belgio , fece il suo capolavoro , tutti lo davano per fatto , cotto , per la supremazia degli avversari , c’aveva cinque grandissime nazioni contro , delle forze in campo . Però strategia , chiarezza delle idee , determinazione , forza , Napoleone fece il suo capolavoro a Waterloo.
Allora , le facce scettiche , le facce di … non servono a un cazzo . Questa è una delle aziende più belle che esiste al mondo. E allora , forte di questa convinzione, noi dobbiamo dimostrare che questo è un fatto. Piangersi addosso non serve assolutamente a niente.
E come nel momento duro , dagli spalti la gente ti dice ” ehhh la squadra non gira , non corrono ” , bene , correte di più , stringete i denti , prova di carattere. E allora dagli spalti vi applaudiranno perché voi andrete e segnerete. Come fece Napoleone a Waterloo

Evidente insufficenza di sintassi e la pochezza culturale (Napoleone fu sconfitto a Waterloo!!!).

Ecco un altro bell’esempio di amianto proprio in mezzo alle case.

Siamo in un interno di Via Puccinotti, dove dei garage sono coperti da Eternit in ondulato, il più classico e venduto manufatto in amianto.

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Dal blog di un gruppo di “simpatizzanti politici della libertà”, scorgo la news di raccolta firme che verrà fatta in piazza nei prossimi giorni.

Le domande mirano a sfruttare le paure degli elettori che verranno confusi e demagogicamente illusi.

Proprio il partito del più attivo promotore delle Leggi ad personam che riducono e sminuiscono il lavoro della giustizia nei confronti dei delinquenti, viene l’appello ad una nuova riforma che dia più garanzia di sicurezza ai cittadini. Ma come mi domando io: prima si allegeriscono e impoveriscono le leggi, e poi dopo che le varie prescrizioni hanno messo in salvo tutti gli “amici del partitino”, si chiede nuove maggiori garanzie!?

C’è da credergli?

Ecco quà il testo dei quesiti dal blog dei giovani della libertà:

Ecco il questionario nei gazebo l’1 e 2 marzo

Ecco un’anticipazione del questionario che verrà presentato nei gazebo organizzati dal Popolo della Libertà per i giorni 1 e 2 marzo.

Gazebo PDL

Ridare sicurezza alle nostre città

  1. Prevenzione dei reati. Diffusione della presenza dei Poliziotti e dei Carabinieri di quartiere.
  2. Nuovi fondi per le forze dell’ordine, per l’equipaggiamento e per i mezzi in loro dotazione.
  3. Rafforzamento del contrasto all’immigrazione clandestina e lotta contro i trafficanti di esseri umani.
  4. Certezza della pena senza sconti per i condannati con sentenza definitiva pericolosi per gli altri.
  5. Costruzione di nuove carceri e apertura delle strutture penitenziarie già realizzate ma non ancora attive.

Dare più forza alla famiglia

  1. Abolizione totale dell’ICI sulla prima casa.
  2. “Bonus bebè” per ogni nuovo figlio naturale, in affido o adottato.
  3. Quoziente familiare. Chi ha più figli deve pagare meno tasse.
  4. Deduzione delle spese per i figli disabili e per gli anziani a carico.
  5. Sostegno alle famiglie per una effettiva libertà di scelta tra scuola statale e scuola privata.

Creare sviluppo e nuovo lavoro

  1. Detassazione integrale degli straordinari.
  2. Detassazione graduale della 13ª mensilità.
  3. Obbligo di versamento dell’IVA solo dopo l’avvenuto incasso della fattura.
  4. Riduzione graduale dell’IVA sul turismo.
  5. Rilancio e completamento delle grandi opere: strade, autostrade, alta velocità, Ponte sullo Stretto ecc..

credits: blog giovani della libertà

Non per fare l’ambientalista estremo, ma credo che la nostra Amministrazione Comunale tenga alto l’impegno sulla “finta gestione del verde” tramite abbattimenti che non sono necessari ed impellenti, solo per giustificare la politica di abbattimenti di tantissimi alberi nella città dovuti ai cantieri di varia natura.

In questo momento, sono le 09:30 del mattino, stanno tagliando due bellissimi alberi, che forse iniziavano ad avere la malattia, ma che sicuramente non necessavano dell’abbattimento.

tjdoc_ce_alberi_1.jpgQuello che più mi preoccupa come sempre è che non ripianteranno gli alberi o metteranno dei fuscelli che moriranno presto.

Infatti sul lato opposto del Lungarno Cellini proprio 2 anni fà fu abbattuto 2 alberi simili ed adesso vi sono due bei posti auto!!

Mentre facevo le foto mi ha fermato quello della ditta, con barba da talebano e mi ha cercato di intimorire, impedendomi di finire il filmato mentre cadeva l’albero.

AndreaTj

Altre foto:

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Oggi passando da Viale Redi potete constatare che i lavori per la Tramvia proseguono, anzi hanno avuto un accellerazione.

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Già da settimane avevano messo timidi segnali di cantierizzazione, ma con il referendum in corso era tutto molto quieto, probabilmente perchè altrimenti sarebbe scoppiato un pandemonio.

Parlo in questi termini del cantiere lungo il Mugnone perchè dai documenti e dalle indagini fatte da Idra, ass. ambientalista fiorentina, si è scoperto che i cittadini non ne sapevano niente di questo progetto, che ha avuto delibera senza neanche effettuare una V.I.A., cioè la Valutazione di Impatto Ambientale.

Ero infatti sul ponte del Mugnone tra Viale Corsica e Viale Redi, con la mia “macchinetta“, che i cittadini mi chiedevano informazioni, ed io spiegavo chiedendo se conoscevano il progetto. Ho potuto constatare che non ne sapevano niente e che gli sembrava assurdo!!

Per adesso non scendo nei particolari, ma vi lascio la documentazione fotografica e prestissimo video.

AndreaTj

flickr_logo_gammav1514.gif Photo Gallery

Dossier dei luoghi dove ancora l’eternit ci avvelena.

Apro qui un piccolo e modesto dossier sui luoghi della città in cui ancora sono presenti strutture e materiali costruiti in eternit che sono estremamente cancerogeni e che però nessuno si preoccupa di eliminare e bonificare.

Prego tutti di volermi segnalare casi simili in città così che poi potremo fare una mappa dei luoghi dove sono presenti siti in eternit e segnalarli alla prefettura per poter fare intervenire le “Istituzioni”.

Il mio lavoro mi porta spesso in giro, e ogni giorno trovo casi particolari, che spesso sfuggono ai più.

Non voglio mettere alla gogna nessuno, sopratutto privati che spesso neanche si immaginano o sottovalutano il pericolo amianto.

Spesso si sente parlare del problema, ma si pensa che sia una cosa da limitare alle grandi aziende, o un problema delle istituzioni che devono intervenire nelle fabbriche ecc. ecc.

Invece l’amianto è diffusissimo e in ogni immobile ne è presente qualche manufatto.

