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Il 13 luglio ricevevo una mail con questo oggetto:

“Comunicazione Importante di Zopa Italia s.p.a.”

Caro xxxx,

in data 10 luglio 2009 è stato notificato a Zopa il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, su indicazione di Banca d’Italia, ha cancellato dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106 la nostra società. Come conseguenza immediata ci vediamo costretti a sospendere la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi Prestatori. La società sta valutando tutte le iniziative, anche di natura giurisdizionale, per tutelare la propria posizione e la community.

A tutela tua e di tutti i Prestatori, rimane pienamente attiva la gestione dei prestiti in essere, sia per l’incasso delle rate sia per il recupero credito. Il denaro in prestito diventerà gradualmente disponibile al rientro delle rate mensili.

Puoi già ora accedere a MyZopa per controllare il tuo portafoglio e ritirare il denaro non in prestito. Abbiamo disattivato tutte le offerte e annullato i prestiti in assegnazione rendendo disponibili i fondi.

Tutti i tradizionali canali di Zopa restano aperti per assisterti. Puoi trovare maggiori informazioni in Cosa succede ora?, nelle FAQ specifiche e nel blog.

Ti terremo informato su tutte le attività che metteremo in atto per salvaguardare un’iniziativa innovativa, etica, sociale e vantaggiosa per tutti i partecipanti.

Maurizio Sella Amministratore Delegato Zopa Italia S.p.A.

____

Come sempre nel nostro paese un esempio di sviluppo moderno attraverso la rete, viene subito chiuso. Siamo in una democrazia dei cittadini o delle banche?!

Ecco chi era Zopa: clicca per il video.

 

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Una legge di qualche mese fa ha stabilito che la commissione di massimo scoperto (percentuale che si paga quando il conto va in rosso) è applicabile dalle banche solo in particolari casi. Ma ora si scopre che il balzello rientra sotto altre voci di spesa.
Commissione solo se c’è un fido
La legge 2/2009 di conversione del decreto legge 185/2008 ha introdotto importanti novità per i correntisti italiani, in particolare per tutti coloro che vanno in rosso sul conto corrente. L’articolo 2 bis prevede infatti che la commissione di massimo scoperto (vale a dire la percentuale prevista sulla punta massima di debito del trimestre) possa essere applicata solo sui conti affidati (quelli in cui si è accordato un fido al momento dell’apertura) e nei conti non affidati solo se il debito dura per almeno 30 giorni consecutivamente..
I nuovi contratti hanno recepito queste disposizioni fin dall’entrata in vigore della legge (dunque dal 29 gennaio 2009). Per i vecchi contratti, già esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge, le nuove disposizioni entreranno in vigore entro 150 giorni e dunque entro fine giugno.
Fin dall’inizio avevamo pensato che, e adesso lo abbiamo verificato sulla carta, le banche avrebbero sostituito la commissione di massimo scoperto con nuove voci di spesa.
Sotto la lente i foglietti informativi delle banche
Infatti, analizzando i fogli informativi delle principali banche, abbiamo trovato nuove spese. L’ipotesi utilizzata per i nostri calcoli è quella di un rosso di c/c di 500 euro per 7 giorni a causa di un solo addebito partita a debito, su un conto senza fido concordato al momento dell’apertura.
Gruppo MPS: la commissione di massimo scoperto era dell’1,25% per i conti non affidati. Ora scompare ed è sostituita, per gli scoperti senza fido, dalla “Commissione per istruttoria urgente” di massimo 100 euro a trimestre, pari a 50 euro per scoperti da 100 a 3000 euro e a 100 euro per scoperti sopra i 3000 euro. Dunque, oggi si pagano 50 euro. La “vecchia” cms sarebbe stata di 6,25 euro. Applicando la precedente commissione del’1,25% sul valore di 3000 euro, si sarebbe al massimo avuto una spesa di 37,5 euro, dunque ben al di sotto dell’attuale valore forfettario di 50 euro.
Gruppo Intesa San Paolo: la commissione di massimo scoperto era dello 0,95%. Ora è stata introdotta per i conti non affidati una “Commissione per scoperto di conto” pari a 2 euro per ogni 1000 euro o frazione di scoperto e per ogni giorno di scoperto. Per i conti affidati sparisce la cms e non è stata introdotta alcuna nuova spesa. Dunque le nuove spese ammontano nel nostro esempio a 14 euro (prima erano pari con la cms 4,75 euro).
Gruppo Unicredit: la commissione di massimo scoperto era lo 0,98%. Viene sostituita per i fidi non concordati da un “Recupero spese per ogni sospeso” pari a 9 euro. Le nuove spese ammontano dunque a 9 euro (prima con cms erano 4,9 euro più spese per 15 euro). Ovviamente se le operazioni a debito salgono a due le spese diventano 18 euro e così via.
Banca Sella: la commissione di massimo scoperto era pari allo 0,95%. Ora è stata sostituita da “Onere per passaggio a debito nel trimestre” di 40 euro (prima con cms le spese erano 4,75 euro). L’importo di 40 euro è dovuto indipendentemente dai passaggi in rosso e dal valore dello scoperto.
Bnl Bnp Paribas: sul conto Bnl Revolution la commissione di massimo scoperto già non c’era e non c’erano altre spese. Ora è stata introdotta una “Commissione manca fondi” di 12,5 euro se sul conto viene a transitare un addebito senza disponibilità di fondi, di valore superiore ai 20 euro. Dunque se le operazioni in passivo sono due la spesa diventa di 25 euro (e questo indipendentemente dal valore addebitato purché si superi la franchigia di 20 euro).
Più spese per il correntista: la parola alle autorità
Da questi esempio emerge una crescita dei costi e soprattutto un meccanismo di applicazione delle spese che mal si concilia con il criterio imposto dalla legge che vorrebbe spese commisurate all’importo e alla durata del rosso.
Segnaleremo queste anomalie, che annullano difatti le novità a vantaggio dei consumatori previsti dalla nuova normativa, al ministero dell’Economia e alla Banca d’Italia.
Nel frattempo l’Antitrust sta valutando le nuovi voci di spesa introdotte da Monte dei Paschi di Siena (Provvedimento 19851). Dal bollettino dell’Autorità leggiamo che la Commissione di istruttoria urgente serve alla banca per compensare le spese di istruttoria necessaria a valutare l’affidabilità del cliente. Sottolineiamo però che precedentemente, come risulta dalla nostra inchiesta pubblicata sul numero 104 di Soldi&Diritti, non era prevista alcuna commissione di istruttoria a carico del correntista. Il nostro esempio dimostra che la nuova voce provoca un aggravio di costi per il correntista e speriamo che di questo terrà conto l’Antitrust, cui invieremo le nostre considerazioni in merito agli impegni presi da Monte Paschi per evitare una multa per pratica commerciale scorretta.
Fonte articolo

