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Il direttore di Rete 4 attacca l’autore di «Gomorra» per la polemica con alcuni giornali

dal blog di Roberto Saviano

Durante l’edizione del Tg 4 di ieri 9 settembre Emilio Fede ha duramente commentato le ultime dichiarazioni del giornalista Roberto Saviano nel corso del Festival della letteratura di Mantova. Sferzanti i giudizi del direttore del telegiornale Mediaset a proposito della notorietà e dei guadagni ottenuti dall’autore di «Gomorra»: secondo Fede, Saviano avrebbe ben cavalcato l’onda della notorietà ottenuta per i suoi scoop giornalistici riguardanti il clan camorristico casertano dei Casalesi. E poi contenuti nel best seller divenuto poi anche un film di successo internazionale. L’attacco andato in onda su Rete 4 si fa ancor più pesante quando Fede, dopo aver sarcasticamente dichiarato la sua solidarietà all’autore napoletano, ha poi parlato della vita da scortato che Saviano sta conducendo e di cui spesso si lamenta (lo ha fatto anche in occasione del meeting di Mantova). Fede valuta questa condizione da «prigioniero» come positiva per le tasche del giornalista-scrittore. L’Emilio nazionale, continuando, dichiara di poter dare lezioni al giovane scrittore su come sia la vita da scortati, un atteggiamento che va controcorrente rispetto alle manifestazioni solidali espresse dalla categoria dei giornalisti nei confronti di Saviano. Il commento più lampante alle dichiarazioni del direttore della terza rete Mediaset è la presenza del suo intervento nella trasmissione di Rai 3 «Blob», da sempre contenitore dei peggiori exploit che la tv italiana ed i suoi protagonisti riescono a partorire.

TG4 – 18.55 – Durata: 0.00.32 Conduttore: FEDE EMILIO Commento di Fede sullo scrittore Saviano.

di A.D.P.
10 settembre 2008

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[fonte BBC]

“La mia non è vita. Ogni giorno vivo in un cappotto di legno, una bara. Quello è il termine che la camorra usa per dirti che sei un morto che cammina”.

Il giornalista e scrittore Roberto Saviano ha strappato in maniera spettacolare il velo che copriva la camorra con il suo acclamato libro, Gomorra. Rivelando 20 anni di sviluppo praticamente inarrestabile delle attività criminali della mafia regionale campana, il libro ha venduto più di due milioni di copie in tutto il mondo. Di conseguenza, Roberto Saviano è braccato e vive ora in incognito, sotto costante minaccia di morte. L’unico contatto umano giornaliero è con i carabinieri, che lo proteggono 24 ore su 24 in una caserma militare segreta.

Avendo scritto in maniera così franca a proposito di questo argomento, che è visto come una verità scomoda in Italia, Saviano è disprezzato da alcune sezioni del pubblico italiano, che non hanno gradito le sue rivelazioni, considerandole non patriottiche. Oggi, il 29enne Saviano può parlare con il mondo esterno solo per telefono. Non è facile per uno che ha dedicato la propria vita a investigare e a denunciare i comportamenti criminali che ha vissuto sulla propria pelle, essendo cresciuto a Napoli. Saviano sostiene che la sua storia è fondamentale, perché la mai così organizzata camorra prospera nel silenzio. Ignorare le sue attività è pericoloso non solo per l’Italia, ma per l’Europa ed il resto del mondo.

La mafia in Gran Bretagna

“Anche in Gran Bretagna, i clan camorristici stanno investendo pesantemente in Scozia, mentre la ‘ndrangheta a Londra, come risulta dalle indagini della polizia italiana” dice Saviano. “Oggi come oggi, le due organizzazioni criminali italiane più pericolose sono la camorra e la ‘ndrangheta” aggiunge. “Sono più piccole ed agili di Cosa Nostra e, molto importante, sono meno conosciute. Li definirei uomini d’affari violenti e criminali. Hanno iniziato come imprenditori e sono diventati criminali per massimizzare i profitti.”