L’eternit è pericoloso sopratutto se a contatto con l’aria. Sbriciolandosi in polvere finissima viene respirato e provoca il Mesotelioma pleurico.

Esempio di lastre ondulate in Eternit.

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Per maggiori informazioni vi rimando alla pagina di Wikipedia.

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Il primo caso che segnalo è in
Via Aretina, zona di Bellariva, Firenze.

Ecco le foto che trovate su Flickr da me pubblicate in formato più grande.

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Credits: AndreaTj , :-)

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Il prossimo 25 Febbraio verrà ufficialmente inaugurato il sito internet di Roberto Saviano, che sarà archivio - in continuo aggiornamento - di testi, articoli, musica e fotografie. E’ possibile iscriversi alla newsletter, inviando una mail vuota con oggetto “ISCRIVIMI” all’indirizzo info at robertosaviano.it. L’invio della newsletter avrà cadenza mensile. I dati non verranno mai divulgati o venduti a terze parti.

credits: LIBERAmente

Vincono i SI nel referendum sulla tramvia, staccando i NO di quasi 4 punti percentuali sulla linea 3 e di quasi 8 punti sulla linea 2.
Trovate i risultati completi sulla Rete Civica del Comune di Firenze
<http://www.comune.firenze.it/elettorale/refe2008/referendum_ID_1.htm>
Considerando la disparità di mezzi dei due schieramenti, un risultato veramente notevole.
Da sottolineare che nel nostro quartiere, ma soprattutto in centro e nel quartiere 2 il divario raggiunge anche i 15 punti percentuali.
Sostanziale pareggio nel quartiere 3, mentre i No vincono solo nel quartiere 4, che però non è interessato dalle linee 2 e 3 ed ha già subito la linea 1 (della serie, che dobbiamo soffrire solo noi…?). Su Controradio molte interviste ai politici con i commenti: Controradio.

Intervista a Antonio Floridia

Intervista a Razzanelli

Intervista a Nocentini Anna PRC
Intervista a Arch.Luciano Ghinoi

Come ho sempre affermato a chi incontravo, dietro la rivolta degli anti-tram a Firenze c’è una insopportazione più profonda nei confronti di questa politica che non cambia mai, anzi peggiora sempre di più.

Ecco a voi una perla:

da L’ESPRESSO (14 febbraio 200 8)

Il tram e la cupola
di Peter Gomez

A Firenze il referendum sulle nuove linee spacca destra e sinistra.
Aprendo il dibattito sulle opere gestite con sistemi finanziari
innovativi. E finite sempre alle stesse aziende.

Come ogni campagna elettorale è stata brutta, sporca e cattiva. E lo è stata fin dall’inizio. Fin dal giorno in cui Mario Razzanelli, 62 anni, imprenditore della moda, occhi azzurrissimi e una tessera dell’Udc in tasca, si è messo in testa di raccogliere 10 mila firme per sottoporre la nuova tramvia di Firenze a referendum. Il Comune l’ha presa male, la città rossa si è spaccata e il centrodestra pure: nonostante le dichiarazioni del portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, che ha definito il tram «un mostro» destinato a oscurare al suo passaggio il Battistero, il Duomo con la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto, tra i big azzurri, o presunti tali, si sono mossi in pochi. Anche loro, come buona parte di quelli del centrosinistra, sono infatti troppo legati al partito dei costruttori e delle banche (che finanziano le imprese), per poter dire una parola.

Solo l’assessore milanese Vittorio Sgarbi ha offerto volentieri il petto alle critiche a mitraglia, accusando il sindaco Leonardo Domenici (che Sgarbi si ostina a chiamare Dominci) di «essere profondamente incolto e modesto» e per questo incapace di capire come «Firenze non sia Atlanta» dove di tram ne circolano a bizzeffe. La risposta di Domenici non si è fatta attendere: prima una piccata lettera inviata alla sua collega milanese Letizia Moratti perché intimasse a Sgarbi di non interferire nelle vicende fiorentine, poi una staffilata degna delle peggiori campagne per le presidenziali Usa: «Sarebbe interessante sapere se Sgarbi ha offerto a Razzanelli il suo contributo in modo gratuito oppure no».

Tra spot, interviste a getto continuo, volantini, denunce e controdenuncie per pubblicità ingannevole, Firenze va così alle urne domenica 17 febbraio. Sulla carta il risultato del referendum consultivo è scontato. Il partito democratico ha esplicato la sua geometrica potenza: lega coop, sezioni, militanti, il candidato premier Walter Veltroni, sono scesi in campo tutti. E persino Legambiente, al contrario della più apolitica Italia Nostra, di dubbi non ne ha. Per lei infatti il tram, che non inquina, è la soluzione e non ha senso battersi contro i mastodonti di 32 metri che un giorno transiteranno in piazza Duomo, quando «in quella stessa piazza oggi passano più di duemila autobus rumorosi e velenosi». Ma in realtà la partita resta aperta anche perché lungo la strada Razzanelli ha trovato alleati apparentemente impensabili: 170 comitati di cittadini, Alberto Asor Rosa e l’ex leader girotondino Francesco Pancho Pardi.

In gioco a Firenze, infatti, non c’è più solo la costruzione delle linee 2 e 3 del tram (la linea 1 è quasi terminata ed entrerà in funzione nel 2009 con un anno di ritardo sul previsto), ma il modello di sviluppo urbanistico e soprattuto finanziario che comincia pericolosamente a scricchiolare. Le indagini della magistratura e della Corte dei conti si stanno moltiplicando: nelle carte della Guardia di finanza e dei carabinieri ricorrono sempre gli stessi nomi di politici, imprenditori, banchieri. I contratti poi appaiono quasi in fotocopia: visto che i fondi sono pochi, da sette anni a questa parte il Comune ricorre spesso al project financing per costruire quel che serve. In teoria si tratta dell’uovo di Colombo: tu scavi un parcheggio o posi i binari (la linea 2 e 3) e per qualche decina d’anni incameri gli incassi. Poi quando l’opera si è ripagata da sola e il privato ha realizzato il suo giusto guadagno, tutto torna ai cittadini. In realtà il sistema a Firenze, almeno sui parcheggi, ha funzionato male e adesso il timore è che la scena si ripeta sui tram. Anche perché il protagonista del nuovo affare è lo stesso. Cooperative rosse a parte, a farla da padrone sulle rotaie è la Baldassini-Tognozzi, un’impresa di costruzioni toscana che oggi fattura 500 milioni di euro l’anno e ha in portafoglio oltre un un miliardo e mezzo di ordini.

