Mi sono presa stamattina un po’ di tempo per leggere bene questo attesissimo articolo uscito oggi su L’espresso, cui già da ieri e per le prossime settimane se non mesi o anni, il mondo dell’enologia e della vitivinicoltura, insieme a quello dei consumatori, della politica, e di chissà quanta altra carta stampata, fa e farà riferimento. L’articolo in sè si vanta di svelare in anticipo gli esiti di un’inchiesta ancora aperta (mi pare l’abbiano battezzata ‘Vendemmia sicura’), con tanto di indispettito commento del Ministro che ci rimane male soprattutto per la fuga di notizie.

Sul sito de L’espresso nei commenti all’articolo un univoco coro di fischi reclama una informazione migliore, più approfondita, più esplicita e meno sensazionalistica. E infatti non trovate anche voi che sarebbe fondamentale mettere in prima pagina i marchi di questi prodotti, quelli diciamo ‘ricercati’ perchè da sequestrare, quelli tacciati di contenere un quinto di vino da mosto e poi un cocktail letale di acido muriatico e altre sostanze cancerogene. E poi vorrei tanto aver trovato nell’articolo qualcosa come un parere medico, uno straccio di intervista a un Carbiniere del Nas, o una qualsiasi spiegazione -ma autorevole e non la mera opinione del giornalista, di quanto e in che modo il vino al veleno a basso costo mi ucciderà lentamente. Intendiamoci, non sto certo qui dalla parte di criminali e malfattori, nè tanto meno a difendere questi sedicenti vini da scaffale dell’iperdiscount, che l’abbiamo sempre detto che sono prodotti vergognosi, ma credo proprio che sul fatto che se io mi compro un vino sotto una certa soglia di prezzo dovrei almeno dubitare della qualità siamo tutti palesemente d’accordo. Peccato che ci debba essere l’intervento della magistratura o il controllo dell’ente superiore a far fare proclami e giornalismo su materie così ovvie e sotto gli occhi di tutti. L’espresso lancia il sasso e nasconde la mano, risponde di non chiedere a loro di fare i nomi ma piuttosto al Ministero della Salute, perchè loro tutte le notizie che avevano le hanno divulgate. Peccato che nello stesso articolo ci sia scritto testualmente: “nonostante i sequestri, moltissime delle bottiglie sotto inchiesta restano in vendita: ‘L’espresso’ ne ha visto un intero stock in un centro commerciale del Nord-est“. E poi a dirla tutta, qualche nome inutile l’articolo lo fa, parlando di Enoagri export srl e dell’altrettanto nota Vmc srl che forse tutti dovremmo conoscere? ah, poi c’è anche l’arresto di Bruno Castagna da Veronella, ma scusate Bruno Castagna chi è? a quale marchio lo dovrei ricondurre? a quale buonissimo brik di vino moderno lo posso collegare? Poi si sprecano termini allarmistici tipo miscuglio micidiale, pozione, killer cancerogeni, retrogusto al metanolo, cocktail al veleno e via così, in un giornalismo facile facile, più qualunquista di quei disperati che credono che se un litro di vino sfuso costa più di una cola allora è un furto.

La disinformazione diventa palese poche pagine più avanti, dove in un altro articolo si parla di Brunello col tranello (che fa rima con tavernello, aggiungo io), dove si butta in un unico grande calderone la mozzarella di bufala, l’olio spagnolo, il Brunello (questo sì con nomi e cognomi) non facendo praticamente nessuna distinzione tra adulterazione e sofisticazione, e non è per fare le pulci, ma confondendo pure due termini come ‘vitigno’ e ‘vigneto’ che a casa mia indicano due cose molto diverse! E meno male che qui viene almeno riportato il parere del Ministro che invita a non far di tutta l’erba un fascio. Appunto.

Vorrei parlare soprattutto ai produttori di vino, quelli bravi, buoni e belli, che in mano hanno grosse aziende, grandi nomi storici dell’enologia italiana, a quelli già ricchi per nascita e per proprietà, a quelli che hanno i titoli nobiliari e chissà quali cifre sono abituati a gestire, vorrei dirgli che a me di un po’ di cabernet infilato nel loro Brunello non me ne può fare un baffo. Il mercato lo richiede? ci sono delle ragioni per cui quello del taglio è l’unico strumento adatto per ingentilire vini altrimenti troppo austeri, oppure ancora, c’è il bisogno di tutelare una parte della produzione in vigna da certe malattie, o da germogliamenti precoci, o da andamenti stagionali troppo difficili? ebbene fateci un piacere, fate in modo di non poter essere indagati, fate sì che ci sia una distinzione nettissima ed evidente, alle masse e non solo a qualche addetto ai lavori, tra voi e quanti senza scrupoli di coscienza e con massima ignoranza hanno aggiunto il metanolo al vino per ragioni di mercato. Mettete più distanza, mettete più chiarezza, fate vostri i sistemi di comunicazione, e non mascherate l’operato dei vostri enologi, facendoli diventare agli occhi di certi giornalisti delle fattucchiere esperte di mixaggi tra vasche d’acciaio e sistemi di controllo nelle vostre cantine. Per dio fate in modo che si rispetti la legge nelle vostre aziende, e se la legge non va bene, se il disciplinare non è più consono al gusto e alla produzione di un vino, se avete bisogno di scorciatoie per raggiungere mercati aperti e disponibili, allora chiedete di cambiare il disciplinare. Sbandieratelo il problema, anzichè celarlo, fate che si possa scegliere! ditelo alla gente che il Brunello una volta si faceva col Sangiovese, che di altra vite in vigna non ce n’era, ditelo che se invece ci mettiamo il 7 per cento di Merlot infondo piace di più praticamente a tutti, e non state ad insistere con scappatoie illegali, che vi metteranno sempre dalla parte del torto.

Oppure fate delle scelte coraggiose. Se avete il coraggio di stare ai margini della legalità, e di affrontare l’elicottero della Guardia di Finanza che vi fotografa i vigneti (e non i vitigni!), se avete avuto ’sta disgrazia di essere nati a Montalcino, dove il vino è storicamente difficile da bere giovane, allora vendetelo tardi, quando è ora! Abbiate il coraggio di metterci il Sangiovese solo soletto, state alla larga da situazioni equivoche, che poi tanto equivoche non sono. E se proprio non potete fare a meno di assemblare, sperimentare le barrique e magari anche il truciolo (mi piange il cuore), allora scrivetelo sulle etichette! non vi ha insegnato nulla la realtà dei Supertuscans? non vi ha mai detto niente la storia di Angelo Gaja? e soprattutto non state a nascondervi dietro la logica di mercato, il gusto del nuovo consumatore, il punteggio assegnato da una certa rivista. Il mercato a ben guardare chiederebbe tanti vini buoni, non sofisticati, ad un prezzo ragionevolmente avvicinabile. E se di vini così a Montalcino non se ne possono fare, spiegatelo voi il perchè, e non lasciate la divulgazione in mano a chi non ha idea del perchè in un’azienda vinicola ci possa essere un laboratorio d’analisi.

Pubblicato da UvAromatica

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