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Ecco che mentre giravo sul web in fase di apertura del nuovo blog (e chiusura del presente), ho trovato due siti con varie grafiche di icone coolissime!!

http://tutorials.mysitemyway.com/premium-psds/

Carino questo:http://icons.mysitemyway.com/gallery/post/black-ink-grunge-stamps-textures-icons-social-media-logos/page-2/

Ma sopratutto dovete vedere l’enciclopedia delle Icons, cioè  questa: IconsPedia

http://www.iconspedia.com/

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    Fonte: MediaMente

    Nicholas Negroponte

    Roma, 31/05/1995
    Dall’atomo al bit

  • Negroponte spiega che “essere digitali” significa vivere nel mondo etereo e globale dei bit, un mondo compreso perfettamente dai bambini, ma non dagli adulti (1) (2) .
  • Questo fenomeno avrà, col tempo, un effetto di armonizzazione e unione su tutte le generazioni e le genti del mondo (3)(4) .
  • Il Media Laboratory fu fondato da Negroponte per migliorare la iterazione tra uomo e macchina (5) .
  • Il Media Lab ha un orientamento pratico, piuttosto che teorico (6) ,
  • che ha portato alla realizzazione di applicazioni multimediali concrete, contrariamente a quanto fosse stato previsto dai critici all’inizio (7) .
  • Internet, un fenomeno nato 25 anni fa, è cresciuto con una struttura decentrata, e per questo è inarrestabile (8) .
  • Come in uno stormo di anatre, l’ordine e il funzionamento di Internet sono basati sul comportamento autonomo degli individui, e non su un’autorità centrale (9) .
  • La politica si svilupperà nei due estremi: la globalizzazione e il localismo (10) .
  • Il villaggio globale, un termine forgiato da McLuhan, non è limitato agli Stati Uniti, ma si estende su tutto il mondo. Il Web, infatti è stato inventato al CERN, in Svizzera (11) .
  • Internet, contrariamente alla televisione, favorisce la diversificazione, perché non ha una struttura gerarchica e permette la comunicazione nei due sensi (12) (13) .
  • Nella sconfinata moltitudine di fonti televisive che saranno disponibili su Internet ci si orienterà in futuro con cosiddetti agenti (14) .
  • Internet per i bambini è un passatempo utile e socializzante (15) .
  • L’anonimato su Internet facilita loro la comunicazione (16) .
  • Le grandi multinazionali dei media non riusciranno a mettere Internet sotto il loro controllo, ma dovranno coesistere con un gran numero piccole aziende, che avranno anche loro accesso al mercato internazionale (17) .
  • La trasmissione digitale su cavo permetterà di superare il problema delle assegnazioni delle frequenze televisive e del relativo monopolio dell’etere, mentre saranno necessarie delle leggi per regolare la proprietà editoriale (18) .
  • L’antitrust è un problema legato al centralismo, che verrà superato in futuro con la decentralizzazione del mercato (19) .
  • Internet non rende le persone associali, e il superamento dei ritmi lavorativi, degli orari e dei giorni feriali imposti è una forma di maggiore libertà, cosa che non viene ancora accettata da alcune aziende italiane che lavorano su Internet (20) .
  • Gli aspetti negativi di Internet riguardano invece la possibile intrusione nella sfera privata e la sicurezza (21) .
  • Per migliorare Internet ci vorrà creatività e fantasia, perché i problemi tecnici sono essenzialmente risolti (22) .
  • I problemi tecnici che esistono ancora, come la lentezza delle risposte, sono dovuti all’incredibile velocità di crescita della rete (23) .
  • Il fenomeno del mondo digitale coinvolge tutto il monde, non è limitato all’America, perché i ragazzi e i giovani sono molto più aperti alla visione globale che comporta (24) .
  • Il mondo digitale diventerà indispensabile, come l’aria pura (25) .

  • INTERVISTA:

    1) Cosa vuol dire intanto “essere digitali”?

    Risposta
    E’ semplicemente un modo di vivere. Non ha nulla di scientifico, di tecnico o di teorico. Fa parte della realtà, ed è qualcosa che i bambini del mondo intero capiscono perfettamente; soltanto gli adulti non ne sanno nulla.

    2) Allora, cosa possiamo dire agli adulti? Di cosa si tratta?

    Risposta
    Prima di tutto dobbiamo dire loro di imparare dai bambini, il che per molti è un cambiamento. A mio avviso, è come la differenza che esiste tra i bit e gli atomi, si passa da un mondo materiale, fatto di cose palpabili, consistenti, a un mondo senza confini, globale per definizione. I bit, questi piccolissimi uno e zero – privi di colore e di forma – viaggiano alla velocità della luce. Si tratta di un mondo interessantissimo, nuovo, temuto da molti, perché comporta un cambiamento di enorme portata.

    3) Sarà un fattore di unione o di discriminazione tra le persone? Il futuro del bit avvicinerà la gente oppure introdurrà una discriminazione tra chi sarà “digitale” e chi non lo sarà o non intenderà diventarlo?