Per capire che cosa sta accadendo all’ombra del Battistero conviene dunque partire dalla Baldassini, vero mattatore del mattone toscano, ultimamente alle prese con forti difficoltà d’immagine causate dalla decisione dell’architetto Jean Nouvel, vincitore nel 2002 di un concorso internazionale patrocinato dal Comune per il recupero dell’area dell’ex concessionaria Fiat di via Belfiore, di ritirare la firma da un albergo che l’azienda sta tuttora costruendo. La Baldassini fa capo a Riccardo Fusi, uno dei protagonisti sul finire degli anni ‘80 del cosiddetto Piano Casa varato dal Comune poco prima dell’esplodere di Tangentopoli. A quell’epoca Fusi era solo il patron dell’azienda di famiglia e nel 1992 era finito pure in manette con un bel gruppo di politici locali di area dc e il suo consulente finanziario, un professionista di Prato, fratello dell’attuale leader di Forza Italia in Toscana, il banchiere Dennis Verdini.

Allora l’indagine si concluse con una completa assoluzione di tutti gli imputati, ma da quella sfortunata disavventura giudiziaria Fusi ne uscì come rafforzato. Con amici a destra (attraverso i Verdini) e a sinistra. Nel 2000 la sua impresa, diventata prima Baldassini, poi Baldassini e Tognozzi e infine Baldassini-Tognozzi-Pontello, capisce che il futuro sta nel project financing e si fa di nuovo avanti con il Comune di Firenze. La proposta, accettata, è quella di realizzare grazie alla finanza di progetto quattro posteggi e varie opere urbane, tra cui un parco pubblico, degli spazi commerciali e un lungo viale interrato. Nasce Firenze Mobilità, una società cui adesso partecipano, oltre alla Baldassini, la Firenze Parcheggi (a maggioranza pubblica), la Camera di commercio e altri soci. Il meccanismo però ben presto s’inceppa. Il Comune, con il benestare del sovrintendente Domenico Valentino, futuro candidato sindaco per Forza Italia ora incredibilmente passato nei Verdi, dice sì a un parcheggio davanti alle mura della Fortezza da Basso. E lo fa sebbene il progetto preveda pure un piano fuori terra in cui ospitare negozi.

Il risultato sono le proteste popolari. Tutti infatti si rendono subito conto di come i negozi finiscano per oscurare le mura cinquecentesche del Sangallo. Il resto dei problemi arrivano dagli scavi. A pochi metri di profondità salta fuori la falda acquifera. Dei tre piani sotterranei previsti ne vengono realizzati solo due. Così Firenze Mobilità chiede un risarcimento, il project financing viene modificato (spariscono il parco pubblico e un sottopasso) e il Comune mette mano al portafoglio: in totale la bolletta imprevista è di 10 milioni e 200 mila euro.

Cose che succedono, si dirà. Mica tanto, perché in parallelo alla vicenda della Fortezza devono essere lette anche le storie degli altri parcheggi di Firenze Mobilità. I due realizzati in project, probabilmente perché localizzati male, restano sempre semivuoti, mentre un terzo, quello di piazza Ghiberti, questa volta vinto dalla Baldassini con regolare gara d’appalto, è costato a un influente tecnico del Comune, Annibale Todaro, e a Luigi Di Rienzo, l’ex amministratore delegato di Firenze Parcheggi di nomina politica, un rinvio a giudizio per truffa aggravata e abuso di ufficio. Anche a piazza Ghiberti vennero realizzati dei posti auto in meno: per la precisione due piani, invece che i quattro previsti, perché era troppo difficile scavare la roccia. Ma,nonostante il dimezzamento dell’opera, la Firenze parcheggi non dimezzò il compenso che spettava alla Baldassini: all’impresa vennero così versati 10 milioni di euro, la somma prevista per scavare quattro piani. Per il pm è stata truffa anche ai danni del Comune. Ma finora, al contrario dei nuovi amministratori di Firenze Parcheggi, la giunta non si è costituita parte civile. Eppure il processo è destinato a riservare molte sorprese: in aula si discuterà molto del ruolo degli uomini della Baldassini (nessuno dei quali è imputato, sebbene sia stata l’azienda di costruzioni a beneficiare dei 5 milioni versati in più), e anche del contenuto di una consulenza tecnica del pm, in cui il perito parla esplicitamente di «un contesto che potrebbe rivelarsi inquietante di possibili collusioni tra pubblici amministratori, amministratori di società e soggetti facenti capo all’impresa aggiudicataria dei lavori». In altre parole, l’accusa ha la sensazione che a Firenze esista una sorta di cupola che si spartisce quasi legalmente i lavori, ma per ora non lo può dimostrare. Se le cose stanno così ecco perché tra fiorentini l’inquietudine aumenta, e il risultato del referendum non è da tutti considerato segnato. In questi giorni oltretutto il vicesindaco Giuseppe Matulli si trova costretto ad assicurare che il contratto per la gestione della linea 1 siglato con il raggruppamento d’imprese Tram, guidato dal colosso francese Rapt, ma di cui fanno parte anche la Baldassini (13 per cento) e le coop, verrà rivisto. Così come è stato oggi strutturato appare infatti capestro: prevede che a partire dallo scorso gennaio Palazzo Vecchio versi ai gestori 750 mila euro al mese, anche se i tram, a causa dei ritardi nei lavori, si metteranno a viaggiare solo nel 2009. Per quanto riguarda invece le altre due linee, sottoposte a referendum, si continuerà a procedere con il solito project financing, con la Baldassini impegnata sulla linea 2 e le coop del consorzio Etruria sulla 3.

Il clima di veleni e di sospetti dunque si chiarirà, con tutta probabilità, solo dopo le prossime elezioni amministrative del 2009, prima del quale Firenze deve approvare il Piano Strutturale (il vecchio piano regolatore oggi in fase avanzatissima). Poi verranno decise anche le sorti della grande area dell’ex Manifattura tabacchi, di cui sono proprietari al 50 per cento la Baldassini, Salvatore Ligresti e il consorzio Etruria, e quella del Castello, dove Ligresti è l’unico padrone. I lavori nella zona dell’ex Leopolda, dietro Porta al Prato, dove nel 2011 sorgerà il nuovo teatro comunale, nel 2009 saranno invece già iniziati. A fine dicembre il comitato dei ministri per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, coordinato da Rutelli, ha scelto il progetto per il Parco della musica, il nuovo auditorium per il Maggio fiorentino. Hanno vinto l’architetto Paolo Desideri e due imprese della capitale. Nella corsa, tutta giocata a Roma, la toscana Baldassini-Tognozzi con l’elaborato di Arata Isozaki si è classificata terza. Ma quella era una gara, non un project financing.

Ringraziando Lazza’s Blog che ha rimbalzato la notizia, a mia volta continuo l’eco mediatico cercando di sfruttare e utilizzare al meglio la rete , aumentando il feedback delle iniziative e delle idee valide.
L’argomento è di interesse notevolissimo, molti penseranno che si parli di concetti specifici e troppo tencici, ma il web ed i media sono in forte evoluzione, e si stanno concetrando le funzioni delle varie branchie dei media e della tecnologia.

Credo quindi che si debba avere sempre un orecchio aperto e molto attento a tutto ciò sopratutto nel nostro paese.