Una legge di qualche mese fa ha stabilito che la commissione di massimo scoperto (percentuale che si paga quando il conto va in rosso) è applicabile dalle banche solo in particolari casi. Ma ora si scopre che il balzello rientra sotto altre voci di spesa.

Commissione solo se c’è un fido

La legge 2/2009 di conversione del decreto legge 185/2008 ha introdotto importanti novità per i correntisti italiani, in particolare per tutti coloro che vanno in rosso sul conto corrente. L’articolo 2 bis prevede infatti che la commissione di massimo scoperto (vale a dire la percentuale prevista sulla punta massima di debito del trimestre) possa essere applicata solo sui conti affidati (quelli in cui si è accordato un fido al momento dell’apertura) e nei conti non affidati solo se il debito dura per almeno 30 giorni consecutivamente..

I nuovi contratti hanno recepito queste disposizioni fin dall’entrata in vigore della legge (dunque dal 29 gennaio 2009). Per i vecchi contratti, già esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge, le nuove disposizioni entreranno in vigore entro 150 giorni e dunque entro fine giugno.

Fin dall’inizio avevamo pensato che, e adesso lo abbiamo verificato sulla carta, le banche avrebbero sostituito la commissione di massimo scoperto con nuove voci di spesa.

Sotto la lente i foglietti informativi delle banche

Infatti, analizzando i fogli informativi delle principali banche, abbiamo trovato nuove spese. L’ipotesi utilizzata per i nostri calcoli è quella di un rosso di c/c di 500 euro per 7 giorni a causa di un solo addebito partita a debito, su un conto senza fido concordato al momento dell’apertura.

Gruppo MPS: la commissione di massimo scoperto era dell’1,25% per i conti non affidati. Ora scompare ed è sostituita, per gli scoperti senza fido, dalla “Commissione per istruttoria urgente” di massimo 100 euro a trimestre, pari a 50 euro per scoperti da 100 a 3000 euro e a 100 euro per scoperti sopra i 3000 euro. Dunque, oggi si pagano 50 euro. La “vecchia” cms sarebbe stata di 6,25 euro. Applicando la precedente commissione del’1,25% sul valore di 3000 euro, si sarebbe al massimo avuto una spesa di 37,5 euro, dunque ben al di sotto dell’attuale valore forfettario di 50 euro.

Gruppo Intesa San Paolo: la commissione di massimo scoperto era dello 0,95%. Ora è stata introdotta per i conti non affidati una “Commissione per scoperto di conto” pari a 2 euro per ogni 1000 euro o frazione di scoperto e per ogni giorno di scoperto. Per i conti affidati sparisce la cms e non è stata introdotta alcuna nuova spesa. Dunque le nuove spese ammontano nel nostro esempio a 14 euro (prima erano pari con la cms 4,75 euro).

Gruppo Unicredit: la commissione di massimo scoperto era lo 0,98%. Viene sostituita per i fidi non concordati da un “Recupero spese per ogni sospeso” pari a 9 euro. Le nuove spese ammontano dunque a 9 euro (prima con cms erano 4,9 euro più spese per 15 euro). Ovviamente se le operazioni a debito salgono a due le spese diventano 18 euro e così via.

Banca Sella: la commissione di massimo scoperto era pari allo 0,95%. Ora è stata sostituita da “Onere per passaggio a debito nel trimestre” di 40 euro (prima con cms le spese erano 4,75 euro). L’importo di 40 euro è dovuto indipendentemente dai passaggi in rosso e dal valore dello scoperto.

Bnl Bnp Paribas: sul conto Bnl Revolution la commissione di massimo scoperto già non c’era e non c’erano altre spese. Ora è stata introdotta una “Commissione manca fondi” di 12,5 euro se sul conto viene a transitare un addebito senza disponibilità di fondi, di valore superiore ai 20 euro. Dunque se le operazioni in passivo sono due la spesa diventa di 25 euro (e questo indipendentemente dal valore addebitato purché si superi la franchigia di 20 euro).

Più spese per il correntista: la parola alle autorità

Da questi esempio emerge una crescita dei costi e soprattutto un meccanismo di applicazione delle spese che mal si concilia con il criterio imposto dalla legge che vorrebbe spese commisurate all’importo e alla durata del rosso.

Segnaleremo queste anomalie, che annullano difatti le novità a vantaggio dei consumatori previsti dalla nuova normativa, al ministero dell’Economia e alla Banca d’Italia.

