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La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini, equipara i blog alle testate giornalistiche. Io Andrea Tj sottoscrivo l’appello di Repubblica.

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Ormai dopo qualche giorno dal terremoto dell’Abruzzo, atterriti dalle immagini e dalle notizie, ripenso a tutto ciò che è successo.

Lunedì notte, la mattina presto, pochi minuti dopo le prime scosse, la notizia viaggiava sul web, il cinguettio di Twitter, i gruppi di aiuto su Facebook, i video su Youtube, i blog dei tanti italiani che hanno vissuto in primo piano il terremoto, davano la notizia.

Il mondo sta cambiando velocemente, e tutto questo cambiamento avviene tramite la condivisione delle informazioni.

Negroponte lo scriveva in un suo libro 15 anni fà, ed adesso si sta avverando.

La rete, con telefono fisso o col telefono mobile, pemette di essere tutti connessi, istantaneamente.

Guardate questo video:

http://www.international.rai.it/mediacenter/frontend/programma.php?cat=71&id_video=1617

La rete sta evolvendo molto e soprattutto nel nostro paese, dove la diffusione e capillarità della presenza della connessione a banda larga, sta arrivando adesso ad una percentuale tale da coprire un alta fetta del territorio italiano.

In Italia stiamo vedendo solo adesso lo sviluppo che può avere il futuro, e questo arrivarci sempre in ritardo non ci aiuta nell’essere competitivi, ma non in termini solo di profitto, ma di sviluppo di idee e progetti per la società di domani.

Io sono nato e vissuto nella terra del rinascimento dove i mercanti astuti, avevano contatti con tutto il mondo, scambi, e cultura tali da voler sempre primeggiare, non solo nei profitti, ma bensi nell’arte, nella cultura, nelle scienze. Questo è un motivo che dà impulso più dei meri profitti.

Ora anche l’Italia sta vivendo con l’uscita dell’ IPhone della Apple che seguita dalle altre aziende che copiano il format, spingerà sempre più ad creare il trinomio uomo-cellulare-connessione personale portatile.

Ormai ogni persona sarà connesso 24h24, e dal suo cellulare presto potrà gestire la sua “connessione al web”.

Questo vuol dire che io posso seguire in diretta eventi in ogni parte del mondo, stare dentro in vari progetti, di divertimento, di studio, di lavoro, che si svolgono nel mondo, senza spostarmi da casa, o meglio mentre invece mi sposto, ma forse per andare al mare a fare un bel bagno, piuttosto che una passeggiata sui monti.

Quello che quindi cambierà da oggi in poi, sarà la concezione che ognuno di noi non sarà in rete col web proiettato da casa nel mondo, ma da se stesso a tutte le parti del mondo.

Perchè dico questo con un titolo che si rifà al blog?

Oggi tutti noi possiamo avere un blog, e con l’avvento di queste nuove tecnologie, potremo aggiornare il nostro blog costantemente, descrivere opinioni, fatti, eventi, paesaggi, in diretta da dove ci troviamo.

Possiamo fare video, foto e altro, e costruire dei contenuti che poi metteremo in rete web.

Ecco la sfida che io vedo e che dobbiamo raccogliere: <ognuno di noi deve/può costruire contenuti e metterli in “rete”>.

Ma quale “Rete” ?

Non solo e non più la rete web, quella di internet, quella che è la rete come mezzo.

Quello che possiamo e dobbiamo fare, è la rete di persone e di contatti.

Molte aziende di business stanno cercando di sfruttare questo concetto di rete, chiamato da loro “network sociale”, con cui sfruttano l’adesione di iscritti connessi alla loro piattaforma, cercando di dare loro servizi, ma facendo in modo che loro poi stiano dentro la piattaforma, in modo da sfruttare i proventi della pubblicità, le informazioni sui gusti, sulle preferenze, sui contenuti visitati sul web, per poter poi rivenderli alle aziende di marketing.