Lo sviluppo della rete e la libertà che ci permette di comunicare credo sia l’unica salvezza dal degrado economico, politico e morale del nostro paese.

Dunque:

l’intervista a Michael Shiloh, il mediatore tra la comunità ed Openmoko.

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Un ruolo affascinante per una persona interessante.Oltre che informatico è anche insegnante.

Nell’intervista Michael Shiloh parla del suo ruolo in Openmoko, openmoko_logo.png, delle modifiche che si prevedono di fare all’hardware del Neo1973 evoluto in Freerunner, dei cellulari computer ibridi del futuro; di cosa ne pensa di Android di Google e di un sacco di altre cose molto coinvolgenti.

Ve la traduco tramite Google Translate, [Conoscendo i miei polli italiani, un pò troppo pigri!! )], ma potete cercare di fare da voi andando alla pagina originale in inglese. Di sicuro è una lettura consigliata.

Intervista con Michael Shiloh, di OpenMoko

SCALE: Gareth Greenaway, SCALE Community Relations Chair & Orv Beach, SCALE PR Chair.
Michael: Michael Shiloh, OpenMoko.
SCALE: Michael, il ruolo che si gioca nel OpenMoko Comunità per lo sviluppo dell’Africa?
Michael: Sono l’avvocato per la comunità in seno alla società, e l’avvocato per la società all’interno della comunità. È un po ‘difficile da descrivere, ma io cerco di assicurarsi che le informazioni, le domande, i problemi di flusso e il più liberamente possibile tra i due.

SCALE: Come siete coinvolti con lo sviluppo di software e la OpenMoko lo sviluppo di hardware che esegue il software?

Michael: Io indossare una serie di cappelli. Uno è quello di sviluppare applicazioni di esempio e di dimostrazione codice, sia pura progetti software, ma anche progetti che coinvolgono add-on hardware. Dal momento che l’apertura del OpenMoko si estende al di là del software (ad esempio, la disponibilità di pastiglie di espansione sul PCB), vogliamo mostrare ai cittadini come possono estendere l’hardware. Inoltre, il fatto che la porta USB è sia periferica e di accoglienza significa che i dispositivi USB esterni può essere facilmente collegato. Credo che questo sarà un prezioso modo di prototipo nuovo hardware.

SCALE: È veramente una buona funzionalità, il dispositivo basato su host e porta USB… questo è enorme. Non ci sono molte persone che stanno facendo.

Michael: Yeah, che è stata in realtà la sola funzione che catturò la mia attenzione, quando ho sentito parlare del progetto, e mi ha fatto esaminare ulteriormente. of course I loved what I saw.

SCALE: Quante persone contribuire al software? Come circa sul lato hardware?

Michael: Penso che la società è di circa 40 persone (io non sono davvero sicuro). In termini di sviluppatori, anche noi contratto con alcune persone, come ad esempio OpenedHand.

SCALE: che cosa dire è l’obiettivo finale del progetto OpenMoko? Dove si vede che in futuro?

Michael: l’obiettivo finale: penso FIC (e ora OpenMoko) voleva un salto storico nel corso dei prossimi due anni, e di creare le periferiche di un po ‘in futuro: la cosiddetta onnipresente computer. Il problema è, in realtà nessuno sa che cosa sono e che cosa fare, e quello che sarà l’hardware necessario. Così Sean figurati che il modo di velocità che fino verrebbe a creare un progetto che consentirebbe la comunità open source a partecipare, dal momento che sono incredibilmente creativi e fantasiosi, e di risorse. Hanno inoltre provenire da varie provenienze e quindi in grado di vedere al di là “È solo un nuovo cellulare”. Più importante, Sean ha creato una struttura che ha permesso per un rapido riscontro positivo da parte della comunità, in modo che possiamo costruire l’hardware che supporta le applicazioni della comunità voluto sviluppare. Sono applicazioni non sono limitati a ciò che può supportare hardware esistente.

SCALE: perdono la nostra ignoranza .. ma che è Sean?

Michael: Sean Moss-Pultz avviato il progetto entro OpenMoko FIC, e ora è il CEO della nuova società OpenMoko, che FIC sponsor di portare avanti questo progetto

SCALE: Quali sono le tue impressioni su Google Android progetto? )

Michael: Purtroppo io non sono un esperto in quel problema, ma ovviamente abbiamo pensato e parlato di molto. Il punto principale è che, in qualche modo, il software di Android obiettivo può esistere in cima alla OpenMoko distribuzione, e che Android sviluppo può avvenire insieme con OpenMoko.

SCALE: E ‘bene sapere. E ‘un bene che la gente non avrà a scegliere uno sopra l’altra.

Michael: Sì. In questo modo siamo in grado di coesistere.

SCALE: Qual è lo stato dei Neo 1973? Rimarranno la base per lo sviluppo OpenMoko o ci saranno altri modelli da FIC?

Michael: Siamo ancora in vendita il Neo 1973, ma è quasi esaurito. L’ordine del giorno è il modello Neo FreeRunner. We are nearing production. Ci avviciniamo alla produzione. Stiamo testando alcuni prototipi che sono venuti fuori dalla fabbrica, e stiamo verificando tutti i vari moduli hardware. Nota che si dice pronto al consumo-hardware, ricordare che, mentre l’hardware sarà finale, ma il consumatore di software non saranno pronti subito. Il nostro obiettivo è quello di ottenere l’hardware nelle mani della nostra comunità il più rapidamente possibile, in modo da poter iniziare la sperimentazione e lo sviluppo di tutte le brillanti idee che hanno. Il Neo FreeRunner sembra molto simile al precedente modello, il Neo 1973, con alcune aggiunte: abbiamo aggiunto WiFi, un processore più veloce, più memoria, un acceleratore grafico 2D/3D, e una coppia di accelerometri. L’obiettivo della nostra ampia sperimentazione, prima di andare in produzione di massa, è quello di verificare l’hardware in modo che non saranno necessarie modifiche.

SCALE: Pensi che il FreeRunner saranno disponibili entro la metà anno?

Michael: Sì.

SCALE: Che cosa ti piace e come la maggior parte almeno su lavorare con software open source?

Michael: Gran questione. Quello che mi piace di più: io sono costantemente e continuamente stupito la creatività e la fantasia della comunità OS. Non solo creare bellissimi progetti, ma non mi ispira, e ho il sospetto altri, a partecipare. Che cosa mi piace meno: questo è difficile. Forse ho a pensare che, per un po ‘. Nulla viene in mente subito -)

SCALE: Niente di male che risposta )

SCALE: Qual è la cosa HARDEST lavorando sul progetto OpenMoko?