    Risposta
    E’ fuor di dubbio che prima o poi avrà un effetto di armonizzazione e di unione. Tuttavia, fino a quel momento sussisterà una differenza generazionale. La differenza tra i ricchi e i poveri di conoscenze informatiche non corrisponderà alla normale differenza economica alla quale siamo abituati, come tra i ricchi e i poveri di denaro. Ci saranno i giovani al corrente, e gli anziani che non lo saranno, convinti di non averne bisogno perché ne hanno fatto a meno tutta una vita e, quindi, perché mai dover iniziare. Ma hanno torto, e ci vorranno circa 4 o 5 anni per appianare la differenza. Una volta appianata, ne sopraggiungerà un’altra, quella economica, che riguarderà i paesi in via di sviluppo o i poveri nei paesi avanzati. Ci vorranno altri 4 anni, ma poi si supererà, perché le telecomunicazioni e i computer costeranno sempre di meno.

    4)Nel frattempo, una persona di una certa età cosa dovrebbe fare?

    Risposta
    Avere un bambino. Parlo sul serio. Ogni giorno ricevo circa dieci messaggi di posta elettronica da dei nonni. Negli Stati Uniti, gli anziani, dai 55 anni in su, rappresentano il gruppo che con più rapidità si collega alla linea. Mi dicono, ad esempio, di avere una nipote, di avere acquistato un computer portatile e di essersi collegati con America On-line, cosa che ha cambiato loro la vita e le relazioni con i nipoti. E’ un fenomeno interessantissimo.

    5)Il visionario che c’è in lei, che cosa ha visto 10, 20 o 30 anni fa? Perché ha fondato il Media Laboratory? Quale è stata la sua intuizione?

    Risposta
    Ho fondato il Media Lab come una contro-cultura all’informatica, con due princìpi particolari: prima di tutto, sono interessato al modo in cui le persone comunicano con le macchine. Se lei fosse una macchina ed io una persona, come potrei interagire con lei, e come potrei rendere la macchina più simile a me? Questo è il primo principio. Il secondo riguardava il modo in cui il contenuto dell’informazione, – che si trattasse di notizie o di musica, di una produzione video animata o di un racconto – può influenzare la tecnologia e il canale di comunicazione. Questi erano i due spunti nell’agosto del 1978, quando ho avuto l’idea di fondare il Media Laboratory.

    6)Qual è la sua visione di un mondo nuovo?

    Risposta
    Visione non è una parola che usiamo volentieri, perché non siamo teorici. Non scriviamo relazioni. L’aver scritto un libro, infatti, mi crea un certo imbarazzo, perché un libro è un mezzo di comunicazione fuori moda e non è proprio il mezzo di espressione più abituale del futuro. Ma noi costruiamo cose, e al MEDIALAB ci piace dire che il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo. E così ci sono oggi circa 300 persone che stanno costruendo e provando cose, senza scrivere relazioni o teoria, ma soltanto costruendo.

    7)Quali sono le invenzioni più importanti di MEDIALAB che fanno o che faranno presto notizia?

    Risposta
    In generale ritengo che la multimedialità derivi dal MEDIALAB e dai gruppi che lo hanno preceduto. Potrei farle tanti esempi specifici, ma penso che il risultato migliore sia l’attenzione da parte della gente. Quando abbiamo avviato il MEDIALABORATORY, la gente pensava che fosse uno scherzo, i giornali ci davano dei ciarlatani, dicevano che non c’era contenuto, che era solo apparenza, vacuità come a Hollywood. Ma in realtà l’attività è talmente profonda da valere 3 miliardi di dollari, e sono convinto, ed è opinione diffusa, che Internet rappresenti un cambiamento forse ancora più radicale dell’invenzione della stampa.

    8) Passiamo a Internet, allora. Ritiene che rimarrà così com’è ora, una sorta di organismo dinamico con radici proprie, capace di autosvilupparsi, oppure, in futuro, sarà – come posso dire – burocratizzato? Diventerà oneroso per i singoli o per le aziende essere in linea?

    Risposta
    Lavoro su Internet da 25 anni. Non dimentichiamo da dove deriva. E’ stato il ministero della Difesa, nel 1969, a lanciare l’idea di costruire Internet. La base di Internet, quale sistema di comunicazione protetto da errori, ha dato origine a una struttura totalmente decentrata. In un primo tempo, nel 1970 e 1971, persone come me furono autorizzate ad usarlo per ragioni personali e per ragioni tecniche. Eravamo un piccolo gruppo. Ma poi è cresciuto, ed è stato diffuso nei paesi della NATO, è diventato sempre più grande, si è sviluppato con la stessa struttura decentrata che aveva all’inizio. Quindi è un organismo dinamico con radici proprie per definizione. Un governo non può nemmeno entrarvici e pretendere di volerlo controllare. Se si decidesse di arrestarlo, non sarebbe nemmeno possibile. Come lo si potrebbe arrestare, alzando un tombino e tagliando i fili ? E’ un fenomeno totalmente decentrato, è inarrestabile e ha radici proprie per definizione.

