Questo è il manifesto che è comparso pochi giorni fà.

Mistificazione da Wikipedia

La mistificazione consiste nel “distorcere intenzionalmente la realtà”, col fine di ingannare qualcuno. È molto usata nella propaganda e nella teoria dei giochi (per ingannare gli avversari).

Alcune delle tecniche della mistificazione sono la mimetizzazione, il travestimento (detto incognito in alcuni casi), la distrazione e l’imitazione.
Nell’ambito dei mass media un caso tipico di utilizzo della tecnica di distrazione si ha quando viene dato grande spazio ad una notizia poco importante, ma che magari è d’impatto verso il pubblico, per evitare di parlare di altre notizie considerate “scomode”.

E’ comparso in questi giorni un manifesto ai muri della città, in maniera discutibile per i modi con cui abusivamente si tappezza ogni superficie senza rispetto per il decoro, ma sopratutto che ci lascia sconcertati per il contenuto e la sincronia dei tempi.

Oggi è il giorno del ricordo dell’Olocausto.

Quello che credo ci lasci con tanti dubbi è proprio il tentativo di mistificazione e di cavalcare spazi che non sono propri ad un movimento, quello di destra, che cerca di occupare spazi deboli, malcontento, delusione, proprio come l’Onorevole Fini a suo tempo indicò ai dirigenti del suo partito.

di FABIO PERUGIA; GIANFRANCO Fini l’ha capito prima di tutti: bisogna intercettare il malessere degli italiani. Quello stato d’animo che la V-generation di Grillo ha portato alla luce. E bisogna farlo subito, prima che il timer della sopportazione del popolo raggiunga il punto zero. Il disagio ora non si può più sottovalutare, o rischia di esplodere. Il leader di Alleanza nazionale ieri ha riunito i suoi dirigenti territoriali. Un’ora scarsa per mettere in chiaro alcune cose. Tra queste, una deve diventare diktat in An: agire in anticipo. «Immagino che Beppe Grillo non abbia fatto tutto da solo – spiega ai suoi Fini – ma quanto successo deve insegnarci che, seppur non dobbiamo sopravvalutare quanto avvenuto, c’è un malessere profondo e diffuso nel Paese. Noi possiamo e dobbiamo intercettarlo».

La mia analisi quindi è solo sociologica, più che politica.

 

E’ giusto in un momento di politica vuota, scollata con la base elettorale dei cittadini, dare risposte mirate a riconquistare la simpatia a colpi di slogan? Può un popolo non capire, non conoscere, non identificare la mistificazione e credere che questo sia un qualcosa di nuovo?

Basta uno slogan per rendere i cittadini nuovamente schiavi e sudditi di una coalizione di partito, qualsiasi sia il suo colore?

tj

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