Michael: Gran questione. Come ho detto all’inizio, il mio ruolo è quello di essere un sostenitore bi-direzionale. Il progetto è stato OpenMoko fondata sul principio della trasparenza, e ci sforziamo di base di tutto il nostro lavoro su questa filosofia. Così, diciamo la nostra comunità il più possibile su ciò che sta succedendo. Per esempio, gran parte della discussione di testare il nuovo hardware (Neo FreeRunner) si svolge sulla nostra mailing list del kernel, che è pubblico. Chiunque può leggere sulle nostre lotte e successi, nel verificare l’hardware.On altro canto, ci sono vari aspetti del mondo degli affari che hanno bisogno di essere privato. In mezzo c’è una vasta zona grigia, e, a volte, è difficile dire cosa veramente bisogno di essere privati, e ciò che è stato privato, in passato, ma non vi è alcuna ragione per farlo ora.

SCALE: Opensource; chiuso business“; Questo deve essere difficile da gestire.

Michael: Sì, questo è un argomento di conversazione in corso in seno alla società. Un certo numero di volte che abbiamo cominciato a parlare di qualcosa su una mailing list interna, e poi qualcuno ha fatto presente che la discussione deve essere spostata in un altro elenco. Un’ultima cosa: recentemente abbiamo reso il file CAD per la plastica caso del Neo 1973 disponibili. Ciò significa che chiunque, con gli opportuni strumenti in grado di modificare il caso per le proprie esigenze, ad esempio l’aggiunta di capacità di espansione, o semplicemente rendendolo una forma diversa.

SCALE: Carino. Nel caso di specie, che sarà sul nuovo FreeRunner?

Michael: Ci sono alcuni cambiamenti interni sulla FreeRunner. Non sono sicuro di tutti i dettagli.

SCALE: Quali altri progetti open source sono più entusiasti di lei, oltre OpenMoko?

Michael: Il mio background è hardware di ingegneria, e io sono un operatore radio amatoriale (nominativo KA6RCQ). Quindi sono molto interessati a software defined radio, come gnuradio. Ritengo inoltre ci sono alcune interessanti possibilità per combinare tale hardware con OpenMoko.

SCALE: Michael, dicci un po ‘di te; alcune informazioni personali.

Michael: Sono stato uno hardware tinkerer hacker e fin dalla più tenera età. Sono cresciuto ad esempio smontando le cose. Quando ho ottenuto al college, ho studiato ingegneria elettrica, ma poi ha scoperto computer science. Questo è stato a Berkeley, alla fine degli anni’70, per cui sono cresciuto con Unix. Mi sono laureato con una EECS grado, e la mia carriera (e hobby) è stato di hardware e software, dove si intersecano

SCALE: Come avete fatto per venire coinvolti con il software Open Source?

Michael: ho scoperto Linux quando volevo lavorare da casa, e aveva bisogno di un modo per impostare un server X. MACH ho usato in un precedente lavoro, e poi qualcuno suggerì di Linux.

SCALE: Quanti anni hai? Sposato / single? Bambini? Altri hobby? Altri interessi?

Michael: Sono 52, sposato, ma sempre unico. Ho due figlie cresciute passo, e un vecchio 13 anni, che ha cresciuto con Linux. Ho la passione per l’arte della macchina. Qui nella San Francisco Bay Area abbiamo la fortuna di avere una comunità molto forte che fa questo. Ho lavorato con SRL (Survival Research Labs), per circa 17 anni, e sono coinvolti in vari altri legati al gruppo che roba. Naturalmente, c’è una enorme quantità di elettronica coinvolti, e spesso anche microcontrollori e computer, quindi è un altro aspetto del mio lavoro e il mio hobby altri.

SCALE: Macchina arte“?

Michael: C’è informazioni su macchina Arte qui: Survival_Research_Labs. Anche se vedo che chiamiamo “industriale arti dello spettacolo”. Che funziona anche per me, ma mi piace installazioni, in modo “performing” è un po ‘limitante.

SCALE:Michael, si sente di fare commenti di qualsiasi altro prima di avvolgere questo? Nulla?

Michael: Penso che la comunità ha un ruolo cruciale per il successo di questo progetto, e ho la fortuna di essere in grado di aiutarti con questo. Non vedo l’ora di SCALE, perché questi sono il tipo di persone che vogliamo coinvolti nel progetto, e non vedo l’ora di riunione.

SCALE: Grazie per aver trovato il tempo di parlare con noi!

Crediti

This photo is licensed under a Creative Commons license. If you use this photo, please list the photo credit as “Scott Beale / Laughing Squid” and link the credit to laughingsquid.com.

di Mauro Artibani

pubblicato dal blog: NewBrainFrames.orgprofessional consumer

Riceviamo una lettera aperta di un consumatore di professione che ha creato un blog: il lavoro diventa consumare ed allora bisogna avere le competenze necessarie per far carriera nel consumo.

Encomiabili Colleghi Consumatori,

Sono un individuo sano, di media statura; maschio adulto di razza bianca, che ostenta, il grigio della rada chioma. Provo diletto nell’esercizio del consumare, ancor più quando mi aggiro nel mondo delle merci con fare professionale.
Faccio questo perché sento necessario mettere in campo il presidio del mestiere per dare un sostegno operativo alla mia condizione benestante.
Lo faccio pure per sottrarre i miei comportamenti alla routine del compracompra , che rischia di avvizzire il “me”.

Amo uscire di casa per fare affari nel fare shopping: questo mi delizia. Così acchiappo tre piccioni con una fava: risparmio, guadagno e inoculo ricostituente per la mia mente. Un Mestiere, quindi, fatto di passione, competenza e un po’ di gaudio: non è difficile.
Il gaudio sta già nel DNA del consumatore; la passione si compra ad ettolitri, magari da quegli individui prolifici che reclamano capacità di ruolo nel farsi genitori. La competenza invece, acquisita con passione studiando e ristudiando, la vende il geometra come credito di esercizio.

Eccomi fatto professionista del consumo; puro distillato della abnegante passione genitoriale; della sagace competenza del signor Rossi, stimato agrimensore; corroborato dal gaudio, magari solo un pizzico.
E vai col tango, allora, nella balera del Mercato,, dove tutti insieme si balla sulle note di “una vita spesa a fare la spesa”
avvinti dall’afflato poetico del testo.

Tutt’affatto prosaico invece l’atteggiamento che si lascia intravedere: una vera e propria MISSIONE. Quest’appannaggio simil-spirituale viene conclamato dalle virtù dei gesti quotidiani di consumo: abnegazione, costanza, sacrificio,, speranza. Questi i tratti dell’incedere coreutico per l’individuo consumatore; questi i rituali incombenti di una “religione laica”. Qui sembra trovare espressione l’estasi del benessere. Proprio qui si mostra una patente fragilità.

C’è in giro un cronico eccesso di offerta, a questa deve fare il paio l’eccesso di domanda : consumo nutrito dalla manna del debito, ingrassato dall’abiura al risparmio. L’ alchemico equilibrio parrebbe scorgersi infatti nel manifestarsi di forme di prodigalità estenuata fuori dalle logiche economico-industrial-produttive, espressione propria di una teleologia del consumo. Se così fosse la miopia mostrerebbe i caratteri dell’evidenza.