    9) Mi pare che abbia scritto o affermato che la rivoluzione che è in corso attualmente vada oltre la politica, i politici, e la capacità delle persone di controllare gli avvenimenti. E’ il corso della natura che segue la sua strada. E’ davvero così? L’impossibilità di controllarlo implica anche l’eventualità di non dominare il lato nascosto della rivoluzione digitale?

    Risposta
    Non deve dimenticare che l’assenza di un controllo centrale non vuole dire caos e anarchia. Molti sono convinti che l’unica forma di ordine derivi da un ente centrale. Ma non è così. Un esempio che usiamo spesso al MEDIALAB è quello delle anatre. Quando le anatre volano verso sud, formano quella bella “V”, e la prima anatra non è il capo dello stormo. Io non sono cacciatore, ma se si spara all’anatra frontale, essa viene sostituita da un’altra anatra, anatra che non è così avanzata da vice presidente dello stormo a presidente, in quanto le anatre si comportano autonomamente, e insieme creano l’ordine. Internet funziona proprio allo stesso modo. Non c’è nessun’anatra presidente o vice presidente. La politica quindi è abbastanza irrilevante, perché la politica appartiene sempre a uno stato-nazione, e a questo livello non c’è spazio per lei. Essa non svolge un ruolo importante. Può, ad esempio, rallentare il bit, o accellerarlo, ma il governo, fondamentalmente, non ha altro ruolo se non quello di togliersi di mezzo.

    10) Come cambierà la politica nell’era della post-informazione, delle telecomunicazioni?

    Risposta
    Se vuole chiamare così quel genere di gestione, essa farà due cose, diventerà sia più globale che più locale. Fenomeno questo che interesserà anche i media, le aziende e altri settori. In un certo senso, la dimensione dello stato nazione è sbagliata: non è né globale, né locale. Si svilupperanno i due estremi: la globalizzazione e alcune forme nuove di localismo.

    11) Negli anni ’80 si parlava tanto di “villaggio globale”. Ebbene, la rivoluzione digitale condurrà al “villaggio globale”, oppure avrà altri risvolti?

    Risposta
    Il “villaggio globale” è una bella espressione. Non sono sicuro che Marshall McLuhan le attribuisse il significato che poi ha assunto. Penso comunque che descriva bene ciò che si sta già verificando. Se considera i 50 milioni di utenti che impiegano Internet abitualmente, deve tenere presente che più della metà non sono negli Stati Uniti. Non si tratta quindi di un fenomeno americano. Talvolta gli europei considerano Internet come una nuova forma di imperialismo americano, come le telenovelas o i film che vengono esportati. Diamine, il Web, la ragnatela mondiale, è stato inventato a pochi chilometri da Milano. E’ un fenomeno europeo, che mostra come le persone collaborino realmente senza preoccuparsi delle frontiere e dei confini geografici. I bit non si fermano alle dogane; voglio dire: tirano dritto. Il Web è stato inventato a Ginevra, al CERN, proprio in una zona di frontiera.

    12) E’ abbastanza lontano, saranno solo alcuni chilometri, ma comunque è già Svizzera. Prendiamo la televisione, qui abbiamo uno spot televisivo via satellite, se osserviamo il mondo, in linea di massima, scopriamo che i formati sono gli stessi per tutti, sono replicati ovunque. Ebbene, Internet, e in senso lato l’espansione delle reti informatiche a livello mondiale, renderanno il mondo più omogeneo, più uguale a se stesso, oppure manterranno quelle naturali differenze che è bene che esistano?

    Risposta
    Non dimentichiamo la differenza tra Internet e la televisione, perché sussiste una fondamentale differenza. La televisione è come i giornali, la radio, i libri. Esiste una fonte, e a partire da essa, che provenga da un satellite, che viaggi via cavo o che sia trasmessa per via terrestre, viene effettuata l’erogazione attraverso un sistema gerarchico. Vi è un’anatra presidente, e se si vuole interrompere un dato programma televisivo, si rimuove l’anatra presidente, e si smette con la trasmissione. Per Internet non è così, qualunque punto può essere sia trasmittente che ricevente. Ecco perché contribuisce a accrescere le differenze, e non a fornire una singola visione del mondo sempre più uniforme. Le differenze, che, in ogni caso, costituiscono la parte più interessante della vita, invece di essere soffocate, possono emergere. Ai tempi della televisione analogica e di altre tecniche, dovevamo seguire alcune norme che generavano l’uniformità. Ora non è più così.

    13) Mi pare che tra i progetti di MEDIALAB ci sia anche quello di dare spazio a reti televisive o trasmissioni. Avremo quindi la possibilità di avere un milione di reti o comunque molte più reti di quante non ce ne siano già oggi? Cosa potranno ancora trasmettere? Chi pagherà la produzione di tutte queste reti televisive?

