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La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini, equipara i blog alle testate giornalistiche. Io Andrea Tj sottoscrivo l’appello di Repubblica.

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Pubblico sul mio blog un articolo di un giornalista serio, con gli attributi, che va difeso e rispettato in un paese di mezzi uomini.

Da Il Sole 24 Ore

I  tabulati di Genchi, la nuova P2, le telefonate distrutte Berlusconi-Cuffaro e il “grande orecchio” friulano di Ferruccio Saro

Premessa gridata: non ho le idee chiare su quanto sta accadendo intorno alla figura di Gioacchino Genchi. Mi arrovello, questo sì, lo ammetto: è un vicequestore – quindi un uomo dello Stato – al fedele servizio della Giustizia o un furbacchione che si è fatto prendere la mano dal ricco business delle intercettazioni?
E’ un fido consulente della magistratura o, magari con il tempo, è caduto nella tentazione di usare quei tracciati telefonici come arma di ricatto nei confronti dei potenti?
Non so dare risposte ma parto sempre dalla buona fede e poi – nel momento in cui ne scrivo e dunque in attesa di ciò che la Storia racconterà di lui tra qualche tempo – il paffuto e scaltro vicequestore in aspettativa mi sta simpatico. Sarà compito della magistratura – che su Genchi sta indagando – provare a squarciare il velo dei (mille) dubbi.
Le mie idee confuse – e diffidate cari amici di blog da chi sui giornali scrive di averle chiarissime al riguardo – non mi impediscono di mettere in fila fatti o di riflettere con voi su alcune coincidenze.
Partiamo dai fatti. Ebbene, se vi andate a leggere il decreto con il quale la Procura di Salerno ha disposto il sequestro degli atti Why Not della Procura di Catanzaro, non vi sfuggiranno alcune cose.
Certo, bisogna leggere le carte in profondità, come ho fatto per il Sole-24 Ore del quale mi onoro di essere un inviato.
In due inchieste – del 10 dicembre 2008 e del 25 gennaio 2009 – ho tracciato il quadro di quello che, sinteticamente, il quotidiano ha definito “la nuova P2” (le inchieste sono state riprese a man bassa e ne troverete tracce anche navigando su Internet). In questo comitato di interessi (chiamiamolo così), secondo Luigi De Magistris, operavano e operano personaggi e imprese per i quali il controllo delle intercettazioni telefoniche è solo un tassello di una rete molto ma molto più ampia di controllo dello Stato dal suo interno.
Nel business delle intercettazioni ha gettato l’occhio (anzi l’orecchio) da tempo (e in maniera legittima, per carità, fino a prova contraria) Finmeccanica attraverso la sua società Datamat. E chi era l’uomo che da stava seguendo – secondo il Pm Luigi De Magistris – molto da vicino il caso per l’azienda? Luigi Bonferroni, chiacchieratissimo come massone anche se lui – da ultimo in una lettera inviata al Sole – ha smentito tutto. Bonferroni siede nel cda di Finmeccanica.
Ma, per farla breve, di questo “Grande Occhio e Grande Orecchio” del “Grande Fratello” che vive (e vuole vivere) all’interno dello Stato, fanno parte anche alcuni uomini e aziende che, nell’ordine, lavorano o lavoreranno proprio per conto dello Stato nella digitalizzazione degli archivi informatici della Giustizia, della Guardia di Finanza, delle pubbliche amministrazioni, delle Procure e delle Direzioni antimafia. Molti di loro sono in odore di massoneria deviata. Alcune società addirittura infiltrate da uomini – poi allontanati – della ‘ndrangheta che, come sanno i cultori della materia, in Calabria siedono spesso e volentieri nelle logge massoniche coperte. Anzi: copertissime.