Pur mettendo la sordina alle perigliose elucubrazioni attorno alla liceità di simili atti di governo dell’economia, non appare convincente, in un mondo secolarizzato, laicizzato, ancor più affetto da congenito relativismo, l’affidare il già precario equilibrio del sistema a pratiche che sembrano mostrare echo mistiche: non ci “crede” più nessuno!

Per eliminare ogni possibile azzardo si rende allora indispensabile disporre, con apposito atto deliberativo, una cogente quandanche omeopatica risoluzione: rompere le escatologie del consumo. Anzi, si deve fare di più:bisogna condurre noi le danze, farci Musici, comporre sinfonie potenti, giocose; espressioni della forza del nostro ruolo acciocché ognuno possa, sedotto da Tersicore, sgambettare su quella pista: allegro ma non troppo.
Ci aspetta un duro lavoro.

Dobbiamo, con la prerogativa delle nostre azioni, farci costruttori di una nuova egemonia. Rendere cosi’ spendibile un rutilante paradigma : Consumo ? Lavoro! Questo il modo per fornire continuità al sistema rimuovendo le aporie che lo sfiancano; per cacciare, il sistema della produzione fuori dal cul de sac dell’eccesso. Non è facile, non possiamo sottrarci però. Questo ruolo incombe su di noi. Ruolo pesante, ingrato. Altro che edonismo.

Costretti dal nostro impegno civile, si rende necessario riacquisire il controllo delle pulsioni emotive, recuperare lucidi gesti di ragione; farci consumernauti in uno spazio tutto da esplorare. Bisogna cercare, trovare, mettere a frutto il Valore Aggiunto della nostra pratica di consumo.
Fatti laici, pragmatici, fors’anche opportunisti, in un bilico spudorato tra vizi e virtù, alè……a caccia di occasioni dentro quello scibile multicolore.
C’è tutto dentro, dalla A di Avarizia alla Z di Zuzzurellone. Alla D c’è Desiderio, sottoporlo a regime è un obbligo; alla F Fedeltà, se ben gestita, rappresenta una grossa opportunità per farci guadagnare; alla I si trovano Informazione e Identità, se controlliamo la prima possiamo modificare a piacimento la seconda. Per farlo occorre Ironia ma questa la si trova da presso. Poi c’è la M di Mercato, il luogo dove esporre la nostra mercanzia ed ancora, alla R c’è Responsabilità e questa dobbiamo acquisirla per intero così come il Sapere per farci Selettivi che troviamo alla esse. Ancor più giù nella T, toh…: Temperanza, educarci ad un simile precetto può risultare conveniente.

Insomma: c’è molto da fare, bisogna vigilare; ci sono atteggiamenti che vanno misurati; condizioni che devono essere contrattate; alleanze da conquistar, crediti da reclamare. Solo così attrezzati potremo mostrare i muscoli. Solo così, finalmente ottenere ristoro.

Diamoci da fare.

professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

Pubblico qui delle foto del cantiere della tramvia, solo per sensibilizzare sul problema insonorizzazione.

Alcuni giorni fà un amico mi disse che l’insonorizzazione del progetto tramvia è fittizzia e fatta con materiali non idonei.

Pubblico qui le foto che ho messo su flickr_logo_gammav1514.gif:

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Il degrado della città non si può misurare solo dall’indice di povertà e di disagi che certa classe sociale può portare alla città ed al contesto urbano, come tanti esperti affermano.

Il degrado delle città è responsabilità per parte principale dei nostri politici .

Oggi la politica infatti in ogni ambito è la prima che non rispetta le leggi, le regole, neppure quelle etico-morali fino a scendere a quelle del decoro urbano.

Voler mandare un messaggio forte e sicuri di farlo vedere a tutti è cosa sacrosanta e consentita, ma invadere ogni spazio libero per affiggere manifesti politici è cosa che ricorda atteggiamenti del ventennio.

Ecco cosa è successo in questi giorni a Firenze:

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-
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Continuando nelle ricerche ecco quà da un articolo de “L’Espresso”.

buona lettura…

Andrea tj

___________________________

 

Prova statistica

Di nuclei familiari pullulano anche gli atenei siciliani, ma parentopoli non è solo una questione meridionale. Un professore di economia agraria, emigrato in California dopo avere tentato invano di vincere una cattedra in patria, si è tolto il gusto di una vendetta da Edmond Dantès. Usando la scienza: Quintino Paris con una lunga analisi statistica ha dimostrato come le nomine dei commissari fossero anomale. Il suo esposto è diventato la mappa con cui gli investigatori di Firenze si sono mossi negli atenei. Trovare la rotta è facile: basta seguire i cognomi. Così Nicola Marinelli, figlio del rettore, vince il concorso per un posto da esperto di economia agraria nella facoltà di medicina. Economia agraria a medicina? Che c’azzecca? Per il preside Gianfranco Sensini “è una scelta dettata da necessità di interdisciplinarietà”. E quando Sensini è stato poi accusato dai pm di Bari per un altro concorso, il rettore-padre gli ha rinnovato “piena stima”. Quanto all’indagine penale, il preside ha detto di essere tranquillo: “Mi metto a disposizione della magistratura”. E l’inchiesta sulla ’cupola di economia agraria’? Di stirpe in stirpe, si è imbattuta in Mario Prestamburgo, ex sottosegretario del governo Dini: lui è ordinario a Trieste, la figlia non lontano. Le Fiamme Gialle hanno sostenuto che si muovesse assieme a una vera e propria corte, con due vassalli più fidati e altri tre collaboratori: insomma, un vero barone. Una ricostruzione negata dall’ex parlamentare, che ha querelato gli accusatori.

Il magnifico dei magnifici

La Toscana è terra di proteste dure. E di tradizioni familiari. Martedì 16 con un gesto clamoroso il rettore Marinelli ha annullato l’inaugurazione dell’anno accademico contro i tagli del governo. Ai tempi della Moratti a guidare la rivolta c’era il suo collega di Siena. Anche lui con un figliolo in ateneo. Una vicenda che Piero Tosi, presidente dei rettori italiani, ha pagato a caro prezzo: un anno fa il gip lo ha sospeso dall’incarico. Scrive il giudice Francesco Bagnai: “Mentre Tosi doveva decidere se rispettare una legge dello Stato oppure violarla e contribuire così con un atto illegittimo a nominare il professor Caporossi a un importante incarico, quest’ultimo intanto si adoperava affinché il figlio del rettore salisse in cattedra”. E quando la grana rischia di scoppiare, si muove pure il direttore amministrativo dell’ateneo senese, “non tanto per convincere l’altro candidato a non presentarsi al concorso a cui partecipava Gian Marco Tosi, quanto piùttosto per spingerlo a non presentare denunce”. Ovviamente, oltre alle cattedre anche i panni sporchi devono restare in famiglia. E i meriti? Sono un’opinione. Che può venire travolta dal volere della ’cupola’ anche nelle gare per i centri d’eccellenza, come quella del Sant’Anna di Pisa. Commentava il solito primario Rizzon: “Qua è dura l’aria, perché noi stiamo bocciando il candidato loro che è il meglio…“. Lo stesso docente che magnificava la sua capacità di selezione mirata: “Fare giudizi in modo tale da fregarne tutti tranne uno o due non è facile. Io però ne sto uscendo fuori con una bella lingua italiana. Mi sto divertendo…”.