“Lavorano nella gestione di rifiuti tossici, nel tessile, nei trasporti, nell’edilizia, nel traffico di cocaina, nell’estorsione e nel racket. Gestiscono queste attività criminali parallelamente ad altre imprese legali.” “Stanno facendo sempre più affari con i commercianti cinesi. Sono interessati a proteggere i propri interessi, ma sono stati bravissimi nello sfruttare la globalizzazione per investire nel resto del mondo.”

Il soggetto principale delle indagini di Saviano è la camorra, che lui descrive come un’organizzazione globale, che uccide senza pietà chiunque non sia dalla sua parte. Si stanno infiltrando negli stati europei e di tutto il mondo”. Un clan camorristico ha aperto negozi e magazzini di abiti in Germania, Spagna, Irlanda, Olanda, Finlandia e Serbia, per citarne alcuni. Hanno venduto milioni di jeans griffati nei magazzini di New York.

Il prezzo da pagare

Saviano si è infiltrato nella camorra lavorando in una delle fabbriche tessili cinesi legate alla mafia. Ha anche lavorato in una ditta di costruzioni e ha persino fatto il cameriere ad un matrimonio camorristico. Affascinato da come riuscivano ad operare al di fuori della legge in maniera così sfacciata, ha deciso di scriverlo e di raccontarlo al mondo. Di conseguenza, come Salman Rushdie negli anni ‘80 [autore iraniano che si è guadagnato una condanna a morte per il suo libro Versetti Satanici, N.d.T.], ha ricevuto una condanna a morte che non verrà mai condonata.

Rushdie ha fatto recentemente richiesta di incontrare Saviano per portargli la sua solidarietà. Tuttavia, non è la minaccia alla propria vita a preoccupare Roberto, piuttosto la mattanza costante di persone innocenti in Campania, sua terra d’origine. Questa è la vita che Saviano conobbe da ragazzino.

Prendere una posizione

Vide il suo primo omicidio a 13 anni, mentre andava a scuola. Oggi, mi dice, non è cambiato nulla. “Tutti i mesi ammazzano qualcuno, ragazzi innocenti, pesci piccoli, in realtà. Ma hanno osato parlare e li colpiscono per mandare un messaggio agli altri. E’ una strategia terroristica: noi controlliamo il territorio e se non ci rispetti, muori.” Saviano sostiene che non ci sarà mai fine se lui sarà l’unico a prendere posizione. “E’ un fardello pesante, perché se sono l’unico a farlo divento routine. Divento quel tizio che si scaglia sempre contro la Camorra e questo non deve succedere.” Saviano dice di provare una gran tristezza al pensiero di tanti giovani della sua regione che hanno solo due opzioni per sopravvivere: “Lasciano la terra d’origine o diventano ciechi, porgendo l’altra guancia.”

Saviano stima che nei 29 anni della sua vita, la camorra abbia ucciso 3600 persone. Secondo lui, è la maniera in cui la camorra si è infiltrata nelle istituzioni politiche italiane che rende così difficile combatterla. Saviano spiega come gli uomini d’affari della camorra – conosciuti come ‘i colletti bianchi” – abbiano costruito un impero fondato sullo smaltimento di rifiuti tossici. Si sono presentati come imprenditori irreprensibili in grado di offrire alle imprese italiane ed europee offerte imbattibili per eliminare i loro rifiuti tossici. “Nessuno faceva troppe domande e i rifiuti velenosi venivano sotterrati nella regione Campania, dove l’incidenza di tumori sta moltiplicandosi, secondo la rivista medica Lancet” spiega.

Tuttavia, Roberto Saviano non prevede nessuna soluzione nel breve periodo e perciò la popolazione di Napoli continua a temere per la propria incolumità. “Non vedo le soluzioni radicali che sarebbero necessarie. Quello che terrorizza i cittadini di Napoli e che li ha portati ad innalzare barricate vicino alle discariche è la paura dei rifiuti tossici. Napoli e tutta la regione Campania sono state invase dai rifiuti tossici provenienti da tutto il mondo, gestiti dal crimine organizzato.”