    Risposta
    Il problema delle reti non è tanto averne dieci, cento o mille. La questione va intesa in un modo diverso. Sì, avremo davvero una rete. Ognuno di noi avrà una rete, ma sarà la rete che vogliamo. Ebbene, nella rete che lei vuole ci sarà una gran varietà di materiale. Se, per esempio, si tratta di un evento sportivo, mi aspetto che le reti professioniste, quali la RAI, registrino e trasmettano l’evento, ma se per caso, fossi interessato alla ricetta del couscous, allora ci potrebbe essere una casalinga in Marocco, con un file server, che conosce davvero le migliori ricette per fare il couscous. Il valore della produzione dal punto di vista cinematografico può non essere eccellente, ma si tratterà della giusta informazione in quel momento. Deve pensare che accanto alla televisione si avrà quel genere di comunicazione con una produzione di elevato valore.

    14) Non si avrà bisogno allora di una specie di guida, come l’elenco telefonico, una rubrica, per trovare, tra le milioni di fonti, quella di cui abbiamo bisogno ? Qualcuno non dovrà aiutarci nella ricerca?

    Risposta
    Sì. Ma non sarà un elenco telefonico o una guida ai programmi tv con 10.000 pagine alla settimana. In futuro avremo quelli che noi chiamiamo “agenti”. Si tratta di programmi informatici che vivono nella rete nel vero senso della parola e che cercano le cose per noi. Immagini di dover visitare una città mai vista prima, e di inviare in avanscoperta tre o quattro dei suoi migliori amici. Lo stesso accadrà con Internet. Lei avrà allora una tv personalizzata, con musica e riviste scelte apposta per lei dagli agenti, senza necessariamente dover consultare un elenco telefonico o una guida ai programmi.

    15) I bambini si avvicinano facilmente ai nuovi media in quanto sono molto ricettivi. Allo stesso tempo, molti genitori potrebbero temere che i loro figli o nipotini invece di giocare con i giocattoli, con la terra o con elementi fisici, trascorrano tantissimo tempo davanti allo schermo. Sarà proprio così?

    Risposta
    E’ un fenomeno interessante. Se un bambino oggi passa la metà del tempo a leggere un libro, i genitori gli dicono “bravo”. Ma, chiaramente, anche passare ore e ore a leggere senza uscire a giocare con gli altri bambini è un male. La differenza che abbiamo riscontrato è che i bambini che trascorrono molto tempo con Internet sono molto, ma molto più socievoli. Internet non è come Nintendo dove si sta lì, seduti, imbambolati davanti al video, è un fenomeno socializzante. E’ stato provato che aumenta e non riduce la socializzazione.

    16) Comunque, nei contatti personali le parole vengono accompagnate dai gesti, dall’espressione, dal tono di voce, mentre in Internet tutto è ridotto a mere parole. Come può una macchina trasmettere i sentimenti?

    Risposta
    Per il momento ci sono solo parole, ma in molti casi le sole parole e l’anonimato di Internet inducono i bambini a fare cose che non avrebbero mai fatto. Mi spiego. Possono farsi coraggio e dire o domandare cose che non oserebbero mai fare ad alta voce. In molti casi, Internet, con l’anonimato, garantisce la libertà. E’ stato riscontrato che i bambini autistici, che hanno difficoltà nel comunicare, non sono intimoriti dalla rete, quindi, imparano a comunicare prima con Internet e poi con le gente. E’ un’esercitazione alla comunicazione che migliora e non riduce la socievolezza di un individuo.

    17) Le grandi società multinazionali ne approfitteranno? La Time-Warner, la Bertelsmann, le grandi società che si occupano di ciò di cui stiamo parlando, in futuro domineranno il mondo?

    Risposta
    No. Le grandi società non controlleranno il mondo. Esse saranno in Internet e avranno uno scopo valido, ma la cosa interessante di Internet è di trasformare all’istante le piccole imprese in aziende multinazionali con un mercato mondiale, anche se contano solo due o tre addetti. Questo prima non era possibile. Prima il termine “multinazionale” si riferiva sempre a una grande azienda, ora può anche trattarsi di una piccola impresa. Del resto, se sono collegato a Internet e intendo avere informazioni su una data società ho molti modi per farlo e ottenerle gratis, ma, preferisco pagare il Financial Times, il Dow Jones o qualcun altro, perché più affidabili, in quanto società con un marchio, e pagare per la qualità dell’informazione. Quindi coesisteranno entrambi. Ci saranno la Bertelsmann e la Time-Warners e la Dow-Jones, ma le nuove arrivate, che faranno concorrenza ad un’azienda come la RAI, saranno le piccole aziende locali o individuali o forse i singoli individui sparsi in tutto il mondo o in tre o quattro fusi orari che collaborano e forniscono informazioni, ma in un canale molto ristretto.

    18) Come vede il futuro della televisione, per esempio in una zona quale l’Europa? Un dibattito molto acceso è in corso, forse ne è al corrente. Tra qualche giorno avremo alcuni referendum in cui dovremo votare se Berlusconi – che ha tre reti private contro le tre reti pubbliche della RAI – potrà tenere le sue reti o se dovrà cederne alcune, o se sarà una questione di antitrust. Ebbene, come vede il problema dell’antitrust e della televisione?