Fonte: “L’Espresso” del 18.01.2007

Cercando su Internet finalmente ho trovato un prima conferma di voci che circolano segrete e non ribattute dai media fiorentini.

Augusto Marinelli accusato di nepotismo per aver “sistemato” il figlio Nicola?

Come mai i giornali e le televisioni non parlano di questo gravissimo fatto?

Posto che siamo garantisti e che uno è innocente fino alla condanna definitiva, mi sembra doveroso informare i cittadini di queste notizie piuttosto che riempirci di sciocchezze sul processo di Cogne piuttosto che di Garlasco , con tutto il rispetto alle famiglie coinvolte.

Andrea Tj

Ecco quà:

“..la Patanè ha scritto nel numero di gennaio sul giornale on line (www.ateneopalermitano.it) di cui è responsabile (ha il tesserino verde dei giornalisti pubblicisti) che due professori palermitani, SALVATORE TUDISCA, preside della facoltà di Agraria, e ANTONIO BACARELLA, ordinario di Economia agroalimentare della stessa facoltà, erano indagati a Firenze per associazione a delinquere e abuso di ufficio. I magistrati, è scritto sul sito, li accusano di aver “pilotato concorsi per l’assegnazione di incarichi di insegnamento universitario. Per i professori in questione è relativa all’accusa di aver favorito la vittoria a un posto di ricercatore di Economia agraria del dottor Nicola Marinelli, figlio del rettore dell’Ateneo fiorentino. Domanda lecita: ma una dipendente dell’Università può scrivere sull’università? Certo che sì. Può scrivere, eccome se può. Alla Patanè piace scrivere di Università. E l’Università non l’accusa, a leggere la smilza raccomandata dell’8 marzo scorso (prot. 4822) di aver divulgato segreti d’ufficio, non le contesta di utilizzare impropriamente la sede pubblica per attivare e sostenere interessi privati. No, stende questo rimprovero: l’articolo in questione è diffamatorio. A cui fa seguire la seguente improvvisa ma definitiva deduzione: “l’attività svolta dalla S. V. si ritiene incompatibile con lo status di pubblico dipendente”.

fonte: imgpress.it

Sta crescendo l’onda del malcontento che nelle università italiane travolge professori e studenti, impotenti di fronte a sfacciati e frequenti casi di nepotismo che vedono gli atenei gestiti come feudi privati.

Alla Sapienza di Roma il clamore sollevato dalla mancata visita del Papa ha per un po’ coperto la notizia dell’iscrizione del rettore Guarini nel registro degli indagati con l’accusa di abuso d’ufficio. Si indaga su un presunto scambio di favori tra il rettore e Leonardo di Paola, docente di Estimo e presidente della società che si è aggiudicata i lavori per la realizzazione dei parcheggi all’università. Ma Di Paola è anche il presidente della commissione che ha promosso la figlia del rettore, Maria Rosaria Guarini, a ricercatrice in Estimo.

da Repubblica:

<La Finanza, un maggiore e sei sottufficiali hanno invaso gli uffici Affari Generali, Personale e Patrimonio. Per otto ore hanno spulciato atti e acquisito la documentazione del parcheggio interrato che dovrà liberare dalle auto la città degli studi. L´opera, avviata a marzo, costa 8,8 milioni. Commissionata dalla Sapienza, è stata appaltata dal provveditorato per i Lavori pubblici e poi affidata alla Cpc, Compagnia progettazione e costruzioni il cui presidente è l´architetto Leonardo di Paola, docente di Estimo. Suo figlio Marco, amministratore delegato della spa, già presidente dei giovani costruttori Ance, alla Sapienza è professore a contratto ad Architettura.

Andrea Tj

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foto: Maria Rosa Guarini

link utili sulla notizia:

da Studenti.it

da Repubblica

da Panorama

Ricevo e pubblico volentieri.


Qua in Toscana hanno fatto un Osservatorio, ma è cosa ben diversa da
quello piemontese: quello della val di Susa deve stabilire se è utile
costruire, quello nostro deve solo monitorare che non nascano problemi
ambientali. Siccome il progetto del tunnel è volutamente vago ci saranno
tante prescrizioni da fare: alla ditta costruttrice non pare il vero,
sono tutti costi che aumentano e fuori da ogni controllo o gara.
A volte mi domando dove viviamo e come sono possibili simili follie. O
forse sono io completamente pazzo.

************

I conti sconosciuti della Valle di Susa
Sulla linea storica c’è posto per duecento treni quando ne passano
settanta. Le merci potrebbero triplicare, ma tendono a ridursi. Questi i
rilievi dell’Osservatorio che dovrebbe decidere della fattibilità della
nuova Tav. Intervista ad Angelo Tartaglia

(il manifesto, 16 dicembre 2007)

Guglielmo Ragozzino

Angelo Tartaglia insegna fisica al Politecnico di Torino ed è l’esperto
che rappresenta la Bassa Valle di Susa nell’Osservatorio, presieduto da
Mario Virano, e incaricato dal governo di rifare i calcoli sull’alta
velocità tra Lione e Torino. Gli abbiamo chiesto se, nel silenzio
generale, l’Osservatorio avesse stabilito l’inutilità della linea.
Questa la risposta. «La linea non è assolutamente urgente, per dirla in
termini che tengano conto delle posizioni di tutto l’Osservatorio. La
linea esistente è assai sotto utilizzata. Inoltre se si vogliono
conseguire risultati positivi nel trasferire le merci dalla strada alla
ferrovia, la prima cosa da fare non è un tunnel sotto le Alpi ma una
serie di politiche finora inesistenti. Poi, verificata l’efficacia delle
politiche, si può pensare a interventi infrastrutturali. La linea
esistente, con le tendenze in atto e prevedibili, basta ben oltre il 2030».

E quindi….

Quindi c’è tutto il tempo; se l’effetto delle politiche fa crescere il
traffico ferroviario, allora si interverrà. Poi ci sono i numeri, altro
ancora… Ma il succo è: tutta l’informazione sui lavori
dell’Osservatorio,diffusa attraverso i canali al pubblico, fuori dalla
Valle di Susa, è, come minimo, fortemente inesatta. Il messaggio
veicolato è, invariabilmente: stanno discutendo, stanno mettendosi
d’accordo. Ed è sottinteso: per fare la nuova linea. L’unico problema
sarebbe di capire come è fatta e dove passa. In realtà le conclusioni
dell’Osservatorio hanno messo in dubbio il senso di fare la nuova linea,
in un futuro che vale per parecchi anni. Questa è la sostanza. E’ chiaro
che una parte degli interlocutori politici, gioca con l’Osservatorio. E
afferma: si sta parlando; però lascia come inamovibile che si debba fare
quest’opera grande e costosissima. Invece le conclusioni
dell’Osservatorio, il lavoro in corso, dimostrano che la linea non
andrebbe fatta, tenendo conto del buon impiego delle risorse.