Nel frattempo l’Antitrust sta valutando le nuovi voci di spesa introdotte da Monte dei Paschi di Siena (Provvedimento 19851). Dal bollettino dell’Autorità leggiamo che la Commissione di istruttoria urgente serve alla banca per compensare le spese di istruttoria necessaria a valutare l’affidabilità del cliente. Sottolineiamo però che precedentemente, come risulta dalla nostra inchiesta pubblicata sul numero 104 di Soldi&Diritti, non era prevista alcuna commissione di istruttoria a carico del correntista. Il nostro esempio dimostra che la nuova voce provoca un aggravio di costi per il correntista e speriamo che di questo terrà conto l’Antitrust, cui invieremo le nostre considerazioni in merito agli impegni presi da Monte Paschi per evitare una multa per pratica commerciale scorretta.

Fonte articolo

Link ad articoli interessanti sull’argomento:

http://www.businessonline.it/news/7535/commissioni-massimo-scoperto-su-conti-correnti-di-intesa-unicredit-bnl-monte-dei-paschi.html

http://www.blitzquotidiano.it/economia/banche-commissione-massimo-scoperto-fatta-la-legge-trovato-linganno-31881/

http://gestcredit.wordpress.com/2009/03/03/la-recente-legge-sulla-commissione-di-massimo-scoperto

http://www.businessonline.it/news/7535/commissioni-massimo-scoperto-su-conti-correnti-di-intesa-unicredit-bnl-monte-dei-paschi.html

Siamo in periodo elettorale e fa bene a tutti pensare che la crisi sia alle spalle. Anche all’opposizione , che evidentemente non ha neanche un minimo di competenza e di esperti al suo interno per capire ed argomentare che tutto ciò è falso.

Spesso vedo dibattitti politici da tribuna elettorale in cui la maggioranza afferma che il peggio della crisi è passato e ora si deve rifar partire l’economia, e vedo l’opposizione che incompetente afferma che sembra appunto passata la crisi ma che ha lasciato tanti danni.

I danni ancora non si sono visti per niente!!

Vi scrivevo tempo fa, riguardo i danni da fallimenti di società immobiliari americane nel settore commerciale, che avrebbero avuto esito da giugno 2009 in poi. (NDR: La nuova super crisi immobiliare usa)

Guardate il video:http://www.cnbc.com/id/15840232?video=1058007352&play=1

Se lo sommiamo a le previsioni che vengono fatte da un altro blogger, il prossimo futuro potrebbe essere peggio di questo inverno!!

Vi copio qui un bellissimo articolo del blog: Crisis.blogsfere.it

 

conforno indici DJ 2008/2009

Diceva Mark Twain che la Storia non si ripete mai.

Ma fa la rima.

Beh, a quanto pare succede anche agli indici di borsa.

I motivi?

Beh, per cominciare, come l’anno scorso, dopo un orrendo inverno, arriva la primavera, i feromoni circolano nell’aere e ci vuole, che diamine, una sferzata di ottimismo. Pazienza se è fondato su aria assai rarefatta.

Abbasso i catastrofisti, quindi, ormai il peggio è alle spalle e presto tutto riprenderà e il sistema economico mondiale tornerà più bello e più forte che pria.

Solo che le cose non stanno così, ci sono ENORMI macigni (daiceberg finanza ) in bilico, in procinto di rotolare giù, il settore finanziario è messo perfino peggio di alcuni mesi fa ( solo che, grazie alle nuove regole, i bilanci possono essere truccati ancora peggio di prima).

Avevo ironizzato sui tentativi di stime QUANTITATIVE dell’andamento dei titoli di borsa.

Però, concedetemi, sui meccanismi speculativi, fatti apposta per intrappolare il maggior numero possibile di capi dell’ormai decimato “parco buoi” qualcosa si può dire.

Quel che si può dire, a mio avviso, è che possiamo contare i GIORNI, prima che l’indice  DJ faccia un tuffo, in acque profonde ( popolate, come abbiamo visto di pescecani ed altri zannuti e carnivori predatori) e i risparmiatori che ancora resistono si prendano un bagno.

Qualche indizio, qualche prova immediata, sia pur meramente suggestiva?

Beh, ovviamente, sarà solo UN CASO, un mero e fortuito accidente ma, se uno mette a confronto, Gennaio 2008 e Gennaio 2009, Febbraio 2008 e Febbraio 2009, Marzo 2008 e Marzo 2009…viene fuori il grafico che vedete in cima a questo post.

Il Blu è il grafico dell’andamento del Dow Jones nel 2009, il rossonel 2008, fino a fine Luglio,

La corrispondenza è impressionante, sopratutto se considerate la tempistica quasi perfetta dell’inzio del recupero, la sua entità quasi corrispondente ( in % sui rispettivi indici 2008 e 2009, ovviamente) e l’andamento in “diminuendo”, di tipo “parabolico” di questa risalita.

Date le condizioni al contorno, per quanto mi riguarda ho pochi dubbi: si scende e si scende tanto.

Quanto?

Beh, se l’indice del 2008 dovessere continuare a fare da guida,potremmo vedere un calo di oltre il 30% dagli attuali valori,entro Luglio, seguito da una fase laterale fino a Settembre e poi un’altro calo brutale.

Gli altri indici, ovviamente, seguiranno in ordine, come sempre.

Qualcuno dirà; eh, ma te non tieni conto dei FONDAMENTALI… a parte che questo è un precipuo problema degli analisti di Borsa(il primo link che mi è venuto, sia chiaro, niente di personale) e non dei dilettanti allo sbaraglio come il sottoscritto, è proprio perchè ne TENGO CONTO che sono ragionevolmente sicuro che lo scenario è quello tratteggiato.

Che gli indizi, sommati ad altri indizi, costituiscano una ragionevole prova.

Come al solito vorrei chiarire che sarei ben lieto di essere smentito dai fatti.

Come al solito si tratta di aspettare.

Quanto tempo?