    Risposta
    Vede, non penso che la televisione sia un mezzo di comunicazione diverso dagli altri. Per me tutti i mezzi di comunicazione sono come i bit, e se si ha una banda di frequenza, come la Rai o come Berlusconi, il problema, nel caso di trasmissione per via terrestre, sta nella assegnazione della banda di frequenza. Ma quando si useranno le fibre, il problema della banda di frequenza non sussisterà più. Il problema per ora riguarda la banda di frequenza, ma non è importante, perché a lungo termine sarà solo una questione di bit. Quando si trasmette in televisione, si trasmettono tanti bit. Per trasmettere infatti quello che vediamo qui a destra, ci vorrebbero circa 5 milioni di bit al secondo – una quantità infinita – spinti nell’etere. Si può decidere, all’improvviso, di non trasmettere più un programma televisivo ma un quotidiano. Un intero quotidiano contiene solo circa 20/25 milioni di bit, dipende dalle immagini, ma in linea di massima ci sono pochissime immagini, come per esempio nel Wall Street Journal. Non sono molti bit, e corrispondono a solo pochi secondi di trasmissione. Se si considerano i bit, e non la televisione o la radio, la cosa da cambiare non è tanto l’assegnazione delle frequenze, quanto la leggi sulla proprietà editoriale. Dobbiamo abolire le leggi sulla proprietà editoriale, vale a dire bisogna impedire che si possa possedere una testata se si possiede una televisione e viceversa. In Italia l’abolizione risale a molto tempo fa, ma non nel resto del mondo. Nel resto del mondo la proprietà editoriale, a mio avviso, è una questione fondamentale.

    19) Quale sarà il ruolo dell’antitrust in tutto questo?

    Risposta
    L’antitrust è un problema di centralismo. Quando si ha un modello accentratore del mondo, si hanno subito problemi di antitrust, è come avere una torta e voler garantire che venga divisa equamente. In un mondo decentrato, gli stessi problemi di antitrust non si presentano, non sussistono. Per ora, purtroppo, non è possibile deregolamentare subito, perché bisogna riparare i danni esistenti, e non solo creare un libero mercato. Ma alla fine il libero mercato prevarrà, e non ci saranno e non dovranno esserci più controlli regolatori.

    20) Torniamo a Internet. Internet sta leggermente cambiando le abitudini della gente. Alcune persone non escono più e la differenza tra la domenica e il lunedì e tra la notte e il giorno è sempre meno evidente. In futuro la nozione di tempo non esisterà più?

    Risposta
    Che Internet crei persone asociali, senza amici, che non escono mai, è una fantasia ridicola. E’ vero proprio il contrario. Oggi si è prigionieri della settimana lavorativa, del giorno e della notte, del sabato e della domenica. Per me la domenica non è diversa dal lunedì e il giorno dalla notte. Sono indipendente dallo spazio e dal tempo. Trovo che questa non sia una forma di oppressione, ma piuttosto di libertà. Per alcuni mestieri – se si fanno gli hamburger o si è neurochirurgo – si deve stare con gli hamburger o con il paziente. Non si può navigare in Internet perché non si sanno trasformare gli hamburger in bit e i bit in hamburger – un giorno si potrà anche… – ma nella vita di tutti i giorni è ridicolo pensare che vivremo sotto una campana e che saremo sempre seduti davanti al computer. Primo, perché non si è soli, si hanno 50 milioni di persone con cui parlare, e, secondo, il non seguire programmi, orari di lavoro, non essere tutti allo stesso posto, è una forma di libertà. In Italia ci sono aziende che lavorano con Internet, ma che pretendono che i dipendenti si rechino tutti i giorni sul posto di lavoro, e non gradiscono che lavorino a casa. E’ un modo di pensare superato. Non è digitale.

    21) Ritorniamo alla prima domanda. Il mondo diventerà digitale, ma non ci sarà un lato oscuro in tutto ciò ? Mi spiego. Siamo umani, e gli umani sono uomini. Non ci trova nulla di negativo in tutto ciò, eventuali risvolti negativi?

    Risposta
    Il lato oscuro, i risvolti negativi già emersi di Internet riguardano, a mio avviso, la sicurezza e la privacy. E’ una questione da considerare e sulla quale è necessario lavorare. La sicurezza e la privacy si esplicano in tre modi: in primo luogo, quando comunico con lei, lei vuole accertarsi che si tratti proprio di me. In secondo luogo, se le invio un messaggio, non gradirebbe che qualcuno lo ascoltasse. In terzo luogo, quando lo copia sul suo disco rigido, vorrebbe assicurarsi che nessuno possa avervi accesso e portarglielo via. Questi tre aspetti sono tutti importantissimi. Garantirne uno ed escludere gli altri due non avrebbe molto senso. Sono necessari tutti e tre, altrimenti si rischia quello che io definirei un lato oscurissimo, si rischia di essere ascoltati, e che sia senza gravi conseguenze come un’informazione di marketing, o che sia spionaggio politico, un Grande Fratello, entrambi non sono giusti, e l’unica soluzione è la protezione della sfera privata e la sicurezza.