Come Luigi De Magistris ha fatto mettere nero su bianco ai colleghi di Salerno, egli stava lavorando su una rete inconfessabile e inquietante di potere parallelo all’interno dello Stato. Insomma: la nuova P2. Se questo fosse vero – e i fatti che ho messo in fila nelle due inchieste sono lì a disposizione di tutti, anche per essere smentiti, ma con altri fatti, non a chiacchiere – si capisce dunque perché proprio sulle intercettazioni, il primo e più importante tassello del “grande fratello”, tantissimi politici e il premier Silvio Berlusconi, che della vecchia P2 aveva la tessera n.1816, abbiano fatto e facciano una battaglia senza precedenti: non solo sull’uso ma anche sul ricorso esterno ai consulenti.
Con Sua Emittenza stanno – si badi bene – parti importanti del Governo e dell’opposizione (opposizione? Bah, non me ne ero mai accorto!). Di qui al nuovo testo sulle intercettazioni telefoniche (che tutte le Procure difendono, attaccando il provvedimento governativo) il passo è stato breve.
Ma perché proprio ora? Non lo sapevano da tempo i politici che Genchi (e non solo lui) lavora come consulente per le Procure (molte, in vero, non lo hanno mai amato troppo e questo va detto e ricordato). Non lo sapevano che l’uso dei file e della loro archiviazione o memoria andava regolamentato? Già, perché proprio ora…
E allora veniamo alle riflessioni, sulla scorta di una storia che – chissà perché – alcuni raccontano solo tra i corridoi delle stanze del potere.
Bene. La storia e questa e parte da una premessa: Genchi avrebbe (sottolineo avrebbe) costituito una copia di tutti i file analizzati ed elaborati negli anni. In Italia o all’estero non si sa. Certo è che non sarebbe tecnicamente impossibile. Ebbene, in questi file – copiati a propria tutela e dunque per autodifesa, secondo i benevoli, copiati per essere sempre pronto a ricattare, secondo i maligni – Genchi avrebbe copia, in particolare, dei tracciati telefonici intercorsi proprio tra il premier Silvio Berlusconi,, l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, alcuni magistrati antimafia, il Procuratore Antimafia Piero Grasso e Totò “vasa vasa” Cuffaro. Non necessariamente in questo ordine, anzi.
E perché sarebbero così importanti questi tracciati? Perché – secondo molti – conterrebbero la prova-provata che Cuffaro – sotto inchiesta per i suoi rapporti in odore di mafia – veniva costantemente aggiornato sullo stato dell’arte da Berlusconi. Fantasie? Non lo so, me lo auguro, ma per certo so che il 2 maggio 2008 il Gup di Palermo Fabio Licata ordinò la distruzione di tutte le intercettazioni dei colloqui tra Berlusconi e Cuffaro avvenute tra il 2003 e il 2004. Compresa quella in cui il 10 gennaio 2004 Berlusconi tranquillizzava Cuffaro sulle indagini che si stavano abbattendo su di lui. Ne era certo, avendone parlato con l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu (che però nega di aver mai parlato con Berlusconi di queste vicende giudiziarie e che nell’attuale legislatura è diventato presidente della Commissione parlamentare antimafia). Nella stessa telefonata Cuffaro avverte Berlsuconi che c’è “qualche magistrato che fa le bizze”.
Un’altra cosa che so per certo è che alla distruzione delle bobine erano favorevoli i Pm Michele Prestipino, Nino Di Matteo, Maurizio De Lucia e Giuseppe Pignatone. Contro la distruzione si schierarono il Pm Antonio Ingroia, il collega Domenico Gozzo e il capo della Repubblica di Palermo Francesco Messineo che aveva preso il posto di…Di chi? Ma di Piero Grasso, nominato l’11 ottobre 2005 a capo della Procura nazionale antimafia, dopo essere stato a Palermo tra il 2000 e il 2004. Di Piero Grasso compaiono (e scompaiono) tracce nei tabulati di Genchi legati alla vicenda Why Not.