Ora qui noi abbiamo di fronte la sfida.

Credo che ora come mai, possiamo davvero fare rete dal basso, p2p, persona verso persona, e organizzarci, magari sfruttando proprio anche quelle piattaforme.

L’esempio del giornalismo dal basso che abbiamo intrapreso tre anni fà col GrilloNews.com,  và in quella direzione.

Ora dobbiamo essere forti di pensare e progettare all’interno del web2.0, il nostro modo di fare rete sociale, U2U, lo definirei io, umano verso umano, dove l’uomo è al centro della rete di rapporti.

In maniera trasversale, possiamo ognuno di noi fare parte di piattaforme e gruppi, ma avere il blog tematico, e gestire un blog allargato dove tramite i contenuti e le opinioni, possiamo costruire dei progetti aperti e condivisi così come nel software OpenSource.

Il GrilloNews.com, avendo il retroterra dei meetup, è un progetto pilota ,che credo ci servirà per testare le nostre capacità e creare le basi per sviluppare poi un progetto più aperto e meno “targetizzato”. Quello è un progetto di informazione che si lega all’attività dei mettup di Beppe Grillo, quindi con la funzione di informare localmente sulle attività che vengono svolte e le tematiche trattate, con accenni di informazione generica.

Magari il progetto a cui pensavo poi di arrivare al secondo livello, era un progetto di informazione di rete sociale. Costruita sempre u2u, trasversalmente dal basso, ognuno di noi potrebbe costruire la rete dell’informazione generica, non legata ai gruppi di Amici di Beppe Grillo.

Un progetto un pò più ambizioso che io ho chiamato I New You, io informo te, storcendo e forzando il significato inglese di news-notizia, in verbo informare.

Ecco che diventa fondamentale fare dei primi passi in 3-4 persone all’inizio e poi piano piano crescere e condividere, così come abbiamo fatto fino ad ora.

Il segreto del futuro sta nel fatto che crescere, lavorando a distanza e mentre uno può continuare  agestire le sue altre attività, sarà semplice e veloce.

Create i vostri blog, pubblicate i vostri articoli, imparate ad osservare e indagare, questo vi aiuterà ad essere interconnessi con la scoietà ed ad essere cittadini migliori. Costruite e strutturate, anche in maniera semplice, le informazioni, e rendetele disponibili in rete.

Questo ci permetterà di far fare i primi passi ad un cambiamento ed esserne attori.

Volete essere parte di ciò o stare a guardare?

Andrea Tj

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Scrivi il tuo giornale online e nella tua città !!

Grillonews.com

Nel 2007, (lo sò siamo nel 2008..), nella sessione del WordCamp di San Francisco, si è tenuto un dibattito molto interessante.

Blogs contro Giornalismo.

Vi traduco qui un articolo di una recensione , fatto da climbtothestars.org,

Queste sono le mie note di questa sessione. Possono essere imprecise. Controllate con le persone direttamente interessate che veramente ciò che hanno detto corrisponda alle parole qui riportate, prima di saltare su dalla sedia.
Grazie.

WordCamp 2007 John C. Dvorak, Om Malik, Mullenweg opaco

John C. Dvorak ritiene che non vi è alcuna differenza di sorta, ed ai blogger dovrebbe essere dato le giuste credenziali. I grandi media non prendono seriamente in considerazione i blogger, ancora.

* Steph-nota: mi ricordo di Dvorak dal 2002 e la kitty-teste.

Om Malik: ..blog hanno una diversa dinamica, non sostituiscono il giornalismo principale. Attenzione a non grumo di tutti i blogger nella stessa categoria.

JCD: Se i blogger copriranno Schifezze di notizie come “Paris Hilton’s ha perso PDA” o “Tom Cruise fa qualcosa di stupido”, faremo proprio come dei principali organi di stampa. Problema.”che cosa è questo tipo di pensare?”, questo è tuo pensare è il tuo post del blog.
Guida dei principali media sono come guscio di noci.Il mondo di blog verrà respinta dal mainstream perché sono un fastidio.