    22) Ho sentito dire che non abbiamo bisogno di fibre ottiche, ma di creatività. E’ vero, o cosa intendeva dire?

    Risposta
    Non ho mai detto che non abbiamo bisogno di fibre ottiche ma solo di creatività. Ho detto che il problema non è la banda di frequenza, ma il non avere idee nuove e immaginazione a sufficienza. Avremo senza dubbio le fibre in casa. E’ necessario. Ma questo non è un problema. Il problema è come usare la creatività. Ora sappiamo come portare le fibre in casa; abbiamo risolto un problema tecnico. Ma non abbiamo spunti su come rendere Internet interessante, navigabile. Come andiamo in giro? E’ un posto molto rumoroso. Come creare gli agenti; come creare un quotidiano personalizzato? E’ una lunga serie di domande, per le quali non abbiamo risposte, ma il problema non è la banda di frequenza, è la fantasia.

    23) Trovo Internet così lento.

    Risposta
    Internet è lento, perché cresce in fretta. A livello mondiale cresce del 10% ogni mese, e in alcuni paesi del 10% alla settimana. Nessun sistema è capace di crescere così in fretta senza essere lento e senza presentare problemi di crescita. Ma quando pensa alla storia, che cosa è mai cresciuto del 10% in un mese o in una settimana ? Una città ? No. Nulla. Il tasso di crescita è fenomenale. Internet può essere molto lento, ma tutto dipende dalla macchina nella quale si naviga, infatti è calibrato piuttosto bene. Generalmente, è lento quando si usa ad esempio dagli Stati Uniti e ci si collega con l’Italia, la banda tra l’Italia e gli Stati Uniti è molto stretta. La lentezza non dipende né dall’Italia, né dagli Stati Uniti. Queste cose si calibrano a ritmi diversi. Non cambiano tutte nell’ordine giusto al momento giusto.

    24) Internet, la sua idea di un mondo digitale, non è troppo americana? Ho vissuto in America, quindi conosco abbastanza bene il modo di vivere e di vedere il resto del mondo degli americani. Essi pensano che il mondo intero sia come l’America. Non è così, le differenze sono molto profonde. A dire il vero, direi che l’America è un altro mondo rispetto all’Africa, all’America Latina, anche all’Europa. La sua idea, per quanto affascinante e forse alla fine anche vera, non richiederà molto tempo? Come sarà possibile avere le fibre in tutti i continenti, quando ancora in Italia c’è una gran confusione, e non c’è neppure il cavo?

    Risposta
    La questione a mio avviso non è l’America. Ed è ora di mettere da parte questa idea. Ho scritto un articolo per una rivista elettronica intitolato “Perché l’Europa è così poco cablata ?” Ricevo tanta posta elettronica da ragazzi che mi dicono che non è vero che non sono “cablati” e ricevo tanta posta elettronica da gente più anziana, che invece danno ragione a lei. Quindi in Europa oggi esiste una netta divisione generazionale. Ciò non mette in pericolo i valori culturali o la comunità locale. Dobbiamo riconoscere che i giovani non se ne preoccupano, che sono intrinsecamente mondiali, che sono intrinsecamente digitali. Passo tre o quattro mesi all’anno in Europa. Sono andato a scuola in Europa. I miei genitori erano europei. Mio figlio abita in Italia. Sono stato in quasi tutti i paesi del mondo. Quando mettiamo in funzione i computer in Africa, in Senegal, o sulle montagne del Pakistan vicino all’Himalaya – ne ho messi in funzione in Sud America e in paesi del mondo dove nessuno andrebbe perché sono controllati dai “signori della droga” – ho visto ragazzini da cinque a otto anni districarsi benissimo. Non è un fenomeno borghese, provinciale americano. Ho visto i ragazzini del Senegal, del Pakistan, della Columbia davanti a un computer come davanti a un pianoforte. Non penso quindi che sia un fenomeno americano.

    25) Quindi, praticamente, abbiamo bisogno di adulti con bambini e di bambini che li chiedano in regalo agli adulti. Abbiamo proprio bisogno di tutto ciò?

    Risposta
    La domanda vale per qualunque cosa. Persino per l’aria pura. Penso che, come l’aria pura, lo si voglia. E’ proprio come l’aria. Certo, non è paragonabile all’automobile, che ci ha permesso di andare più in fretta. E’ un pochino più etereo, all’inizio sarà in un certo senso ai margini, si svilupperà solo in certe nicchie, in diversi paesi, ma alla fine, tra 10 o 20 anni, non dico 100 anni, ci si renderà conto che non sarà molto diverso dall’aria. Lo si noterà solo quando mancherà.

Sì siamo davvero indietro e fuori dalla media della Comunità Europea per la mancanza di un adeguato sviluppo delle rete e dell’informatizzazione del paese e dei suoi abitanti.