Ora, proviamo a farci questa domanda a voce alta: ma se fosse vero che Berlusconi parlava delle inchieste con Cuffaro (e di almeno una telefonata abbiamo certezza), se fosse vero che Berlusconi apprendeva gli aggiornamenti (che girava a Cuffaro) da Beppe Pisanu, chi avvertiva Pisanu del procedere della situazione? La risposta potrebbe essere facile ma di facile in questa storia non c’è nulla e le apparenze sono fatte apposta per ingannare.
Pagherei oro per conoscere il contenuto di quelle telefonate (andate perdute per sempre?) e credo che non sarei l’unico. Il problema è che il mio oro sono pochi euro, mentre altri hanno a disposizione patrimoni inestimabili. Pazienza: mi rassegnerò nel nome della democrazia (sconfitta).
Certo, infine, è che Gioacchino Genchi negli ultimi tempi ha fatto (a caso?) di tutto per tranquillizzare Berlusconi, gridando ai 4 venti che lui del premier non ha mai seguito un solo file sui tracciati telefonici. E di Grasso? E dell’ex ministro Pisanu il cui figlio è stato assunto in una società di Antonio Saladino, principale indagato dell’inchiesta Why Not avocata a De Magistris? E di altri procuratori antimafia? Chi vivrà (forse) vedrà e magari sarebbe bello che lo stesso Genchi rispondesse alle riflessioni che – insieme a voi amici di blog – sto facendo a voce alta.
Certo, ancora, è che giornali e giornalisti in questa vicenda si stanno schierando sempre più, millantando certezze, aizzando gli animi, servendo padroni (non i lettori, però, no) e perdendo di vista le notizie. Anche quelle che arrivano lontano da Roma o da Palermo.
Come quella che arriva da Trieste, splendida città capoluogo delle serena regione Friuli-Venezia Giulia. Serena? Mica tanto, leggete qui.
Il senatore Ferruccio Saro, vecchia volpe politica del Pdl, il 3 e il 6 febbraio ha inviato due interrogazioni parlamentari urgenti al ministro della Giustizia Angelino Alfano per sapere se era a conoscenza del fatto che a Trieste c’è un “Grande Fratello”, ubicato presso una struttura del Corpo forestale, in grado di intercettare e registrare (per i dettagli vi rimando alle interrogazioni che troverete nel sito www.senato.it alla voce “Saro” oppure alla puntata della mia trasmissione “Un abuso al giorno” del 5 febbraio, che potere ascoltare e scaricare su www.radio24.it ).
Di più, anzi. Saro chiede addirittura di sapere se è vero che questo “centro di ascolto” collocato a Pagnacco (in provincia di Udine, che finora conoscevo solo perché il 6 luglio 1942 vi morì il “prefetto di ferro” Cesare Mori), abbia fatto uso di microspie, Gps, telecamere e microcamere e in quali procedimenti siano stati utilizzati.
E’ bene ricordare che essendo il Friuli-Venezia Giulia una Regione a statuto speciale, il Corpo Forestale dipende dalla Regione stessa e non dallo Stato e che, avendo lì il Corpo compiti anche di Polizia giudiziaria, le Procure possono assegnare e delegare intercettazioni (soprattutto in materia ambientale) al Corpo stesso. Questo accade anche in Sicilia dove però – me lo ha confermato l’assessore regionale all’Agricoltura e foreste Giovanni La Via – il Corpo forestale non ha nessun centro di ascolto autonomo ma fa riferimento, per locali e strutture, alle Procure.
Ora – mentre l’assessorato regionale della Regione Friuli-Venezia Giulia ha avviato un’inchiesta interna – non resta che attendere la risposta ufficiale del ministro della Giustizia Niccolò Ghedini. Pardon, scusate, volevo scrivere Angelino Alfano.
Succede che alle volte mi confonda e pensi che in realtà la materia delle intercettazioni telefoniche – che entrano nella vita di tutti, che andrebbero regolamentate e che rappresentano solo un tassello, anche se il più importante, degli strumenti che attentano alla privacy e alla vita di uno Stato – è troppo importante per lasciarla regolamentare ai politici. Soprattutto ai politici-ombra o penombra (a destra, al centro e a sinistra).
roberto.galullo@ilsole24ore.com