Ma all’osservatorio si discute?

L’Osservatorio non è un organo decisionale. Quindi non votiamo, non
dobbiamo assumere decisioni o altro. A rigore non ci pronunciamo nemmeno
sul fatto se una cosa debba essere fatta o non fatta. Noi valutiamo o
abbiamo valutato, in questo anno, la fondatezza delle ipotesi alla base
dell’eventuale decisione di fare questa linea. E l’analisi condivisa,
scritta nei quaderni… è univoca.

Condivisa… univoca…

I numeri sono oggettivi. Pur se in alcuni casi siamo stati assai
condiscendenti per i numeri dell’altra parte, i numeri condivisi
affermano che in concreto, al valico, passa una settantina di treni al
giorno. Abbiamo convenuto con gli altri soggetti al tavolo, in
particolare con la Rete ferroviaria italiana, Rfi, che sulla linea ne
potrebbero passare 226. Rfi accampa una serie di problemi riguardanti la
manutenzione e altro. Così i treni scenderebbero a 196. Noi diciamo che
potrebbero passarne di più, ma restiamo a quello che dice Rfi: 196. Oggi
ne passano 70 e quindi c’è un ampio margine. Inoltre il traffico sulla
linea è in calo da anni, dal 1997. Anche questi sono dati oggettivi. C’è
una tendenza al calo del traffico ferroviario. In termini di tonnellate,
secondo le stime molto prudenziali di Rfi, il quantitativo è meno di un
terzo di quello che potrebbe passare. Secondo stime più credibili che
abbiamo cercato di fare noi, potrebbero passare cinque volte più merci
che non oggi. Così, chi sostiene una nuova linea, dirà: sì è vero… ma
bisogna farla lo stesso , per motivi… non so quali. Noi diciamo: non
ha senso farla, poiché non abbiamo sfruttato le potenzialità del
collegamento attuale; inoltre cosa avverrà in futuro? Se la tendenza
continua, il problema non è di aprire una nuova linea , ma di chiudere
quella che esiste.

Tanto per fare l’avvocato del diavolo, non c’è il problema di
velocizzare il traffico passeggeri ?

Sostanzialmente direi di no. Il messaggio al grande pubblico è quello
della ferrovia veloce, essenzialmente per passeggeri. Chi conosce
vagamente il problema, fuori dal Piemonte ma anche fuori dalla valle di
Susa, continua a pensare al traffico passeggeri. Al tavolo
dell’Osservatorio, dove abbiamo ascoltato tecnici e politici e
responsabili dell’Unione europea, nessuno ha prospettato un collegamento
veloce per i passeggeri, perché i passeggeri, letteralmente, non
esistono. Se i passeggeri sono solo qualche centinaio al giorno, tra
Torino e Lione o Parigi, un’opera specifica per essi è un non senso.

Costa molto un passeggero…

E’ come per il Teatro lirico. Lo stato lo sovvenziona per permettere a
qualcuno di goderne, ma non ha molto senso, quando sussistono i problemi
dei pendolari che conosciamo. Il problema al nostro tavolo, ben noto da
anni a tutti i decisori, riguarda le merci. Non quello di velocizzarle,
ma di consegnarle in tempo e bene. In caso di ritardo, un operatore
rischia di brutto. Allora preferisce rivolgersi ai camion, dove i vari
padroncini, anche perché sono presi per il collo, fanno qualunque cosa
pure di arrivare nei tempi pattuiti. Oggi la ferrovia non è appetibile
per le merci, perché è inefficiente. Con provvedimenti che servano a
migliorare la qualità del servizio in ferrovia, e magari anche a
scoraggiare quello su strada, i risultati arrivano. In Svizzera, avendo
deciso di potenziare i tunnel, hanno cominciato con una politica che
penalizzava l’attraversamento del territorio via strada e offriva un
buon servizio ferroviario. Risultato, il traffico ferroviario in
Svizzera è cresciuto ben prima che entrassero in funzione i nuovi
tunnel, tanto più solo uno è stato aperto e parzialmente.

Che reazione vi è stata tra gli amministratori piemontesi?..

Fuori della valle, intende? Fuori l’impatto è nullo, perché manca
l’informazione. Questo è il dramma. Gli amministratori informati sono
quelli dei comuni intorno a Torino, potenzialmente coinvolti in opere di
qualche genere: la nuova linea, l’adeguamento di quella vecchia ….
Questi, sia pur fuori dalla valle, hanno l’informazione diretta, perché
il coordinamento tra gli amministratori è riuscito a coinvolgerli,
appena si sono sparse voci che un’ipotetica nuova linea sarebbe potuta
passare dove non era stata prevista all’inizio. Così c’è stato un po’ di
allarme. C’è stato un coordinamento con loro, e ciò ha offerto ai
sindaci informazioni dirette; hanno nominato tecnici propri che si sono
affiancati a noi della Bassa Valle di Susa. Ora sanno di che si tratta,
quindi hanno un orientamento ragionevole. Il resto del mondo, il resto
del Piemonte, non sa niente, legge sempre, nei giornali, che quest’opera
si fa… Il problema sembra di capire se si fa un po’ più in qua, o un
po’ più in là. Ma non è vero. Non ce n’è bisogno, non c’è l’urgenza, è
un errore grave….

Ma i politici, da Bresso in su, dovrebbero essere informati..

Non lo so. Forse non lo sono, forse non vogliono esserlo. Le
dichiarazioni pubbliche sono quelle di sette od otto anni fa, salvo il
fatto che bisogna parlarsi. La Presidente della Regione, il sindaco di
Torino, ripetono la cantilena: bisogna andare avanti, se no siamo
emarginati… Frasi che non hanno alcun senso economico,
trasportistico… Abbiamo fatto un seminario, sabato primo dicembre,
invitando tutti. La Presidente della regione è venuta all’inizio, come
sempre. Ha portato il suo saluto, ha detto che doveva andare via. Ha
parlato di sondaggi - sembrava Berlusconi - secondo i quali la maggior
parte dei piemontesi è favorevole alla linea… Con le informazioni
disponibili, è ovvio che lo siano. Poi c’era qualche parlamentare
piemontese che si è fermato poco, ha dichiarato che è fondamentale per
il Piemonte, senza dire niente nel merito, senza ascoltare le relazioni.
Quindi non so che dire, se sono informati e non vogliono esserlo, o non
sono informati e basta. Ma sono prevenuti: una decisione pensano di
averla presa e non stanno a sentire nessuno.

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