“Purtroppo tutto questo è colpa del debito pubblico”, afferma Bernabè.

Bernabè , amministratore delegato di TelecomItalia però forse si confondeva con il debito privato della sua azienda, che per assecondare giochetti di acquisizioni e privatizzazioni , intercettazioni e costituzioni di dossier privati illegali (link utile), svendita del patrimonio immobiliare ai furbetti di quartiere, truffa per evasione fiscale, ed altre ancora (link utile), ha subito un indebitamento mostruoso e sa che il mercato della telefonia è come le sabbie mobili, sta franando sotto i piedi. Sa che non potrà a lungo tenere sotto il giogo della sua azienda l’intero paese, almeno fino a che ci sarà pace e  democrazia.

Tale affermazione inoltre è stata fatta dallo stesso Bernabè,in occasione dell’incontro con il prof.  Nicolas Negroponte, del MIT di Boston, Guru della rete, autore del libro “Essere Digitali“, che consiglio a tutti.

Ieri infatti a Roma era presente Negroponte per parlare dello sviluppo della rete, per dire che internet deve essere gratuito per tutti, e per promuovere che Internet venga candidato al premio nobel per la pace, non tanto un presidente come Obama, ma la vera novità nella rivoluzione moderna.

Non solo non si rende conto delle parole di Negroponte ma neanche riesce a stare ad un livello adeguato di rispetto per un personaggio che ricorderemo nella storia, all’opposto di un altro, quello dell’amministratore del debito privato, che affonderà ancora di più il nostro paese.

Saluti e bit a tutti.

tj

ps: Vi link un intervista del 1995 di MediaMente della Rai ( quando dava servizio interessanti).

http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=249&tab=int

Pubblico qui un articolo di Cecilia Sala.

Ci stiamo giocando ciò che di piu’ preziosi ci è rimasto, la rete, una specie democratica in via di sviluppo in mezzo a tante specie democratiche in via di estinzione.
Non so se ne siamo consapevoli, ma questo possibile provvedimento, se trasformato in qualcosa di piu’ concreto, rischia di diventare una ennesima legge ad personam.
E’ sempre bene ricordare e ricordarci(visto che la vita reale può portarci fuori strada), che le leggi dovrebbero migliorare le condizioni di tutti, anche se da anni servono a soddisfare le necessità di pochi. Forse questa è l’unica regole che non hanno mai infranto: non si fa nulla se non porta un vantaggio, ma il peggio deve ancora arrivare, siamo entrati in un circolo vizioso dove chi si abitua al potere diventa insaziabile, così l’ideazione di questo provvedimento punta a portarne tanti di vantaggi. Insomma, gli attacchi contro la rete potrebbero farci scendere un altro gradino in una scala in cui ci sembrava di aver già toccato il fondo. Tutto è stato studiato per prendere due piccioni con una fava, da una parte ci si guadagna dal punto di vista politico, uccidendo le ultime forme di democrazia, dall’altra ci si guadagna sotto il punto di vista aziendale, poiché Mediaset si sta già leccando i baffi.

