Prendendo spunto dall’articolo di Repubblica.
<oggi che sono passati 16 anni dalle prime vere lotte contro questo spreco di soldi pubblici, i nostri governatori dicono che non poteva essere previsto, che gli dispiace e che l’ente della regione Toscana, quasi fosse la loro azienda a sovranità oligarchica da loro posseduta pagherà metà dei danni, senza ricordarsi che si era costituita parte civile.>

Noi sudditi pagheremo tali danni, ringraziando dell’illuminata monarchia ricevuta.

Ma stiamo scherzando?

Io mi ricordo bene come molti personaggi , uno su tutti Girolamo Dell’Olio di Idra come informava capillarmente di tutti gli studi e le ricerche fatte da vari scienziati sui rischi.
Tutti sapevano.

Oggi nei giorni in cui si ricorda la Shoàh dove tutti fino all’ultimo dicevano di non sapere, dobbiamo sopportare nuovamente le scuse misere dei nostri oligarchi che dicono “non sapevamo” e accettare pagando di vivere in un territorio depredato!
Intanto Chiti diceva altre cose nel lontano ottobre 2006.

<…Chiti non si pente: «Sono orgoglioso della Tav»Sta costando troppo? Pagherà chi ha sbagliato. …>

Io mi pento, mi pento di non aver fatto di più per fermarli.

Tj

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Articolo di Repubblica:

REPUBBLICA FIRENZE 25/1/08


Cavet, la Regione paga metà danni

Martini spiega in aula perché nel 2002 la parte pubblica decise di finanziare 53 milioni per risanare le conseguenze dei cantieri


Processo alta velocità: “Parte dei problemi non fu prevista, contribuiamo”
“Sui materiali di risulta, scavi e gestione degli imprevisti si poteva fare meglio”

Chiti: “Per garantire la sicurezza istituimmo l´Osservatorio a carico del consorzio”

FRANCA SELVATICI

«La modernizzazione delle ferrovie è essenziale per l´Italia. L´alta velocità è una grande opera di rilevanza nazionale a cui le Regioni non potevano opporsi. Ma è anche un´opera complessa, che taglia la montagna. Ci rendevamo conto che avrebbe potuto avere un impatto sulle falde idriche. Pensammo allora a uno strumento nuovo, l´Osservatorio nazionale con la partecipazione delle regioni. L´obiettivo: conseguire il minimo di impatto ambientale e il massimo di sicurezza». Così il ministro Vannino Chiti, già presidente della Regione Toscana dal ´92 al 2000, ha ricostruito la posizione della giunta regionale di fronte al progetto della Tav, con i suoi 77 km in galleria. Chiti è stato ascoltato ieri al processo in cui 59 persone, fra cui alcuni dirigenti del Consorzio Cavet che sta realizzando l´opera, sono accusate a vario titolo di truffa, violazioni nello smaltimento dei rifiuti, danni ambientali, dei quali il più rilevante è il disseccamento di sorgenti, pozzi e corsi d´acqua di cui il Mugello era ricchissimo.
«Ci rendevamo conto che vi sarebbe stata una quota di problemi valutabili soltanto in corso d´opera, e per questo fu istituito l´Osservatorio, a carico del Cavet e non della collettività», ha detto Chiti: «Con le comunità del Mugello vi furono discussioni sui grandi lavori: la variante di valico, la diga di Bilancino, l´alta velocità. Le opposizioni ci chiedevano di abbandonare Bilancino, prevedevano il disfacimento del Mugello, ma non è accaduto».
«Che la realizzazione dell´alta velocità sarebbe stata complessa era consapevolezza di tutti», ha concordato Claudio Martini, attuale presidente della Toscana: «Io credo che alla fine ci renderemo conto che non è stato fatto un cattivo lavoro. Però alcuni impatti si sarebbero potuti prevedere e comunicare prima alla popolazione e affrontare più rapidamente. Su alcune partite specifiche – lo scarico dei materiali di risulta, le modalità degli scavi e la gestione degli imprevisti – secondo me si poteva far meglio». La Regione ha un contenzioso con Cavet sull´enorme quantità dei materiali estratti dalle gallerie. Per Cavet sono materie seconde, riutilizzabili. Per la Regione sono rifiuti. Il presidente non ricorda che sia stato presentato un piano organico di riutilizzo. Ma perché – gli è stato chiesto – nel 2002 la parte pubblica ha deciso con l´Addendum di finanziare con 53 milioni di euro le opere di mitigazione e di ripristino ambientale (acquedotti, fogne, bacini artificiali), visto che i danni erano l´effetto dei lavori? Perché parte dei problemi non erano stati previsti, ha risposto Martini. E dopo il 2002 si è visto che i lavori di ripristino sarebbero stati più imponenti. Si è giunti così a un Masterplan che prevede un impegno finanziario di 100 milioni di euro.
Con Martini polemizza il capogruppo Udc in Regione Marco Carrarresi, secondo il quale all´inizio non vi fu la minima consapevolezza dell´impatto ambientale: quanto all´Addendum, firmato dal Governo Berlusconi, è quasi del tutto inattuato e il Governo Prodi non ha ancora erogato 15 milioni dei 53 stabiliti. Per parte sua, il Comitato contro il sottoattraversamento dell´alta velocità a Firenze trema all´idea che anche nel capoluogo si proceda «con la stessa superficialità».

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