A un certo punto, JCD ha dovuto lottare per mantenere collegamenti a siti fuori nella sua colonna.
( “OMG! Se i link esterni vedono noi come schifezza, non saranno considerati , le persone che arrivano sul nostro blog ci vedono come schifezza!”)

OM: osservazioni possono essere buono / cattivo.
Caratteristica importante.Dovete assumere  cura dei tuoi commentatori.

Essi hanno dedicato del tempo sul tuo sito. Rispetto.

JCD: chiedendo ai lettori di riempire gli spazi vuoti della tua storia
Steph-nota: come sto facendo per il mio articolo 2002 Dvorak – molto interessante, tutta l’informazione è nel post, più i commenti.

OM: commenti sono ciò che rende di blog diverso da mezzi di comunicazione di massa, attingendo alle intelligenza collettiva.
Impegnarsi ogni singola osservazione.
Questa è la singola lezione più importante che ho imparato.

JCD: Hey, è possibile moderare i commenti senza uccidere il blog (JCD utilizza Spam Karma).

Alcuni commenti non contribuiscono molto ( “You suck!” Non è veramente molto da aggiungere la conversazione).

Raccomanda moderazione per assicurarsi commenti hanno valore.

Bisogno di una massa critica di lettori di avere abbastanza commenti.

La moderazione dovrebbe essere la responsabilità dell’autore del post.

In questo nuovo mondo, fate un post, queste osservazioni fanno parte del proprio lavoro come lo scrittore.

OM: si è impostato il tono.
Ci sono buone bar, lousy bar.
Persone a scegliere.

Steph-nota: giardinaggio blog è veramente importante.
Ciò che si accetta o non si accetta, influenzerà il modo in cui le persone agiranno con i commenti.

WordCamp 2007 Om Malik

JCD: anche bisogno di rilassarsi.Non una catastrofe nazionale, se le cose vanno in discesa nei commenti.
JCD è stato chiamato un idiota per 25 anni, ma è ancora lassù ;-).

M: è possibile votare i commenti.
JCD: non ama i commenti di rating, ad eccezione ristorante recensioni.
Steph-nota: non mi piace commento rating molto.

OM: Un trucco è quello di passare avanti da quello che ha scritto per 15 minuti prima della pubblicazione.

JCD: trucco del giornalista : leggere ad alta voce (davvero!) Perché le orecchie e gli occhi non funzionano allo stesso modo. Catturi un sacco di errori.

OM: In realtà, avete il vostro Mac e potete farlo rileggere di nuovo a voi.

Q Ben Metcalfe: “nessuna differenza circa blogger e giornalisti” – si potrebbe spiegare di più?

Giornalismo investigativo, tenendo conto del governo di pensieri… Più i grandi cose.
Se “sembra troppo come un blog”, si può perdere credibilità (la gente va “Ah, è un blog”).

Cfr. The Onion.

NYT ridisegnata dopo the Onion (contestato!)
Neo-blog di stile: credibilità va modo più alto, con lo stesso contenuto.
Alcuni vecchi modelli, diversi fiore, diversi rosa, posto per gatto fotografia… qualcosa di vecchio stanco Layout.

BM: E ‘davvero solo una questione di layout?
JCD: Ciò che sto dicendo è valida per le prime impressioni.

JCD: “citizen journalism”: costruzione artificiale.
Steph-nota: che cosa c’entra con Dvořák e gatti?

OM: Bloggers dovrebbe chiamarsi direttamente persona. Cercare di ottenere informazioni direttamente dal popolo.
Almeno si può dire che si è tentato di mettersi in contatto.