Beh: come vedete dai grafici, pochissimo.

Si, si va bene, ma pochissimo quanto?

Uff, e va bene, mi sbilancio ( tanto, per la reputazione che devo difendere…)

Avremo le idee più chiare già dalla fine della prossima settimana.

Diciamo entro fine Maggio, ok?

MISTERI DI STATO/SCOPERTO ECHELON ITALIA 
di di Rita Pennarola [ 05/04/2009] 
http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=199

Prove generali di stretto controllo telematico nei tribunali e Procure di tutta Italia. Genchi lo aveva capito: un grande orecchio e’ in ascolto e con il nuovo Registro Generale Web l’operazione sara’ completata. A realizzare gli apparati per conto di Via Arenula sono alcune big finite nelle inchieste Why Not e Poseidone. Ecco in esclusiva la storia vera dei protagonisti di questo inedito Echelon a Palazzo di Giustizia. Vicende che ci riportano lontano. Fino a misteri di Stato come la strage di Ustica ed il massacro di via D’Amelio.

C’erano una volta i rendez vous segreti nelle suite super riservate dei grandi alberghi. A Roma era l’Excelsior, a Napoli una fra le quattro-cinque perle del lungomare. Nella capitale ricevevano gli uomini di Licio Gelli – quando non direttamente il Venerabile in persona – per impartire quelle direttive stabilite in luoghi ancora piu’ elevati che poi i diversi referenti, tutti d’altissimo rango (compresi capi dei governi e della magistratura) dovevano portare avanti per orientare il corso della storia. Cos’altro era, per esempio, il summit che si tenne al largo di Civitavecchia sul panfilo Britannia della regina Elisabetta il 2 giugno del 1992, quando fu decisa quella colonizzazione selvaggia dell’Italia – attuata a suon di privatizzazioni senza soluzioni di continuita’ prima da Prodi e poi da Berlusconi – di cui ancora oggi scontiamo gli effetti? E cos’altro fu a Napoli, dentro il prive’ a un passo dal cielo con vista sul golfo, quella sorta di “tribunale preventivo” nel quale, al primo scoppio serio di Tangentopoli, nel 1993 vennero convocati i proconsoli democristiani e socialisti per imporre loro di accettare un lauto vitalizio dopo essersi accollati le malefatte giudiziarie dei rispettivi leader politici?
Piccoli squarci di luce sotto un velame oscuro che si e’ fatto nel tempo sempre piu’ plumbeo, ma anche piu’ sofisticato grazie all’uso ardito e sapiente di tecnologie solo vent’anni fa impensabili. Cosi’ a fine anni ottanta, mentre gli americani sperimentavano il controllo a tappeto dei miliardi di abitanti del pianeta collaudando la piu’ straordinaria rete spionistica telematica che fosse mai stata immaginata – Echelon – prima solo in ambito militare, poi estesa anche ad usi civili, in Italia per decidere le sorti della giustizia ed incanalare il destino dei processi era ancora necessario ricorrere ad incontri vis a vis, sfruttando canali di mediazione come le agape massoniche o i pizzini orali, passati di bocca in bocca tra colletti bianchi e intermediari mafiosi.
Da tempo non e’ piu’ cosi’. Almeno da quando, una decina di anni fa, il controllo telematico dei palazzi di giustizia italiani ha cominciato a diventare una rete che avviluppa, scruta e controlla tutto, dai piani alti della Cassazione alla scrivania dell’ultimo cancelliere, dalle Alpi alla Sicilia. Dopo il monitoraggio minuto per minuto delle operazioni finanziarie – che avvengono ormai esclusivamente on line da un capo all’altro del mondo – ora qualcuno sta cercando di tracciare ed orientare definitivamente anche le sorti dell’intero sistema giudiziario nel Belpaese. Al punto che, a distanza di appena quattro-cinque anni dagli spionaggi alla Pio Pompa o alla Tavaroli, il quadro e’ un altro: oggi non serve piu’ spiare, basta entrare nella rete dalla porta giusta, mettersi in ascolto. E poi decidere.
Ne e’ passata insomma di acqua sotto i ponti da quel quel luglio del 1992, quando per coprire errori ed omissioni nel massacro di Capaci si rese “necessario” far saltare in aria anche Paolo Borsellino con tutta la sua scorta, lasciandoci dietro, ancora una volta, tutta una serie di tracce insanguinate, piccoli e grandi particolari cartacei fatti sparire troppo in fretta, come l’agenda rossa, portata via clamorosamente sotto gli occhi di tutti dal colonnello Arcangioli solo pochi minuti dopo l’eccidio. Un sistema, del resto, quello della “pulizia totale”, che compare come un macabro rituale anche in omicidi di quel tempo, quale quello del giornalista antimafia Beppe Alfano, nel 1993, la cui figlia Sonia racconta di quegli autentici plotoni di polizia e carabinieri entrati per ore a devastare armadi e cassetti di una famiglia ammutolita da un dolore lancinante ed improvviso, alla ricerca di carte, documenti, fascicoli, «quasi che il criminale fosse mio padre – racconta oggi Sonia – ancora a terra in una pozza di sangue, e non coloro che lo avevano atteso per ammmazzarlo».
Quella volta pero’, quel 19 luglio 1992, era gia’ in azione un vicequestore siciliano che nell’uso delle tecnologie informatiche era piu’ avanti delle stesse barbe finte nostrane, ancora costrette a perquisizioni, pulizie, furti per occultare le prove dei crimini di Stato. Quel vicequestore si chiamava Gioacchino Genchi. E la sua storia, i violenti tentativi di zittirlo e delegittimarlo fino all’annientamento (come la repentina sospensione dal corpo di Polizia, che ha fatto sollevare l’opinione pubblica in tutta Italia), ci fa ripiombare di colpo dentro l’Italia di oggi, in un Paese dove per uccidere uno o due magistrati non e’ piu’ necessario spargere sangue. Perche’ a tutto pensa il grande Echelon del sistema giudiziario italiano, Che ha – come vedremo – nomi, volti e terminali ben precisi. 