Pubblico qui un articolo interessante sul cui ho evidenziato alcuni passaggi.

dal blog DecidiamoInsieme: Repubblica – Napoli
La Fibe ora chiede garanzie Agnano, scontro sulla gestione
Ad Acerra grandi manovre per l´affidamento diretto, ma ci sono anche gli spagnoli
di Antonio Corbo

C´è una doppia velocità. La spettacolare accelerazione per Acerra, con l´arrivo dei bersaglieri, scelta forse significativa, sono soldati che corrono. E la strana frenata per Agnano, il quartiere indicato dal Comune per il suo inceneritore, il quarto in Campania. A poche ore dalla quarta visita di Berlusconi a Napoli, si può guardare oltre?

«Sono cominciate le grandi manovre per il colossale business degli impianti: chi dovrà costruirli o gestirli», spiegano gli osservatori più disincantati del settore rifiuti.

Per Acerra manca ancora il “rup”, responsabile unico del procedimento. Dovrà sostituire Giuseppe Sorace, indagato dopo l´ultimo blitz della Procura, agli arresti domiciliari finirono personaggi di rilievo: dalla prima assistente di Bertolaso, Marta De Gennaro, ai dirigenti di Fibe.

Proprio la società di Impregilo torna in primo piano.

Per decreto legge deve completare i lavori di Acerra, è scaduta intanto l´interdizione a trattare con enti pubblici il 26 giugno, solo quattro giorni fa. Gira un´indiscrezione: Fibe accetta, ma preferisce attendere che il decreto già modificato alla Camera sia convertito in legge dal Senato. Avverrà entro il 22 luglio.

Bertolaso ha annunciato che Acerra andrà in funzione a fine anno. Allude forse alle prime prove. Il “rup” dovrà vigilare sui lavori, e occorre almeno un altro anno di prove e collaudi: per sei mesi, devono lavorare insieme Fibe che ha costruito l´impianto e la società che dovrà gestirlo, chi? I tecnici spiegano con un esempio:
«Non è come un´auto, chi la compra può subito guidarla. Vi sono meccanismi complessi da studiare».

La gestione, ecco il nodo.

Fibe accetta di ultimare la struttura, ma non intende gestirla. E chiede garanzie. Sono passati dieci anni dalla gara d´appalto. Anni tormentati per una società che altrove costruisce con miglior fortuna e in tempi brevi. Ha investito 280 milioni, per completare l´opera che a fine agosto 2007 era all´86 per cento mancavano sei mesi di lavori e 75 milioni. Il preventivo è ancora lo stesso o la struttura si è deteriorata durante la sosta? E dove sono i 550 specialisti che vi lavoravano?

Berlusconi punta sull´affidamento diretto. Niente gara di evidenza europea.

Saranno richiamati i vecchi concorrenti: “Asm” di Brescia e i francesi di “Veolia”, che il 24 gennaio erano pronti a firmare grazie alla mediazione del prefetto Alessandro Pansa, ma Gianni De Gennaro preferì soprassedere.
Il 7 febbraio andò quindi deserta per la terza volta una gara di 4,5 miliardi di euro per vent´anni.

C´è un terzo concorrente: il gruppo spagnolo Abertis, abbinato a De Vizia transfer Spa. Dovrebbe avere, a sorpresa, un ruolo anche la Jacorossi. La società si è assicurata come amministratore delegato Ciro Turiello, l´ex di Asìa.

L´affidamento diretto consente al governo di trattare su campi larghi.
Le prime ipotesi: Veolia ad Acerra, magari con Jacorossi sul territorio, “2A2″ ( Asm e Aem unite.NDR) a Salerno e a Napoli, gli spagnoli di Abertis a Santa Maria La Fossa.

Il Commissariato non si pronuncia su Agnano. Ed è questo il secondo nodo.
Richiede sondaggi e studi. Il Comune di Napoli gioca invece d´anticipo. Forte di una legge (”113 Testo unico degli Enti locali”) vuole assegnare progettazione, costruzione e gestione alla società che controlla con il cento per cento delle azioni: l´Asìa, oltre duemila dipendenti, sede proprio ad Agnano.
Il suo ad, Daniele Fortini, conferma le ultime notizie. «È stato davvero svolto il “layout” in uno studio attrezzato, tutto ok, una meraviglia.
Procediamo con le indagini anemometriche, quindi con i carotaggi. Sarà un progetto di qualità, potendo contare su 120 tra i tecnici migliori d´Italia, gli specialisti di Atia, e di ben tre università, la prima è la Federico II di Napoli, quindi Torino e Milano». Il “layout” ha configurato la sagoma (alta 40 metri) nel contesto. Superando così il test di impatto ambientale. Seguirà quello della Via.shock

Il governo pensa ad altri gruppi. Basta ascoltare nel Pdl Paolo Russo, deputato tra i più esperti di ambiente. «Dopo quella attuale, la prossima emergenza sarà la gestione degli impianti, se non si individuano i migliori gruppi d´Italia o del mondo per tecnologie d´eccellenza e uomini esperti».
Lo scontro è palese ascoltando l´assessore Gennaro Mola. «Il Comune di Napoli nei termini ha indicato un sito, ha tutto l´interesse, il diritto, quindi l´obbligo di affidarlo alla sua società. È l´Asia.
Si rivolgerà a quanto di meglio esista per tecnologie e serietà, ma il Comune di Napoli dopo tante sofferenze non rinuncia ad un ruolo da protagonista nella sua città».
Né lascia ad altri il business: bruciare rifiuti vuol dire completare il ciclo, ricavare energia, quotata dal Cip 6 almeno venti centesimi a chilowattora. Provate a immaginare: 300 tonnellate al giorno nel forno di Agnano.
::

Come avete letto e constatato dall’articolo precedente, cosa che non viene mai fatta dai media tradizionali tv e giornali, il nodo dei rifiuti è solo la gestione e il pacco incredibile di soldi che ci gira intorno.

