Davvero oltre.

In questi strani tempi, dove anche internet ormai è fagocitato nella ricerca continua di espansione dell’individualismo, dell’immagine e dell’influenza che queste due possono avere miscelate ad arte per diventare un detonatore del desiderio di fama, ricchezza, personalismi, potere, è strano trovare e scoprire che ci sono ancora persone che credono in qualcosa che va oltre la loro arte e per questa riducono il peso della loro figura, annientandola per far evaporare solo lo spirito.

Il titolo di questo mio post viene da una frase del libro “New Things” di Wu Ming1, uno dei 5 componenti e fondatori del progetto Wu Ming wuming(In cinese mandarinowu mingsignifica anonimo“).

“Wu Ming” è un esperienza che nasce in quel di Bologna, nella primavera del 2000. Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation; link: Wikipedia) è il nome usato da un collettivo di scrittori formatosi all’interno della sezione bolognese del Luther Blissett Project. Il gruppo è autore di numerosi romanzi, tradotti e pubblicati in molti paesi.

Leggendo un articolo di Nino G. D’Attis, sottolineo alcune frasi: [..]C’è una foto di John Coltrane scattata nel luglio del 1966 al Parco Memoriale di Guerra a Nagasaki. Il gigante del jazz è assorto, ritratto in preghiera sul luogo in cui, nel 1945, un bombardiere americano sganciò quell’ordigno di morte sinistramente battezzato ‘Fat Man’. Ho pensato a lungo a questa immagine (in realtà mai vista dai miei occhi, poi “ritrovata” nel capitolo 18: L’uomo dei fantasmi), fin da quando nell’ultimo scorcio del 2001 ebbi notizia dell’inizio dei lavori intorno al primo libro ‘solista’ di Wu Ming 1, aka Roberto Bui, membro fondatore del collettivo Wu Ming. Devo esserci arrivato collegando (più o meno) inconsciamente il crollo delle Twin Towers al suono di Peace on earth, composizione scritta da Trane nei giorni del suo tour giapponese (è sul quadruplo Live In Japan, etichetta Impulse!) quindi l’anima di un uomo straordinario alla sensibilità degli autori di Q, 54, Asce di guerra e Guerra agli umani.[….leggi tutto]

Perchè va oltre al free jazz?

C’è un filo che lega il jazz e del bebop degli ani’30 e ’40, la lotta al razzismo nell’america del movimento del black power degli anni ’60, il free jazz degli anni ’60, le avanguardie sociali come il Luther Blissett Project?

Ed oggi, nel 2008 cosa si può dire di tutto ciò dopo l’avvento del messia nero Obama?

Che cosa lega oggi, l’umanità delle voci di Green Man, Rowdy-Dow, Git-on-the-Good-Fooot, Thumbtack, Let’s-Play-a-Game, Julia Mey, del periodo della New Thing, della rivoluzione del jazz libero di Albert Ayler, Archie Shepp, Bill Dixon, Eric Dolphy e non ultimo John Coltrane.

<<La “Nuova Cosa”, unico evento davvero innovativo dai tempi del bebop della metà degli anni Quaranta: ritmi svincolati da schemi metrici, strumenti a fiato suonati energicamente, grande libertà ritmica e melodica.

“Antijazz”, lo definirono i detrattori (in cima alla lista troviamo John Tynan, redattore della rivista Down Beat e Leonard Feather, famoso per non aver mai mandato giù tutta la musica di Trane). Dai loft della Downtown di New York City a locali di basso livello come lo Slugs sulla Terza strada, al catalogo di un’etichetta discografica come la ESP, piccola (e per qualche tempo esclusiva) realtà interessata al jazz d’avanguardia.