IL PADRE DI ECHELON
E partiamo da un uomo che Echelon ha confessato di averlo realizzato per davvero. O, almeno, ha ammesso di aver collaborato alla messa a punto del Grande Orecchio americano. Quest’uomo si chiama Maurizio Poerio, e’ un imprenditore nei sistemi informatici ad altissima specializzazione e su di lui si soffermano a lungo i pubblici ministeri salernitani che indagavano sui loro colleghi della procura di Catanzaro, messi sotto accusa con una mole impressionante di rilevanze investigative raccolte dall’allora pm Luigi De Magistris grazie anche alla consulenza prestata da Gioacchino Genchi.
Un nome, Poerio, una scatola nera che racchiude mille misteri. Ma cominciamo dall’oggi. E cominciamo dalle tante verbalizzazioni nelle quali De Magistris a Salerno dichiara apertamente che potrebbe essere stato spiato, che tutta la sua attivita’ investigativa era stata probabilmente – o quasi certamente – monitorata fin dall’inizio. Non attraverso gli 007 dei Servizi, ma in maniera semplice e naturale, vale a dire attraverso la societa’ privata che gestisce i sistemi informatici dell’intero pianeta giustizia in Italia. Questa societa’ e’ la la CM Sistemi. Appunto. Con una potentissima e storica diramazione – la CM Sistemi Sud – proprio in Calabria, regione dalla quale la attuale corporate aveva avuto origine negli anni ottanta. Ma anche la regione dove questa societa’ si aggiudica da sempre l’appalto per la “cura” degli uffici giudiziari. E in cui risiede il suo amministratore delegato: quella stessa Enza Bruno Bossio, moglie del plenipotenziario Ds Nicola Adamo ma, soprattutto, pesantemente indagata prima nell’inchiesta Poseidone (il bubbone avocato a De Magistris in circostanze ancora tutte da chiarire sul piano della legittimita’) e poi in Why Not.
Perche’ del colosso CM Sistemi Maurizio Poerio e’ una colonna portante, capace di tessere ed orientare i rapporti con la pubblica amministrazione – leggi in particolare Via Arenula – come e’ scritto, fra l’altro, nell’indicazione specifica delle sue mansioni: “consigliere delegato ai rapporti istituzionali”.
Ma Poerio non e’ solo un manager dell’ICT (Information and Communication Technology) prestato alla CM. Il suo ruolo, come dimostra la perquisizione di De Magistris presso i suoi uffici romani, va ben oltre. L’11 settembre del 2006, interrogato nell’ambito di Poseidone, l’imprenditore calabrese prova a prendere le distanze da quella societa’, che appare gia’ dentro fino al collo nell’inchiesta giudiziaria. «Conosco molto bene – affermava rispondendo ad una precisa domanda – Marcello Pacifico, presidente della CM Sistemi, societa’ per la quale ho collaborato attraverso un contratto di consulenza professionale». Un tentativo estremo di prendere il largo: da buon commercialista (e’ iscritto all’ordine di Catanzaro) Poerio sapeva bene che sarebbe bastata una semplice visura camerale a smentirlo. Della romana CM Sistemi spa, infatti, oltre un milione e mezzo di capitale nel motore, il manager calabrese e’ a tutti gli effetti consigliere d’amministrazione, all’interno di un organigramma che risulta quasi identico a quello della sua costola meridionale, la stessa CM Sistemi Sud capitanata dalla Bruno Bossio. Perche’ allora parlare di semplici “consulenze”? Il fatto e’ che la faccenda si stava facendo complicata. Dal momento che per la prima volta quel grande orecchio invisibile capace di scrutare dentro tutti gli uffici giudiziari italiani stava dando segnali concreti della sua esistenza. E in gioco – cominciava a capire De Magistris, ma ne era ben consapevole da tempo lo stesso Poerio – non c’era solo la storia degli appalti pilotati a Procure e tribunali della Calabria (gara “regolarmente” aggiudicata per l’ennesima voltra alla CM Sistemi Sud), ma la credibilita’ dell’intero pianeta giustizia nel nostro Paese, se non addirittura i destini del sistema Italia. E questo, soprattutto per due principali motivi.
E’ il consulente del pubblico ministero De Magistris, Pietro Sagona, ad illuminare i pm salernitani su alcune circostanze a dir poco imbarazzanti che riguardano la CM Sistemi (siamo al 7 aprile 2008, ma Sagona riferisce particolari che evidentemente erano gia’ ben noti a Poerio e company): «Nell’ambito degli accertamenti da me espletati e’ emersa la rilevanza del consorzio Tecnesud, destinatario di un finanziamento pubblico gia’ in fase di stipula della convezione con il Ministero delle Attivita’ Produttive, non stipulato soltanto a causa della mancanza di uno dei cinque certificati antimafia richiesti e pervenuti relativo alla societa’ Forest srl titolare di un’iniziativa consorziata ed agevolata. Il finanziamento era di sessanta milioni di euro complessivi, otto dei quali a carico della Regione Calabria, il residuo a carico dello Stato». Del consorzio faceva parte anche la CM Sistemi. Ma perche’ alla socia Forest non era stato rilasciato il certificato antimafia? Risponde Sagona: «Presidente della Forest era tale avvocato Giuseppe Luppino, nato a Gioia Tauro il 5 marzo 1959, nipote di Sorridente Emilio, classe 1927, ritenuto organicamente inserito nella consorteria mafiosa dei Piromalli-Mole’». E non e’ finita: «il predetto Luppino risultava esser stato denunciato per gravi reati quali turbata liberta’ degli incanti, favoreggiamento personale, falsita’ ideologica ed associazione per delinquere di stampo mafioso» e sottoposto a procedimento penale a Palmi.
Ricapitolando: la CM Sistemi, talmente affidabile da vincere la gara d’appalto per l’informatizzazione di tutti gli uffici giudiziari nella regione Calabria, sedeva nel consorzio Tecnesud accanto ad una sigla, la Forest, riconducibile ad una fra le piu’ pericolose cosche della ‘ndrangheta.
Una circostanza allarmante. Ma non l’unica. In quello stesso, fatidico interrogatorio dell’11 settembre 2006 Poerio, per accrescere la propria credibilita’ di manager in rapporti transnazionali, non manco’ di aggiungere: «Mi sono occupato per conto della I.T.S. di una serie di progetti per l’utilizzo di tecnologie per le informazioni satellitari per uso civile, quale ad esempio il progetto Echelon negli Stati Uniti d’America e GIS in Italia». Di sicuro, insomma, Poerio era un personaggio che in fatto di “controllo a distanza” poteva considerarsi fra i massimi esperti mondiali. 