WordCamp 2007 John C. Dvorak

JCD: Forse prendere un corso di giornalismo così almeno si ha un indizio di come funziona, diffamazione e di studio del diritto, questo è importante (non è possibile chiamare la gente un “Coglione” per esempio, è possibile ottenere citato nel dimenticatoio – ” douchebag “, tuttavia, è OK!)

OM: In effetti, “douchebag” potrebbe anche avere un effetto maggiore nel dopoguerra.

La lingua inglese è meravigliosa, ha molti modi per descrivere la stessa cosa.

JCD: È necessario essere prudenti, e credo che i blogger non hanno avuto la lezione sulla diffamazione legge.
Non si desidera ottenere denunciato per un piccolo commento o qualcosa del genere.

OM: adozione di blog direttamente connesse con la penetrazione della banda larga
Steph-nota: non è sicuro che!

Ben Metcalfe: luoghi in cui i blog sta recuperando terreno, sono luoghi in cui non vi è davvero molto libertà di stampa (ad esempio Europa orientale, l’Iran – non necessariamente un sacco di blogging).
Mancanza di libertà di stampa è una correlazione più valido con la mancanza di banda larga.

OM: tanto blogs son orealizzati attualmente in Stati Uniti d’America, ecc

JCD: yeah, i paesi con un lousy libertà di stampa.
Non abbiamo una stampa libera.

Nuove forme di giornalismo stanno mettendo in discussione il pensiero di A. J. Liebling secondo cui “la libertà di stampa si limita a coloro che ne posseggono una”. Ma è una buona notizia?

“Viviamo in un’era di forti passioni politiche, in cui i canali di libera espressione sono in declino e la menzogna organizzata prospera in dimensioni mai viste prima”, scrisse George Orwell nel 1943. Chi non sarebbe oggi d’accordo con lui? Ma gli abitanti del XXI secolo hanno tratto vantaggio dall’esplosione di nuovi canali di libera espressione. Qualunque siano le proprie credenziali, se si ha un’opinione, oggi si hanno anche i mezzi per diffonderla.

Il vecchio si faccia da parte

Tradizionalmente il giornalismo ha avuto solo pochi sbocchi, la maggioranza dei quali riservati a giornalisti “qualificati” ed in genere una politica editoriale fortemente controllata. Durante il corso di questi ultimi dieci anni, molte barriere sono state infrante, facilitando il transito verso un’era di giornalismo partecipativo. Il principale responsabile è internet e la sua evoluzione verso una piattaforma grazie alla quale tutti possono essere giornalisti.
Mentre la maggior parte dei 215 milioni di utenti di internet nella Ue, accede ai servizi in rete in modo passivo, quale può essere il controllo di dati, la lettura o visione di foto, un numero sempre maggiore sta diventando, de facto giornalista. Attraverso l’inserzione dei frutti delle loro ricerche o esperienze su internet, si può dire che la gente si renda ora parte attiva di una nuova forma di giornalismo. Basta citare il caso di café babel per accorgersi di tale fenomeno: 30.000 persone visitano il suo sito ogni mese per poter discutere con gran serietà di politica e cultura. Gli articoli sono in realtà contributi volontari di gente sparsa in tutta Europa e i lettori sono poi liberi di aprire dibattiti nelle chat-rooms.