New Thing significa soprattutto consapevolezza dell’immenso patrimonio culturale africano da parte dei musicisti neri che la praticarono. Un bene da contrapporre, anche con rabbia, allo skyline dei grattacieli, al monopolio schiacciante della cultura occidentale, alla visione di quei bianchi che, alla maniera dello storico Arnold Toynbee, non si erano fatti scrupolo di consegnare ai posteri frasi infami come “La razza nera non ha dato alcun contributo positivo alla civiltà”.

Jazz against fascism. L’Africa, non gli Stati Uniti d’America. L’Olatunji Center of African Culture ad Harlem, inaugurato il 27 marzo del 1967, pochi mesi prima che John William Coltrane, nato Hamlet, North Carolina, il 23 settembre 1926, lasciasse questo mondo stroncato da un cancro al fegato. Africano. Negro. Nee-grow e nighrah. Nigger. Nigga. Afroamericano. Africano della diaspora. Africano (“È un gran casino, uomo, te l’ho detto”).>>

Non vi è risposta per il momento, la storia va riletta a posteriori, ma quello che mi preme condividere con v180px-wumingoi è questo bellissimo progetto contro il personalismo, l’immagine dilagante, che annienta l’umanità che sta dietro l’immagine.

Il social networking oggi sta dilagando, e questo non è un male, ma lo è il suo utilizzo senza un carico di umanità alle sue spalle. Prevale ormai il far evadere l’immagine di sè piuttosto che l’umanità che in te dimora. La rete per nostra grazia, metterà tutto al suo posto, perchè in rete c’è sempre un feedback, e tutto ciò che davvero è sproporzionato, verrà ridimensionato.

Tutto ciò che verrà artefatto, poi troverà di essere smontato.

Ecco quindi che il progetto Luther Blisset è interessante.

<<Nel 1994, in giro per l’Europa, centinaia di artisti, attivisti e burloni scelgono di adottare la medesima identità.
Tutti si ribattezzano Luther Blissett e si organizzano per scatenare l’inferno nell’industria culturale. Si tratta di un piano quinquennale. Lavoreranno insieme per raccontare al mondo una grande storia, creare una leggenda, dare alla luce un nuovo tipo di eroe popolare.
Nel gennaio 2000, al termine del Piano, alcuni di essi si riuniscono sotto il nuovo nome Wu Ming. Quest’ultimo progetto, benché più concentrato sulla letteratura e la narrazione in senso più stretto, non è meno radicale del precedente.>>

La lotta al mondo dell’industria della cultura.

“Trasparenti verso i lettori, opachi verso i media”. Ecco come Wu Ming 1 ha spiegato la posizione del gruppo in un’intervista del 2007: “Una volta che lo scrittore diventa un volto separato e alienato (nel senso letterale), comincia una ridda cannibalica, quel volto appare ovunque, quasi sempre a sproposito. La foto testimonia la mia assenza, è un vessillo di distanza e solitudine. La foto mi blocca, congela la mia vita in un istante, nega il mio trasformarmi in qualcos’altro, il mio divenire. Divento un ‘personaggio’, un tappabuchi per impaginazioni frettolose, uno strumento che amplifica la banalità. Al contrario la mia voce, con la sua grana, con i suoi accenti, con la sua dizione imprecisa, le sue tonalità, ritmo e pausa, tentennamenti, è la testimonianza di una presenza anche quando non ci sono, mi porta vicino alle persone, e non nega il mio divenire perché è una presenza dinamica, mossa, tremolante anche quando sembra ferma.”

Ecco che il free jazz segnava l’inizio di una rivoluzione culturale, che oggi il Luther Blissett project realizza nella letteratura e nelle arti visive. Andate a vedervi alcuni esempi del “Terrorismo Semantico”.

http://www.lutherblissett.net/index_it.html

Altri link utili:

http://www.carmillaonline.com/archives/2006/10/001964.html

http://www.carmillaonline.com/archives/2006/10/001965.html#001965

http://www.carmillaonline.com/archives/2006/08/001884.html#001884

http://www.guzzardi.it/arte/pagine/cianimorte.html


Annunci