I FRATELLI DEL RE.GE.
Fu probabilmente proprio allora che la sensazione di essere spiato divento’ per De Magistris qualcosa di piu’ d’una semplice impressione. Con elementi che nel tempo andavano ad incastrarsi come tessere di un mosaico per confermare quella ipotesi. Sara’ lo stesso ex pm a raccontarlo piu’ volte ai colleghi salernitani, come si legge in alcune pagine delle sue lunghe verbalizzazioni riportate per esteso nell’ordinanza di perquisizione e sequestro emessa a carico della Procura di Catanzaro.
Il 24 settembre del 2008 De Magistris contestualizza innanzitutto tempi e personaggi di quel “sistema” che aveva il suo terminale dentro il ministero della Giustizia, retto nel 2007 dall’indagato di Why Not Clemente Mastella. Ed arriva al collegamento fra quest’ultimo e la CM Sistemi. Ci arriva attraverso un altro carrozzone politico destinatario di enormi provvidenze pubbliche in Calabria, il consorzio TESI, del quale faceva parte la societa’ della Bruno Bossio (e quindi di Poerio): sempre lei, la regina CM. «Personaggio che ritenevo centrale quale anello di collegamento tra il Mastella ed ambienti politici ed istituzionali, oltre che professionali, in Calabria ed anche a Roma – dichiara De Magistris – era l’avvocato Fabrizio Criscuolo, il cui nominativo emergeva anche nelle agende e rubriche rinvenute durante le perquisizioni effettuate nei confronti del Saladino (il principale inquisito di Why Not Antonio Saladino, ndr). Nello studio associato Criscuolo presta servizio quale avvocato anche Pellegrino Mastella, figlio dell’ex-ministro». 
Ma non basta. «Il predetto Criscuolo risulta aver coperto la carica di consigliere d’amministrazione della Aeroporto Sant’Anna spa, con sede in Isola Capo Rizzuto, il cui presidente era il professor Giorgio Sganga, coinvolto nelle indagini Poseidone e Why Not in quanto compariva nell’ambito della compagine della societa’ TESI» in compagnia, appunto, della CM. Insomma, da Mastella a Criscuolo, da Criscuolo a Sganga fino a TESI, dove ritroviamo la CM e gli appalti negli uffici giudiziari. Compresa la realizzazione del RE.GE, vale a dire lo strategico Registro Generale centralizzato nel quale pm e gip sono tenuti a riversare tutte le risultanze del loro lavoro, ma anche ad anticipare le iniziative giudiziarie (perquisizioni, sequestri etc.) che andranno ad effettuare di li’ a poco.
Altro trait d’union fra gli artefici del Grande Orecchio in Procura e l’allora titolare di Via Arenula lo si rintraccia seguendo la carriera del secondo figlio di Mastella, Elio. «Dalle attivita’ investigative che stavo espletando – precisa De Magistris – era emerso che Elio Mastella era dipendente, quale ingegnere, nella societa’ Finmeccanica, oggetto di investigazioni nell’inchiesta Poseidone, societa’ interessata anche ad ottenere il controllo, proprio durante il dicastero Mastella, dell’intero settore delle intercettazioni telefoniche». Ma in Finmeccanica «si evidenzia anche il ruolo di Franco Bonferroni (legatissimo a piduisti come Giancarlo Elia Valori e Luigi Bisignani, ndr) gia’ destinatario di decreto di perquisizione e coinvolto nelle inchieste Poseidone e Why Not, nonche’ il genero del gia’ direttore del Sismi, il generale della GdF Nicolo’ Pollari». E dire Finmeccanica significava in qualche modo tornare a Maurizio Poerio, che proprio insieme a quella societa’ aveva preso parte a numerosi progetti internazionali, in primis quello denominato “Galileo”. 

