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È strano come in Italia tutto significa sempre il contrario di tutto.
Capita, infatti, nella nostra pseudo Repubblica che un decreto sicurezza (d.l 23 maggio 2008 n. 92) contenga in sé stesso un articolo che blocca i processi per un anno.
È difficile credere di rendere i cittadini più sicuri bloccando i processi ai criminali, ma si sa: la coerenza non è il maggior pregio dei nostri politici.
Ma procediamo con ordine.
Il 23 maggio il Governo presenta il decreto legge (d.l.) sulla sicurezza pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 maggio e quindi entrato in vigore il giorno dopo.
Il Parlamento ha però 60 giorni per convertirlo in legge pena il decadimento del decreto stesso con effetto retroattivo.
Il Governo dunque presenta il d.l. alle Camere per la conversione in legge e lo fa, secondo la prassi, con la presentazione di un disegno di legge (24 giugno 2008) che introduce un emendamento, cioè una modifica, al testo del d.l. originario.
L’emendamento verrà ribattezzato blocca-processi.
Nell’articolo 2.ter, infatti, si sancisce la sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002. Ad eccezione dei delitti di “criminalità organizzata, ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a dieci anni”.
In termini pratici, secondo questa norma, tutti i processi che prevedono meno di dieci anni di reclusione sarebbero sospesi, creando un notevole ingolfamento della Giustizia.
Alcuni esempi di reati puniti con meno di 10 anni: “sequestro di persona, estorsione, rapina, furto in appartamento, (…), stupro e violenza sessuale, aborto clandestino, bancarotta fraudolenta, sfruttamento della prostituzione, frodi fiscali, usura, (…) detenzione di documenti falsi per l’espatrio, corruzione, corruzione giudiziaria abuso d’ufficio, (…) detenzione di materiale pedo-pornografico, porto e detenzione di armi anche clandestine, immigrazione clandestina (…) calunnia, omicidio colposo per colpa medica (…) – omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata (…) traffico di rifiuti, adulterazione di sostanze alimentari (…).

Da Travaglio: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
Strano! Non sarà sfuggito ai lettori una presenza, fuori dal comune, nei tg e giornali di fatti di cronaca riferibili a molti di questi reati proprio durante l’ultima campagna elettorale. E ancor più, è difficile dimenticare come proprio questi reati furono oggetto di una martellante campagna elettorale portata avanti da Lega, An e Forza Italia, cioè i partiti che durante le elezioni proponevano la tolleranza zero e che oggi sono sostenitori dell’emendamento blocca-processi.
Secondo l’emendamento, inoltre, l’imputato può richiedere al Presidente del Tribunale di non sospendere il processo.
Cioè stupratori, rapinatori, corruttori potrebbero implorare i giudici di farsi processare per il bene della verità e della giustizia!
Ad ogni modo, la proposta di una sospensione dei processi ha suscitato scalpore, un provvedimento così era troppo difficile da far digerire all’elettorato.
Berlusconi non si arrende e anche grazie alle rimarchevoli consulenze del suo legale personale Ghedini, che è al contempo anche parlamentare di Forza Italia, l’11 luglio, appronta la cosiddetta slitta-processi: un maxi-emendamento interamente sostitutivo del precedente, che non apporta modifiche al pacchetto sicurezza se non quelle agli articoli 2 bis e 2 ter, proprio quelli inerenti la giustizia.
Le nuove modifiche stabiliscono che i processi non si bloccano più automaticamente, ma sarà a discrezione dei Magistrati fissare criteri di rinvio dei processi per reati indultati o che comunque rientrano nell’indulto previsto dalla legge del 31 luglio 2006.
Il 15 luglio la Camera ha detto sì (votanti a favore AN, LEGA, FORZA ITALIA) all’ultima e definitiva versione del decreto sicurezza in attesa dello scontato voto al Senato.
Ma che significato ha veramente questo decreto sicurezza? Qual è il nesso tra un decreto che dovrebbe, nelle intenzioni, regolare ulteriormente la normativa sui clandestini con un articolo inerente la giustizia e la sospensione dei processi?
Molto semplicemente il legame si può tradurre in un ricatto di Berlusconi volto a convincere il Presidente della Repubblica a licenziare la vera normativa che sta a cuore il Presidente: il lodo Alfano. Lo strumento con il quale Berlusconi potrebbe sottrarsi a tutti i processi passati, presenti e futuri. Tanta fretta è poi giustificata dal fatto che il premier ha bisogno di arrivarci prima della sentenza definitiva del processo in cui è accusato di corruzione in atti giudiziari per la falsa testimonianza del legale inglese David Mills, nel processo All Iberian e in quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza.

La redazione di Grillonews Roma

pubblicato su : grillonews.com
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Ricevo e pubblico anche qui la seguente lettera.