Il nuovo che avanza

Ad ogni modo, è il fenomeno del blogging ad essere identificato dai giornalisti dei media di larga diffusione quale minaccia principale alla loro professione. Concedendo l’uso al cittadino-giornalista di un mezzo di comunicazione accessibile, i blogs sono giornali online privi di censura. Accattivanti, arrabbiati, irriverenti, spesso non veri, sono un miscuglio senza regole aperto a tutti.
Il maggior numero dei blog oggi, stimati sui 10 milioni, consistono in pagine riempite di aneddoti, gossip e chiacchiere in generale. Ma se il contenuto di alcuni di questi blogs è considerato osceno nelle libere democrazie, questo rappresenta un importante atto di sfida in molte parti del mondo laddove libertà più basilari non sono concesse. In Cina, una giovane donna, è diventata famosa dopo aver pubblicato su un sito web alcune rivelazioni a riguardo di un certo appuntamento romantico segreto di una pop star. Anche se il Ministero della propaganda ha proibito la pubblicazione del suo libro e la stampa di stato ha attaccato le sue “qualità morali fortemente depravate”, lei è diventata un’eroina clandestina e un simbolo della lotta per le libertà personali. Il blog di Zimei ha registrato 20 milioni di visitatori, stimolando un dibattito che ha incoraggiato milioni di persone a prender parte online, a discussioni aperte e sincere su argomenti altrimenti considerati una volta tabù.
Internet ha dunque stimolato con potenza un tipo di giornalismo dal basso, che rappresenta la spina nel fianco dei controlli di stato. Inoltre, la natura transnazionale di internet, apre per la gente, una nuova finestra sul mondo. Di recente, la gente ha fatto ricorso ad internet per ottenere resoconti microcosmici dei drammatici eventi in Ucraina. Invece di far conto sui reportage dei giornalisti occidentali professionisti, sono i resoconti di testimonianze oculari che hanno offerto un’affascinante introspettiva dell’umore del paese, facendo sì che anche gli stranieri potessero condividere le emozioni degli storici partecipanti della Rivoluzione Arancione.

Diversificazione

Il blogging ha fatto notizia, ma in realtà rappresenta solo una dimensione della rivoluzione nel giornalismo partecipativo. Nei primi anni ‘90, gli show interattivi alla radio e la televisione costituivano una novità, ora sono invece comuni e la gente d’ogni giorno è invitata a condividere le proprie esperienze personali col resto del pubblico. Sicché, una volta, le voci dei “notiziari” e “analisti esperti” erano ad esclusivo appannaggio dei grandi. I canali tradizionali dei media (la stampa, la radio, la TV), la classe dirigente e quella imprenditoriale, si sono tutti adattati ad includere la gente comune. La maggior parte delle pubblicazioni (riviste, giornali etc.) ed emittenti, hanno siti web con chat-room sempre accessibili, che offrono agli utenti la possibilità di dire la propria. Un altro esempio è il video-diario. I progressi nel campo tecnologico, hanno fatto sì che macchine fotografiche e videocamere digitali diventassero accessori alla portata di tutti, dando la possibilità a chiunque di filmare la propria storia. Una volta finito, il filmino può essere facilmente editato col computer di casa. Il risultato prodotto, è un filmino dalla qualità semiprofessionale, che una volta scaricato sul computer, ha un’audience potenziale di milioni di persone.
Il chiedersi qualora il giornalismo partecipativo sia realmente “giornalismo”, è una questione spinosa, ma i critici che lo accantonano dichiarandolo una forma surrogata di giornalismo, non ne comprendono la portata. A differenza dei media accreditati, i giornalisti di partecipazione non sbandierano ai quattro venti la loro oggettività ed il loro monopolio sulla verità. Se sviluppi quali internet, hanno stimolato ulteriormente dibattiti pubblici su argomenti importanti, di certo rappresenta una cosa buona? Desta curiosità il fatto che in un momento in cui l’apatia dei votanti e ladisillusione per la politica sembrano essere al loro massimo storico, l’espressione delle proprie opinioni sia invece in forte crescita. Lo scopo del gioco è quello di cercare di coinvolgere quanta più gente è possibile. La partecipazione è una parte integrante del concetto di giornalismo contemporaneo, che piaccia o no agli stoici del MSM. La bellezza è che dà al comune cittadino un palco, per quanto di fortuna, d’accesso al consumatore.

Quella stessa opinione pubblica, una volta territorio monopolizzato da organi di stato e conseguentemente estesa ad una stampa libera, si sta oggi ridefinendo e sta diventando sempre più pluralista. Credo che Orwell ne sarebbe orgoglioso.

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