IL NEMICO TI ASCOLTA
Il 16 novembre 2007 De Magistris dichiara di aver acquisito elementi sull’attivita’ di “monitoraggio” che andava avanti ai suoi danni (e questo spiegherebbe fra l’altro anche il rincorrersi di strane “anticipazioni”, come quando il pm apprese dell’avocazione del fascicolo Poseidone dalla telefonata di un giornalista dell’Ansa dopo che, a sua totale insaputa, la notizia era addirittura gia’ stata pubblicata da un quotidiano locale): «spesso ho avuto l’impressione di essere anticipato, e questo sia in “Poseidone che in Why Not; si e’ verificato, cioe’ proprio mentre… appena arrivo al punto finale, le indagini vengono sottratte. Poi… intervenivano le interrogazioni parlamentari, e arrivavano gli ispettori, e arrivavano le missive. Cioe’ sempre o di pari passo, o qualche volta addirittura in anticipo su quelle che potevano essere poi le mosse formali successive».
Ma le “fughe di notizie”, una volta trovato il sistema per realizzarle, potevano anche essere sapientemente pilotate: «ad un certo punto – dice De Magistris ai colleghi di Salerno nelle dichiarazioni rese a dicembre 2007 – penso che sia stata utilizzata la tecnica di “pilotare” una serie di fughe di notizie per poi attribuirle a me. Si facevano avere notizie anche a giornalisti che avevo conosciuto in modo tale da attribuire poi a me il ruolo di “fonte” di questi ultimi. Per non parlare delle gravi e reiterate fughe di notizie sulle audizioni al Csm anche in articoli pubblicati dal Corriere della Sera e da La Stampa: perfino la mia memoria, depositata con il crisma del protocollo riservato, e’ stata riportata, in parte, virgolettata». 
E cosi’, grazie allo stesso, collaudato “orecchio”, puo’ accadere anche che, alla vigilia di importanti e riservatissimi provvedimenti cautelari, i destinatari siano gia’ ampiamente informati e mettano in atto adeguate contromisure. E se il metodo funziona, perche’ non adottarlo anche in altre Procure, come a Santa Maria Capua Vetere? Torniamo a fine 2007, ai giorni caldi che precedettero le dimissioni di Mastella, il ritiro della fiducia al governo da parte dell’Udeur e la conseguente caduta dell’esecutivo Prodi. «Taluni quotidiani nazionali – osserva De Magistris – hanno riportato fatti dai quali si evincerebbe che lo stesso senatore Mastella o ambienti a lui vicinissimi abbiano contribuito, forse anche con l’ausilio di soggetti ricoprenti posti apicali al Ministero della Giustizia, a far trapelare la notizia degli imminenti arresti da parte della magistratura di Santa Maria Capua Vetere, o che comunque fossero al corrente del fatto e si adoperassero per predisporre una “strategia difensiva”. Del resto resoconti giornalistici informano che il senatore Mastella avesse gia’ pronto un “ricco” discorso in Parlamento ed il consuocero (Bruno Camilleri, cui stava per essere notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ndr), la sera prima, si fosse ricoverato in una clinica».

DA POSEIDONE A USTICA
Come abbiamo visto, l’Echelon del 2000 non e’ piu’ la creatura misteriosa messa in piedi negli anni della guerra fredda dai pionieri della tecnologia. Oggi le apparecchiature avvolgono in una rete invisibile praticamente tutti i palazzi di giustizia. Ed il controllo e’ centralizzato. Ovvio, allora, che se si intende “gestire” questo sistema garantendosi ogni possibilita’ di accesso occulto (la parola spionaggio a questo punto perde anche di senso) occorre poter contare su garanti fidati. Persone che, per il loro passato, offrano i massimi requisiti di affidabilita’ e riservatezza. 
E torniamo a Maurizio Poerio, le cui origini ci conducono lontano nel tempo. Fino a quel 27 giugno del 1980 quando il DC 9 Itavia caduto nei mari di Ustica con 81 persone a bordo avrebbe dovuto mostrare agli occhi del mondo le attivita’ di terrorismo internazionale messe in atto dal nemico numero uno degli americani, il leader libico Muammar Gheddafi. Un punto chiave dentro quelle complesse indagini (che ancora oggi attendono una risposta univoca sui mandanti) fu il piccolo aereo libico, un MIG, caduto in quelle stesse ore nel territorio di Villaggio Mancuso, sulla Sila, comune di Castelsilano, al quale l’inchiesta di Rosario Priore dedica alcune centinaia di pagine. Perche’ dalla data precisa del suo abbattimento (deducibile anche dai frammenti presenti sul posto) discendeva tutta la ricostruzione dello scenario di guerra in atto quella notte nei cieli d’Italia. Di particolare rilevanza per le indagini il fatto che quel territorio era assai vicino alla base logistica dell’Itavia e degli F16 militari. Un luogo scottante, dunque. Tanto che anche il capitolo sull’impresa che si aggiudico’ i lavori per la raccolta e lo stoccaggio dei frammenti del velivolo libico presenta ancora oggi molti punti oscuri. A cominciare dal fatto che quella ditta fu chiamata a trattativa privata. Ed era in forte odor di mafia.
Passano alcuni anni. Nel ‘93, nell’ambito del Gruppo Mancuso, nasce la Minerva Airlines. «La societa’, di proprieta’ di Maurizio Poerio – annotano i cronisti qualche anno piu’ tardi – si propone di valorizzare l’aeroporto di Crotone, ridotto ad “aeroprato” dopo essere stato base di Itavia e degli F16 militari». 
47 anni, nato a Catanzaro (e verosimilmente imparentato col catanzarese Luigi Poerio, classe 1954, ingegnere edile ed iscritto alla Massoneria), Maurizio Poerio si laurea in economia a Bologna, poi si butta nell’alimentazione del bestiame: torna in Calabria e rileva la Mangimi Sila, piattaforma di lancio per i vertici di Confindustria dove restera’ a lungo (al pm De Magistris racconta, fra l’altro, dei suoi rapporti professionali e d’amicizia con l’attuale leader Emma Marcegaglia). Minerva Airlines viene dichiarata fallita dal tribunale di Catanzaro a febbraio 2004. E Poerio andra’ a rivestire ruoli sempre piu’ apicali nelle principali business company dell’ICT, proiettando al tempo stesso la “sua” CM Sistemi dentro il cuore degli uffici giudiziari italiani. 