Solo per Asm Brescia 4,5 miliardi di euro per 20 anni !!!
9.000 miliardi di lire !!!

Lo sapete che ci si compra tutto Berlusconi e la Mediaset?

Comprendete quindi che ruolo possa aver ela politica , anzi i politici?

Vi ricordate quando vi dicevo che facendo la lista civica un politico si può comprare anche con un incarico di lavoro per 50.000-100.000 euro annui presso un azienda importante?

Ecco le società di gestione e progettazione degli inceneritori assumono centinaia di tecnici, amministrativi, ad esempio l’Asia di NAPOLI ne ha 2000 !!!

Ora queste sono fabbriche di consenso.

I nostri politici sono inermi difronte al capitale fresco e liquido che hanno le multinazionali.

Guardatevi il video di Alex Zanottelli e cercate di capire di più del sistema con cui pilotano la gara di appalto della gestione rifiuti in modo tale che solo 2-3 aziende enormi come Veolia possano gestire l’impianto e la torta dei soldi pubblici.

Ecco perchè i CIP6 non verranno mai levati , perchè sono il carburante di un sistema che distribuisce ricchezza ad una casta di persone di potere.

Tj

DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA – AD ALEX ZANOTELLI E AI CATTOLICI DI BASE
(18 luglio 2007)

Caro Alex (Zanotelli), bellissima la tua lettera.

Bisognerebbe aggiungere un punto: la tua Chiesa dovrebbe tirarsi
anch’essa fuori dal business dei rifiuti. La cava di Chiaiano, di
proprietà dell’Arciconfraternita dei Padri Pellegrini, quindi della
Curia napoletana, non deve essere messa a disposizione di Bertolaso
perchè possa farci la sua discarica. Stiamo parlando di Chiaiano, oggi
il luogo simbolo della resistenza per i “rifiuti-zero” e punto
nevralgico in cui la logica repressiva tenta lo sfondamento nei
confronti di quello che la stampa chiama il “Partito del NO”, e che è in
realtà l’alternativa civile dei movimenti di base. (Non è per nulla
casuale Il riferimento al decreto che fa delle discariche “aree di
interesse strategico” da presidiare con l’esercito e che prevede 5 anni
di carcere per i promotori delle proteste: ad esempio un certo prete che
gira sempre con la sciarpa arcobaleno intorno al collo).

Un dispaccio dell’ADN-KRONOS, riferendo dell’occupazione del Duomo di
Napoli da parte dei Comitati in difesa delle cave di Chiaiano e Marano,
attacca così:
“Da qualche tempo il Duomo di Napoli sembra diventata la ‘casa’ di
disoccupati, sfrattati e altri diseredati”.
Ti vedo ridere da sotto i baffi: magari fosse! La Chiesa non dovrebbe
forse essere la “Casa degli ultimi?”. Ed invece – per quanto ne so – usa
il suo enorme patrimonio immobiliare (il 20% della “ricchezza” nel
settore, pare) al pari degli altri protagonisti della speculazione
edilizia e fondiaria.
Il dato del 20% lo traggo da un’inchiesta del settimanale “Il Mondo”
(11-5-2007), firmata da Sandro Orlando, ripresa in TV da “Annozero” di
Santoro.
Il Vaticano, inteso come “Palazzinaro”, secondo la citata inchiesta
possiederebbe “un quarto di Roma”.