Si stima che il fatturato ufficiale delle tre mafie – la mafia siciliana, la camorra napoletana e la ‘ndrangheta calabrese – sia di almeno 100 miliardi di euro all’anno. “Non si può combattere questi giganti con i sotto-equipaggiati carabinieri di paese” dichiara Saviano. “Le forze dell’ordine muoiono e combattono con il cuore, ma è come pretendere che vigili urbani combattano una guerra totale contro giganti multinazionali. Il mondo deve aprire gli occhi, riconoscere questa minaccia e smettere di considerarla un problema italiano.”

“La Camorra è prima di tutto un problema economico. Dovrebbe essere combattuto sul piano che temono maggiormente – quello economico. La soluzione è bruciargli la terra sotto i piedi. La mafia mi ha condannato a morte perché ho gettato luce sulle loro attività economiche. La mia vita è un inferno. Ma non ho nessun rimpianto. Solo se non ci facciamo ridurre al silenzio avremo una possibilità per fermarli.”

[Articolo originale di Annalisa Piras]

[traduzione: info@ItaliadallEstero.info]
Articolo pubblicato Martedì 2 Settembre 2008, in Inghilterra.
Link autore pubblicazione “Italia – Uomo morto che cammina“.

Pubblico qui un articolo interessante sul cui ho evidenziato alcuni passaggi.

dal blog DecidiamoInsieme: Repubblica – Napoli
La Fibe ora chiede garanzie Agnano, scontro sulla gestione
Ad Acerra grandi manovre per l´affidamento diretto, ma ci sono anche gli spagnoli
di Antonio Corbo

C´è una doppia velocità. La spettacolare accelerazione per Acerra, con l´arrivo dei bersaglieri, scelta forse significativa, sono soldati che corrono. E la strana frenata per Agnano, il quartiere indicato dal Comune per il suo inceneritore, il quarto in Campania. A poche ore dalla quarta visita di Berlusconi a Napoli, si può guardare oltre?

«Sono cominciate le grandi manovre per il colossale business degli impianti: chi dovrà costruirli o gestirli», spiegano gli osservatori più disincantati del settore rifiuti.

Per Acerra manca ancora il “rup”, responsabile unico del procedimento. Dovrà sostituire Giuseppe Sorace, indagato dopo l´ultimo blitz della Procura, agli arresti domiciliari finirono personaggi di rilievo: dalla prima assistente di Bertolaso, Marta De Gennaro, ai dirigenti di Fibe.

Proprio la società di Impregilo torna in primo piano.

Per decreto legge deve completare i lavori di Acerra, è scaduta intanto l´interdizione a trattare con enti pubblici il 26 giugno, solo quattro giorni fa. Gira un´indiscrezione: Fibe accetta, ma preferisce attendere che il decreto già modificato alla Camera sia convertito in legge dal Senato. Avverrà entro il 22 luglio.

Bertolaso ha annunciato che Acerra andrà in funzione a fine anno. Allude forse alle prime prove. Il “rup” dovrà vigilare sui lavori, e occorre almeno un altro anno di prove e collaudi: per sei mesi, devono lavorare insieme Fibe che ha costruito l´impianto e la società che dovrà gestirlo, chi? I tecnici spiegano con un esempio:
«Non è come un´auto, chi la compra può subito guidarla. Vi sono meccanismi complessi da studiare».

La gestione, ecco il nodo.

Fibe accetta di ultimare la struttura, ma non intende gestirla. E chiede garanzie. Sono passati dieci anni dalla gara d´appalto. Anni tormentati per una società che altrove costruisce con miglior fortuna e in tempi brevi. Ha investito 280 milioni, per completare l´opera che a fine agosto 2007 era all´86 per cento mancavano sei mesi di lavori e 75 milioni. Il preventivo è ancora lo stesso o la struttura si è deteriorata durante la sosta? E dove sono i 550 specialisti che vi lavoravano?