E non sarebbe neppure la prima volta, di tentativi di censura piu’ o meno subdoli ne abbiamo già visti tanti, Dal decreto contro il Wi-Fi del 2005 all’articolo ammazza-blog del disegno di legge sulle intercettazioni. Prima dovevano nasconderceli ora grazie al gesto di un pazzo possono benissimo sbandierarli e sfruttarli, perchè no, per guadagnare un pò di consenso. Facendoci credere che siano necessari per proteggere la nazione dai Tartaglia di turno.
In realtà i propositi di Maroni di combattere gli usi impropri della rete hanno una funzione ben diversa, in fondo non sarà di certo un Duomo in miniatura a poter turbare la tranquillità del premier, non ci dimentichiamo che stiamo parlando dell’uomo che considera una bomba un “gesto affettuoso”(intercettazione tra Berlusconi e Dell’Utri sulla bomba posizionata nella villa di B. da Mangano, ndr).
Gli obbiettivi sono altri, e neanche troppo nascosti: Se ci fosse una rete debole, riviste e tv di Mr.B, che hanno bisogno di pubblicità come noi dell’ossigeno, potrebbero riavere gli spazi pubblicitari che erano transitatati sul web(e “pubblicità” in berlusconiano significa soldi a palate), oltre che riavere le fetta di pubblico che predilige sempre piu’ il consumo On-line ai programmi televisivi e le riviste di gossip.
Anche se la motivazione piu’ importante è certamente quella che riguarda i vantaggi politico-sociali, la rete fa paura da sempre ai poteri forti, perchè permette agli individui di usare i neuroni, di interagire, di capire e soprattutto di scegliere,contrariamente alla tv. Internet da la possibilità di scambiarsi informazioni e costituisce un sistema pluridirezionele, dove ognuno può intervenire e modificare un prodotto. Non c’è nulla che potesse fargli piu’ paura. E’ l’esatto opposto di quello che avevano pianificato già dai tempi della P2, il sogno di un sistema unidirezionale in cui gli utenti sono soggetti passivi e subiscono tutto ciò che il proprietario dei mass-media, nonchè presidente del consiglio, gli propina.
Non possono permettere che il progetto di Rinascita Democratica riuscito al governo Berlusconi meglio di quanto potesse immaginare lo stesso Licio Gelli, venga spazzato via da quattro universitari che smanettano dietro una tastiera.
Temo, però, che il problema sia anche di carattere puramente anagrafico, il problema non è il web, unico strumento di libertà sopravvissuto, ma l’ignoranza e la vecchia della politica italiana, che critica senza conoscere. Per Schifani “Facebook è piu’ pericoloso dei gruppi degli anni ‘70″, secondo Franceschini “è importante distinguere il popolo vero da quello virtuale”, forse pensa che i profili FB appartengano ad anime disincarnate, mentre per Berasani internet è semplicemente “un ambaradan” e spiega di non aver aderito al No-B day “per non imbucarsi in cose della rete”, il piu’ moderato, Emilio Fede, sostiene invece che facebook sia luogo “di violenza e di paranoia”. Qualche volontario dovrebbe offrirsi di spiegargli che su facebook ci sono persone in carne ed ossa, anche i loro elettori e i loro fan, per essere precisi i navigatori italiani sono la metà della popolazione, ma ciò che è piu’ importante che sappiano è che la rete è lo specchio della realtà, luogo di confronto tra persone completamente diverse e che categorizzarla come nera o bianca, buona o cattiva è impossibile, perchè sarebbe come categorizzare come buona o cattiva l’intera popolazione mondiale, fare di tutta l’erba un fascio è inutile e superficiale oltre che da ignoranti.
Solo in Cina, Birmani e Iran esistono provvedimenti speciali di censura o controllo di internet, difendiamo la rete per difendere una libertà agonizzante, perchè è grazie alla rete se Sonia Alfano è al parlamento europeo e se Obama ha preso il posto di Bush, è grazie alla rete se è nato e si è organizzato il popolo delle Agende rosse, è sulla rete che Beppe Grillo porta avanti le sue battaglie.
I mondo va avanti e guarda al web, se ne faranno una ragione anche i sarcofagi di Andreotti e Schifani.

Cecilia Sala

Be che dire?

Il 17 dicembre u.s. (data inequivocabile sotto il segno dei presagi), è andata deserta l’asta di cessione del Teatro Comunale di Firenze. I nostri politici adesso hanno in mano un altro buco di cassa: dovranno vendere ad un prezzo inferiore il teatro e gli mancheranno capitali contanti per adempiere all’impegno preso per la costruzione del nuovo teatro/auditorium.

Il mercato immobiliare è in crisi profonda, non se ne vede all’immediato un uscita, le società di investimento sono ben lungi dell’idea di investire, così i nostri amministratori hanno fatto i conti in bilancio senza l’oste.

Dalle mie parti, in San Frediano si dice: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco!

Eccoci qui concittadini a prepararsi all’ennesimo spreco fiorentino, ed a pagare la nuova tassa inutile.

Propongo di dire basta alla vendita, e che si emettano dei “Buoni Comunali” dell’arte, per finanziare il nuovo, tenendo aperto il vecchio.

Perchè l’Ente Cassa di Risparmio invece di investire nell’acquistare le quote dell’aereoporto di Firenze, che non avevano necessità di essere rilevate, non ha investito nel sociale e nella cultura?

Andrea Tj

link utili:

http://www.intoscana.it/intoscana2/opencms/intoscana/sito-intoscana/Contenuti_intoscana/Canali/News/visualizza_asset.html?id=939543

Estratto di un articolo:

Meridiana cede il suo 17,5% dell´aeroporto per oltre 28,6 milioni di euro

Ente Cassa compra il Vespucci

da la Repubblica 14/11/2009

L´Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha sottoscritto un accordo con Meridiana spa per l´acquisto del 17,5% della società Aeroporto di Firenze spa. L´operazione verrà perfezionata il 16 novembre per un ammontare complessivo di 28 milioni e 617.584 euro. Meridiana ha ceduto l´intera quota finora posseduta del capitale di Adf al prezzo di 18,1 euro ad azione. L´Ente Cassa ha diffuso poi un comunicato per spiegare la filosofia dell´investimento. «L´Ente entra nel capitale di una società non bancaria – si legge nella nota – in quanto la ritiene strategica e determinante per lo sviluppo del territorio. Con tale iniziativa l´Ente vuole dare un sostegno concreto alla ripresa dell´economia locale, essendo convinto dell´importanza che le strutture aeroportuali hanno per le aree nelle quali sono ubicate e per le attività produttive». Dal canto suo Meridiana ricorda che la cessione costituisce una delle «operazioni straordinarie che Meridiana Spa sta realizzando nell´ambito di un più ampio riassetto del Gruppo» e conferma il proprio «impegno a proseguire le attività di trasporto aereo da e per Firenze, consolidando la propria presenza nei collegamenti fra il Vespucci e i principali aeroporti europei».

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