DA WHY NOT A VIA D’AMELIO
«Altro che Grande Orecchio nei computer di Giacchino Genchi – dice un esperto in riferimento alle accuse rivolte al principale consulente informatico di De Magistris – la verita’ e’ che la centrale di ascolto ha oggi i suoi terminali al Ministero, nei Palazzi di Giustizia. E che Genchi tutto questo lo aveva scoperto da tempo».
Il tempo che basta per capire le tante, impressionanti ricorrenze tra fatti e personaggi delle attuali inchieste calabresi ed il contesto di omissioni ed omerta’ dentro cui maturarono, nel 1992, la strage di via D’Amelio e le successive, tortuose indagini. Alle quali prese parte proprio Gioacchino Genchi.
E’ stato lui ad indicare senza mezzi termini l’allucinante sequenza delle “similitudini”, senza tuttavia fornire ulteriori particolari. E allora proviamo a ricostruirne qualcuno noi.
Cominciando magari dai Gesuiti, da quella Compagnia delle Opere onnipresente nelle inchieste di Catanzaro (basti pensare alla figura centrale di Antonio Saladino) che all’epoca di Falcone e Borsellino era incarnata a Palermo da padre Ennio Pintacuda, fondatore del Cerisdi, il Centro Ricerche e Studi Direzionali con sede in quello stesso Castello Utveggio che sovrasta Palermo. E nel quale aveva una sede di copertura, nel ‘92, anche quell’ufficio riservato del Sisde che avrebbe rivestito una parte rilevantissima nella strage. Fino al punto che – secondo molte accreditate ricostruzioni – il telecomando che innesco’ l’autobomba poteva essere posizionato proprio all’interno del castello. Pochi minuti dopo l’eccidio Genchi effettua un sopralluogo proprio sul monte Pellegrino, a Castello Utveggio. Si legge nella sentenza del Borsellino bis: «Il dr. Genchi ha chiarito che l’ipotesi che il commando stragista potesse essere appostato nel castello Utevggio era stata formulata come ipotesi di lavoro investigativo che il suo gruppo considerava assai utile per ulteriori sviluppi».
Oggi il Cerisdi svolge rilevanti attivita’ formative su incarico della Pubblica Amministrazione, prime fra tutti la Regione Calabria e la citta’ di Palermo. Suo vicepresidente (per il numero uno va avanti da anni la disputa e la poltrona risulta vacante) e’ un penalista palermitano, Raffaele Bonsignore, difensore di pezzi da novanta di Cosa Nostra. Ma anche del “giudice ammazzasentenze” Corrado Carnevale.
Co-fondatore del Centro Studi era stato negli anni novanta l’allora presidente dc della Regione Sicilia Rino Nicolosi: se la sua era un’investitura di carattere politico, di tutto rilievo operativo nel Cerisdi risultava invece la figura del suo braccio destro Sandro Musco, che si occupava fra l’altro di rapporti istituzionali e con le imprese. Massone, docente di filosofia, Musco e’ oggi tra i principali referenti dell’Udeur in Sicilia. 
Mastella, ancora lui. Il suo nome ricorre, non meno di quello del pentito Francesco Campanella, che ritroviamo nelle carte di Why Not. Fu proprio Musco a consegnare nelle mani di Mastella, durante la convention di Telese del 2005, la lettera privata in cui Campanella si gettava ai piedi del leader: «Carissimo Clemente, ti scrivo con il cuore gonfio di tantissime emozioni, esclusivamente per ringraziarti di cuore poiche’ nella mia vita ho frequentato tantissima gente e intrattenuto innumerevoli rapporti, tanti evidentemente errati. Sei l’unica persona del mondo politico che ricordo con affetto, con stima, con estremo rispetto, perche’ sei sempre stato come un padre per me, e resta in me enorme l’insegnamento della vita politica che mi hai trasmesso. (…) Affido questa lettera a Sandro che tra i tanti e’ una persona che nella disgrazia mi e’ stata vicina. Sappi che ripongo in lui speranza e fiducia per quello che potra’ darti in termini di contributo. È certamente una persona integra di cui potersi fidare».
Il 3 gennaio 2008 Luigi De Magistris chiarisce ai pubblici ministeri salernitani Gabriella Nuzzi e Dionigi Verasani le circostanze in cui compare il nome di Francesco Campanella nell’inchiesta Poseidone: «venni a sapere che poteva essere utile escutere il collaboratore di giustizia Francesco Campanella che ha ricoperto un importante ruolo politico in Sicilia e che risultava essere anche in contatto con esponenti politici di primo piano, in particolare dell’Udc e dell’Udeur. Tale collaboratore mi rilascio’ significative dichiarazioni con riguardo al finanziamento del partito dell’Udc e le modalita’ con le quali veniva “reinvestito” il denaro, dalla “politica”, in circuiti di apparente legalita’. Dovevo escutere il Campanella, persona affiliata alla massoneria – che si stava ponendo in una posizione di assoluta rilevanza nell’ambito dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra – del quale l’attuale Ministro della Giustizia e’ stato testimone di nozze, in quanto aveva rilasciato all’autorita’ giudiziaria di Palermo dichiarazioni con riguardo a presunte dazioni di denaro illecite con riferimento alle licenze Umts che vedevano, in qualche modo, coinvolti sia l’attuale Ministro della Giustizia Clemente Mastella che l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema». 
Una circostanza che Mastella, quando era ministro della Giustizia, ha dovuto smentire in aula rispondendo alla domanda di un avvocato. Era Raffaele Bonsignore, vertice del Cerisdi. E difensore dell’imputato di Cosa Nostra Nino Mandala’.
Rita Pennarola [ 05/04/2009] 
http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=199

Beppe Grillo sentito come testimone sui fatti del processo del crack Parmalat
intervista di sky tg24

 

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