Berlusconi punta sull´affidamento diretto. Niente gara di evidenza europea.

Saranno richiamati i vecchi concorrenti: “Asm” di Brescia e i francesi di “Veolia”, che il 24 gennaio erano pronti a firmare grazie alla mediazione del prefetto Alessandro Pansa, ma Gianni De Gennaro preferì soprassedere.
Il 7 febbraio andò quindi deserta per la terza volta una gara di 4,5 miliardi di euro per vent´anni.

C´è un terzo concorrente: il gruppo spagnolo Abertis, abbinato a De Vizia transfer Spa. Dovrebbe avere, a sorpresa, un ruolo anche la Jacorossi. La società si è assicurata come amministratore delegato Ciro Turiello, l´ex di Asìa.

L´affidamento diretto consente al governo di trattare su campi larghi.
Le prime ipotesi: Veolia ad Acerra, magari con Jacorossi sul territorio, “2A2″ ( Asm e Aem unite.NDR) a Salerno e a Napoli, gli spagnoli di Abertis a Santa Maria La Fossa.

Il Commissariato non si pronuncia su Agnano. Ed è questo il secondo nodo.
Richiede sondaggi e studi. Il Comune di Napoli gioca invece d´anticipo. Forte di una legge (”113 Testo unico degli Enti locali”) vuole assegnare progettazione, costruzione e gestione alla società che controlla con il cento per cento delle azioni: l´Asìa, oltre duemila dipendenti, sede proprio ad Agnano.
Il suo ad, Daniele Fortini, conferma le ultime notizie. «È stato davvero svolto il “layout” in uno studio attrezzato, tutto ok, una meraviglia.
Procediamo con le indagini anemometriche, quindi con i carotaggi. Sarà un progetto di qualità, potendo contare su 120 tra i tecnici migliori d´Italia, gli specialisti di Atia, e di ben tre università, la prima è la Federico II di Napoli, quindi Torino e Milano». Il “layout” ha configurato la sagoma (alta 40 metri) nel contesto. Superando così il test di impatto ambientale. Seguirà quello della Via.shock

Il governo pensa ad altri gruppi. Basta ascoltare nel Pdl Paolo Russo, deputato tra i più esperti di ambiente. «Dopo quella attuale, la prossima emergenza sarà la gestione degli impianti, se non si individuano i migliori gruppi d´Italia o del mondo per tecnologie d´eccellenza e uomini esperti».
Lo scontro è palese ascoltando l´assessore Gennaro Mola. «Il Comune di Napoli nei termini ha indicato un sito, ha tutto l´interesse, il diritto, quindi l´obbligo di affidarlo alla sua società. È l´Asia.
Si rivolgerà a quanto di meglio esista per tecnologie e serietà, ma il Comune di Napoli dopo tante sofferenze non rinuncia ad un ruolo da protagonista nella sua città».
Né lascia ad altri il business: bruciare rifiuti vuol dire completare il ciclo, ricavare energia, quotata dal Cip 6 almeno venti centesimi a chilowattora. Provate a immaginare: 300 tonnellate al giorno nel forno di Agnano.
::

Come avete letto e constatato dall’articolo precedente, cosa che non viene mai fatta dai media tradizionali tv e giornali, il nodo dei rifiuti è solo la gestione e il pacco incredibile di soldi che ci gira intorno.

Solo per Asm Brescia 4,5 miliardi di euro per 20 anni !!!
9.000 miliardi di lire !!!

Lo sapete che ci si compra tutto Berlusconi e la Mediaset?

Comprendete quindi che ruolo possa aver ela politica , anzi i politici?

Vi ricordate quando vi dicevo che facendo la lista civica un politico si può comprare anche con un incarico di lavoro per 50.000-100.000 euro annui presso un azienda importante?