LETTERA APERTA A MARCO TRAVAGLIO SULLA LIBERTA’. Di Paolo Barnard

Caro Travaglio, io ho le prove che tu non sei libero. Non mi dilungo, te le espongo in breve e ti assicuro che non sto parlando del fatto che, ad esempio, tu ti rifiuti di parlare di temi come il Signoraggio bancario, nonostante esso sia una piaga aberrante artificiosamente inflitta alla vita di ogni singolo italiano, che ne paga un prezzo altissimo.
No, Marco, parlo di altro. Tu non sei libero perché tu oggi sei una Star; perché sei in prima serata TV ogni settimana e proprio nel luogo dove secondo te ?? chi non ha il guinzaglio in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell?altro un suo guinzaglio ce l’ha?; perché sei lì anche tu, col trucco di scena, con i riflettori sparati su di te, col megaschermo dietro le spalle che amplifica il tuo verbo; perché giri l’Italia fra il tripudio dei fans club, che ti adorano; perché sei un’Icona. Tutto questo è Potere, è meravigliosamente forte, è oppio. Una volta assaporato, non se ne può più fare a meno. E allora Marco, quando dovesse capitarti di scorgere qualcosa che non va, e proprio nelle strutture che ti garantiscono quel Potere, quell’inebriante vivere, quel tuo oppio, e intendo una stortura, magari proprio del marcio, un’omertà, o la negazione di un qualsiasi principio morale o di un diritto, tu che faresti Marco? Lo denunceresti? Spareresti cioè un siluro alla base stessa delle fonti della tua inebriante fama? Li manderesti a gambe all?aria assieme a gran parte del tuo status di celebrity? Cioè svergogneresti e denunceresti chi ti trasmette e il loro megaschermo? Chi ti pubblica ogni parola senza fiatare? Chi ti amplifica nelle piazze dei centomila? Chi ti fornisce il tuo oppio? Oppure chiuderesti un occhio? E magari anche tutti e due? Perché lo sai bene come reagirebbero alla tua denuncia: sarebbe rancore, veleno, isolamento per te, cellulari che non ti rispondono più, inviti che non ti arrivano più, amici che, ops, non ci sono più, il tuo volto che scompare dagli schermi e dalla memoria.

Te lo dico io, caro Marco: tu li chiuderai gli occhi. E sai perché? Perché una volta assaporata la fama, lo stradom, e cioè il Potere, non se ne può più fare a meno. Dall’oppio non ci si stacca, dal Potere neppure. Tu non torni Guarino, Staiano, Ferrieri, e cioè uno per cui la TV è un oggetto del salotto, spenta più spesso che no, e non un palcoscenico fondamentale. Tu non torni uno da serate con 23 spettatori a chiacchierare pacatamente di un libro da 2000 copie se va bene, forse due autografi alla coppia di pensionati all’uscita. Tu non potresti più oggi vederti oscurato a 360 gradi e sepolto nella dimenticanza del grande pubblico. Non ce la faresti. E allora ti chiuderai gli occhi all’occorrenza, eccome che li chiuderai, e non sei più libero.

Io non so se ti è già capitato di abdicare così alla tua libertà e alla missione di libero informatore; forse sì, forse non ancora. Ma ti porto un esempio dove questo è già accaduto, accaduto a una persona a te vicina, che tu stimi, a un’altra “paladina” della libera informazione a mezzo stardom: Milena Gabanelli. Come te lanciata da quell’emittente pubblica dove, secondo le tue stesse parole, “ci può essere qualcuno che ha il guinzaglio ed è pure bravo, è difficile, ma non è escluso; la regola è comunque che ciascuno deve essere controllabile e ciascuno deve essere prevedibile, ciascuno deve avere qualcuno che garantisce per lui altrimenti sulla base delle proprie forze e delle proprie gambe lì dentro non ci si entra”. Come te adorata, presente sulle riviste patinate, premi a profusione, fama, tanta? oppio. Ebbene quando nel 2004 Milena Gabanelli si trovò a dover scegliere fra l’adesione al principio sacro della difesa della libertà di informazione, con i rischi tremendi che essa comportava per la sua fulgida carriera, o la difesa di quest’ultima, ella chiuse entrambi gli occhi, senza esitazione, né rimorso, né patema alcuno. E gettò alle ortiche la sua missione di “paladina” del coraggio televisivo, per assecondare proprio le fonti del suo Potere, della sua celebrità, del suo oppio. In collusione con l’editore RAI, partecipò a uno dei peggori casi di Censura Legale che si ricordi, e ancora oggi vi partecipa, ovvero un colpo al cuore della libertà d’informazione in questo Paese. Proprio lei.

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