A Milano, dove vivo, circa la metà delle case sfitte (90-100.000) fanno
capo a società controllate o satellizzate dalla Curia.
Fossero date in locazione a prezzi equi (facciamo il 15% dello stipendio
medio di un lavoratore?) il mercato degli affitti verrebbe
rivoluzionato. Potrebbero essere sistemati tutti i 20.000 che nel
2007hanno fatto richiesta all’ALER di un alloggio popolare. Altri dati
su Milano: 11.000 richieste di sfratti esecutivi, oltre il 50% per
morosità. Alloggi pubblici disponibili per la risposta: circa 1000. Solo
600/700 gli alloggi di nuova costruzione programmati entro il 2010.
I banchieri certo si scoccerebbero alquanto per gli “affitti sociali”
perchè si vedrebbero ridotto il valore del loro patrimonio immobiliare,
al momento più che gonfiato.
Ma quale deve essere il punto di vista di chi intende, per
responsabilità specifica ed essenziale, annunciare la Buona Novella agli
uomini (e alle donne)?
Quello del “diseredato”, che si preoccupa di conciliare il pranzo con la
cena, magari sotto un tetto e non sul lastrico; o quello del “cattolico”
presidente di Banca Intesa, che persegue il profitto con il commercio
delle armi?
(A dire il vero, Bazoli avrebbe annunciato di voler cessare le
operazione finanziarie dell’export bellico, ma i criteri modificati di
fresco della Relazione governativa non permetteranno di verificarlo).

Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello ai “grandi” del G8: “Occupatevi
dei poveri e dei deboli! Occorre rilanciare un equo processo di sviluppo
integrale a tutela della dignità umana.” Sante parole, è il caso di
dirlo. Magari risulterebbero più credibili se fossero applicate a sè
stesso, specialmente quando il Papa dice: “Il pane quotidiano non può
dipendere dalle speculazioni e dalle turbolenze finanziarie”. Questa
indicazione, a proposito dell’alimentazione necessaria, credo che sia
valida anche per l’abitazione necessaria, che deve essere sottratta alla
logica del puro profitto.
Ed è valida anche per il diritto ad abitare in un contesto ambientale
che non costituisca minaccia alla salute, per le donne, per gli uomini,
per i loro cari.
Il Papa ha ammonito i leader del G8 ad adottare coraggiosamente “tutte
le misure necessarie per vincere i flagelli della povertà estrema, della
fame, delle malattie, dell’analfabetismo, che colpiscono ancora tanta
parte dell’umanità. Mi unisco anch’io – ha detto Ratzinger – a questo
pressante appello alla solidarietà“.
Ecco, caro Eminenz (direbbe la Littizzetto), una piccola “dritta” al tuo
cardinale Sepe di Napoli sarebbe gradita. Del genere: “Figliolo, lascia
perdere i trenta denari, e tuteliamo la salute delle nostre “pecorelle”
di Chiaiano. Questa discarica non s’ha fare e, per quanto ci compete,
non la lasceremo fare”.

Molte persone che conosco appartengono alla categoria degli
anticlericali incalliti.
Sono indignati per l’eccessivo finanziamento pubblico alla Chiesa. E’
facile sentirli fare questi discorsi “arrabbiati”:
“Io li caccerei via tutti sti pretacci… Con quello che ci costano ogni
anno tra 8 per mille di cui solo il 30% va alle iniziative tanto
pubblicizzate, il resto al mantenimento del clero, l’evasione fiscale
(vi pare che il clero paga tasse per gli introiti che ha?), per l’ICI
che non paga e tante altre cose.
Stando ai dati, se non ci fosse la Chiesa Cattolica in Italia a
ciucciare risorse, le tasse ai cittadini potrebbero essere DIMEZZATE”.

Guardiamoci dritti nelle palle degli occhi, caro Alex: hanno proprio
tutti i torti? Datevi da fare, voi, costruttori del Regno, operatori di
pace, per smentirli !!!
Questo è affare vostro di credenti, ancor più, da praticanti: non di noi
atei o agnostici.
A noi, donne e uomini di buona volontà, cristiani, ebrei, buddisti,
musulmani, o credenti in altro, resta il titanico compito di contrastare
l’Impero del denaro in tutte le sue espressioni.
Senza guardare in faccia a nessuno.
Alfonso Navarra

Dal Blog di Beppe Grillo.it

Alex_Zanotelli.jpg
Padre Alex Zanotelli, Chiaiano
Clicca l’immagine

Padre Alex Zanotelli, per me una scheggia del cuore di Cristo, mi ha inviato questa lettera da Napoli. Il business dell’emergenza è il futuro della Campania, l’assicurazione sulla vita della politica inquinata. L’emergenza giustifica i mezzi e il fine sono sempre i soldi.

Carissimi,
è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest’estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità. Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12:

“ Solo falsità l’uno all’altro si dicono: bocche piene di menzogna, tutti a nascondere ciò che tramano in cuore. Come rettili strisciano, e i più vili emergono, è al colmo la feccia.”

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