Ecco le società di gestione e progettazione degli inceneritori assumono centinaia di tecnici, amministrativi, ad esempio l’Asia di NAPOLI ne ha 2000 !!!

Ora queste sono fabbriche di consenso.

I nostri politici sono inermi difronte al capitale fresco e liquido che hanno le multinazionali.

Guardatevi il video di Alex Zanottelli e cercate di capire di più del sistema con cui pilotano la gara di appalto della gestione rifiuti in modo tale che solo 2-3 aziende enormi come Veolia possano gestire l’impianto e la torta dei soldi pubblici.

Ecco perchè i CIP6 non verranno mai levati , perchè sono il carburante di un sistema che distribuisce ricchezza ad una casta di persone di potere.

Tj

DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA – AD ALEX ZANOTELLI E AI CATTOLICI DI BASE
(18 luglio 2007)

Caro Alex (Zanotelli), bellissima la tua lettera.

Bisognerebbe aggiungere un punto: la tua Chiesa dovrebbe tirarsi
anch’essa fuori dal business dei rifiuti. La cava di Chiaiano, di
proprietà dell’Arciconfraternita dei Padri Pellegrini, quindi della
Curia napoletana, non deve essere messa a disposizione di Bertolaso
perchè possa farci la sua discarica. Stiamo parlando di Chiaiano, oggi
il luogo simbolo della resistenza per i “rifiuti-zero” e punto
nevralgico in cui la logica repressiva tenta lo sfondamento nei
confronti di quello che la stampa chiama il “Partito del NO”, e che è in
realtà l’alternativa civile dei movimenti di base. (Non è per nulla
casuale Il riferimento al decreto che fa delle discariche “aree di
interesse strategico” da presidiare con l’esercito e che prevede 5 anni
di carcere per i promotori delle proteste: ad esempio un certo prete che
gira sempre con la sciarpa arcobaleno intorno al collo).

Un dispaccio dell’ADN-KRONOS, riferendo dell’occupazione del Duomo di
Napoli da parte dei Comitati in difesa delle cave di Chiaiano e Marano,
attacca così:
“Da qualche tempo il Duomo di Napoli sembra diventata la ‘casa’ di
disoccupati, sfrattati e altri diseredati”.
Ti vedo ridere da sotto i baffi: magari fosse! La Chiesa non dovrebbe
forse essere la “Casa degli ultimi?”. Ed invece – per quanto ne so – usa
il suo enorme patrimonio immobiliare (il 20% della “ricchezza” nel
settore, pare) al pari degli altri protagonisti della speculazione
edilizia e fondiaria.
Il dato del 20% lo traggo da un’inchiesta del settimanale “Il Mondo”
(11-5-2007), firmata da Sandro Orlando, ripresa in TV da “Annozero” di
Santoro.
Il Vaticano, inteso come “Palazzinaro”, secondo la citata inchiesta
possiederebbe “un quarto di Roma”.

A Milano, dove vivo, circa la metà delle case sfitte (90-100.000) fanno
capo a società controllate o satellizzate dalla Curia.
Fossero date in locazione a prezzi equi (facciamo il 15% dello stipendio
medio di un lavoratore?) il mercato degli affitti verrebbe
rivoluzionato. Potrebbero essere sistemati tutti i 20.000 che nel
2007hanno fatto richiesta all’ALER di un alloggio popolare. Altri dati
su Milano: 11.000 richieste di sfratti esecutivi, oltre il 50% per
morosità. Alloggi pubblici disponibili per la risposta: circa 1000. Solo
600/700 gli alloggi di nuova costruzione programmati entro il 2010.
I banchieri certo si scoccerebbero alquanto per gli “affitti sociali”
perchè si vedrebbero ridotto il valore del loro patrimonio immobiliare,
al momento più che gonfiato.
Ma quale deve essere il punto di vista di chi intende, per
responsabilità specifica ed essenziale, annunciare la Buona Novella agli
uomini (e alle donne)?
Quello del “diseredato”, che si preoccupa di conciliare il pranzo con la
cena, magari sotto un tetto e non sul lastrico; o quello del “cattolico”
presidente di Banca Intesa, che persegue il profitto con il commercio
delle armi?
(A dire il vero, Bazoli avrebbe annunciato di voler cessare le
operazione finanziarie dell’export bellico, ma i criteri modificati di
fresco della Relazione governativa non permetteranno di verificarlo).

Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello ai “grandi” del G8: “Occupatevi
dei poveri e dei deboli! Occorre rilanciare un equo processo di sviluppo
integrale a tutela della dignità umana.” Sante parole, è il caso di
dirlo. Magari risulterebbero più credibili se fossero applicate a sè
stesso, specialmente quando il Papa dice: “Il pane quotidiano non può
dipendere dalle speculazioni e dalle turbolenze finanziarie”. Questa
indicazione, a proposito dell’alimentazione necessaria, credo che sia
valida anche per l’abitazione necessaria, che deve essere sottratta alla
logica del puro profitto.
Ed è valida anche per il diritto ad abitare in un contesto ambientale
che non costituisca minaccia alla salute, per le donne, per gli uomini,
per i loro cari.
Il Papa ha ammonito i leader del G8 ad adottare coraggiosamente “tutte
le misure necessarie per vincere i flagelli della povertà estrema, della
fame, delle malattie, dell’analfabetismo, che colpiscono ancora tanta
parte dell’umanità. Mi unisco anch’io – ha detto Ratzinger – a questo
pressante appello alla solidarietà“.
Ecco, caro Eminenz (direbbe la Littizzetto), una piccola “dritta” al tuo
cardinale Sepe di Napoli sarebbe gradita. Del genere: “Figliolo, lascia
perdere i trenta denari, e tuteliamo la salute delle nostre “pecorelle”
di Chiaiano. Questa discarica non s’ha fare e, per quanto ci compete,
non la lasceremo fare”.

Molte persone che conosco appartengono alla categoria degli
anticlericali incalliti.
Sono indignati per l’eccessivo finanziamento pubblico alla Chiesa. E’
facile sentirli fare questi discorsi “arrabbiati”:
“Io li caccerei via tutti sti pretacci… Con quello che ci costano ogni
anno tra 8 per mille di cui solo il 30% va alle iniziative tanto
pubblicizzate, il resto al mantenimento del clero, l’evasione fiscale
(vi pare che il clero paga tasse per gli introiti che ha?), per l’ICI
che non paga e tante altre cose.
Stando ai dati, se non ci fosse la Chiesa Cattolica in Italia a
ciucciare risorse, le tasse ai cittadini potrebbero essere DIMEZZATE”.

Guardiamoci dritti nelle palle degli occhi, caro Alex: hanno proprio
tutti i torti? Datevi da fare, voi, costruttori del Regno, operatori di
pace, per smentirli !!!
Questo è affare vostro di credenti, ancor più, da praticanti: non di noi
atei o agnostici.
A noi, donne e uomini di buona volontà, cristiani, ebrei, buddisti,
musulmani, o credenti in altro, resta il titanico compito di contrastare
l’Impero del denaro in tutte le sue espressioni.
Senza guardare in faccia a nessuno.
Alfonso Navarra

Dal Blog di Beppe Grillo.it

Alex_Zanotelli.jpg
Padre Alex Zanotelli, Chiaiano
Clicca l’immagine

Padre Alex Zanotelli, per me una scheggia del cuore di Cristo, mi ha inviato questa lettera da Napoli. Il business dell’emergenza è il futuro della Campania, l’assicurazione sulla vita della politica inquinata. L’emergenza giustifica i mezzi e il fine sono sempre i soldi.

Carissimi,
è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest’estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità. Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12:

“ Solo falsità l’uno all’altro si dicono: bocche piene di menzogna, tutti a nascondere ciò che tramano in cuore. Come rettili strisciano, e i più vili emergono, è al colmo la feccia.”

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