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Siamo in pieno caos mediatico per la contrapposizione dell’operato della magistratura e l’opposizione di poteri politici-imprenditoriali che non vogliono cedere a nessun costo neanche un millimetro di spazio sul tavolo di comando.

Vi scrivo non tanto per entrare in merito alla questione se Spatuzza o i Graviano siano pentiti affidabili o meno.

Vi scrivo perchè per l’ennesima volta in questo paese la libertà di stampa e di informazione, la sua credibilità, vengono minate dal suo interno.

Leggo stamani un articolo sul IlTempo, con questo titolo:  Graviano, confronto da ridere.
L’articolo è tendenzioso, come  si capisce già dalle prime righe. Tutto un ripetere e ribadire aspetti discutibili quali il fatto di affermare il regime del 41bis un regime (semi)duro. Affiora forte ed immediato l’esigenza di chi ha scritto, di voler far intendere che la credibilità di un pentito non sussiste perchè non ha mai di fatto subito il vero 41bis. Addirittura si afferma che il 41bis non viene applicato.

“Quando ho sentito dalla viva voce di Gaspare Spatuzza, nell’aula della Corte d’Appello di Torino che tuttavia e almeno in certe occasioni il regime del 41bis viene (dis)applicato con grande spirito di tolleranza e senso di umanità, (molto all’italiana diciamo), non ho potuto che rallegrarmene e gioirne, io per lui e per i suoi amici Graviano.”

Non può un giornalista fare di tutta un erba un fascio, ma è pur vero che ci possono essere stati dei ocmportamenti di chio doveva controllare, discutibili e allora sarebbe il caso di citare e puntare il dito su costoro, invece di cercare di centrare il discorso sul tentativo di screditamento del pentito.

Ma solo quando ho letto questo pezzo ed altri dopo nell’articolo mi sono inalberato.

[…] Una commedia perfetta. Non si capisce cosa c’è di tanto strano e straordinario da stupire i professionisti dell’antimafia fino al punto da gridare «Eureka, Eureka» e da promettere, attraverso i soliti cronisti creduloni e/o compiacenti chi sa quali incredibili e dirompenti sorprese. Si stupiscono proprio loro che non si sono stupiti quando un allegrone, molto più allegro e fantasioso di Spatuzza e dei Graviano, gli ha raccontato che Giulio Andreotti era sceso a Palermo per baciare Totò Riina e gli hanno creduto fino al punto di fondarci sopra «il processo del Secolo».[…]

Allora mi sono chiesto: ma da che pulpito viene questa predica?

La firma dell’articolo è di Lino Jannuzzi.

Ho cercato subito sul web e cosa ti trovo?

Campagne giornalistiche contro i giudici di Palermo
È autore del libro Il processo del secolo. Come e perché è stato assolto Andreotti, in cui sostiene che sia stata sancita l’innocenza di
Giulio Andreotti nel processo che lo ha visto imputato per mafia, finito con la prescrizione del reato accertato fino al 1980, e l’assoluzione per i fatti contestatigli successivamente a tale data.

È risultato oggetto di discussione nelle intercettazioni della Procura di Palermo, nei primi mesi del 2001. Il giornalista Marco Travaglio in un suo libro scrive che il boss Giuseppe Guttadauro, parlando nella propria abitazione con l’amico mafioso Salvatore Aragona, stava organizzando una campagna stampa a favore dei colleghi detenuti; quest’ultimo gli avrebbe segnalato Giuliano Ferrara e lo stesso Lino Jannuzzi che «Ha scritto un libro contro Caselli e un libro pure su Andreotti ed in è in intimissimi rapporti con Dell’Utri», al che Guttaduaro avrebbe risposto «Jannuzzi buono è!». (fonte Wikipedia)

Quindi mi devo subire un articolo di un giornalista discusso e discutibile che è di parte e non può certo dirsi imparziale e coerente col dovere del diritto di cronaca.

E una persona di questo genere dovrebbe avere un pulpito nell’informazione italiana dal cui screditare dei pentiti che stanno riportando fatti importanti sul primo ministro Berlusconi?

Dal 2001 al 2008 è stato nuovamente eletto senatore, per due volte nelle file di Forza Italia: la leadership di questo partito gli offrì il seggio come “scudo” nei confronti delle iniziative giudiziarie (azioni civili e procedimenti penali) originate dalle sue campagne giornalistiche.

Azioni giudiziarie?

Certo amici miei cari, questo signore è stato accusato e condannato per diffamazione a mezzo di stampa, nella veste di giornalista e dopo la condanna ancora scrive e pubblica certi articoli.

Lo hanno salvato, uomini di Forza Italia, di Berlusconi e Dell’Utri, ma anche uomini del Centro Sinistra, come Ciampi.

Di conseguenza, fallito anche il ricorso alla sua immunità come componente della delegazione parlamentare italiana al Consiglio d’Europa, è stato necessario che il Capo dello Stato gli accordasse la grazia per evitare che il superamento del limite di tre anni – nel cumulo delle condanne penali – lo portasse alla detenzione in carcere.

Nella fattispecie, Lino Jannuzzi era stato condannato in via definitiva a due anni cinque mesi e dieci giorni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa per degli articoli pubblicati su Il Giornale di Napoli negli anni ottanta e novanta.

Di fronte alla prospettiva che un Senatore della Repubblica venisse recluso per un reato di opinione, l’11 febbraio 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi firmò un provvedimento di grazia a favore di Jannuzzi.

Direi che non c’è da aggiungere altre parole.
Andrea Tj

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A seguito delle proteste di Pino Masciari, che ha vinto la sentenza del TAR per vedere ripristinati i servizi di sicurezza alla sua persona  e alla sua famiglia, il Presidente della Repubblica ha preso posizione.

Ieri era quindi stato fissato un incontro importante alla Commissione Centrale.

Ecco il comunicato stampa:

In merito all’incontro tenutosi oggi a Roma con la commissione centarle vi invio i comunicati stampa degli amici di Pino Masciari di Torino e di Pino Masciari stesso. Come potrete evincere dai contenuti l’incontro è stato un fallimento!

14 Maggio 2009
Torino sa da che parte stare 

Abbiamo vissuto con grande trepidazione la giornata odierna nella quale la famiglia Masciari è stata ricevuta al Viminale dalla Commissione Centrale. 

Abbiamo nutrito fino all’ultimo momento la speranza in una soluzione, anche per il rispetto dovuto alla puntuale presa di posizione della segr. Gen. della Presidenza della Repubblica del 12 Maggio 2009.

Abbiamo preso atto con immenso dolore dell’esito dell’incontro che ci pare,per le modalità e per il contenuto, l’ennesima umiliazione a cui questa famiglia viene sottoposta.

Ribadiamo ancora una volta che le sentenze non devono essere accettate dalle parti ma eseguite. 

Siamo determinati a stare accanto alla famiglia Masciari nella continuazione di questa battaglia giuridica e per la loro dignità, volendogli evitare di tornare in quella casa in località “protetta” che, oggi più che mai, rappresenta l’inadeguatezza dello Stato. Volendoci stringere attorno alla famiglia Masciari, chiediamo loro pubblicamente di accettare l’invito a trasferirsi in questa città che ha già riconosciuto istituzionalmente il loro valore concedendo con voto unanime la cittadinanza onoraria a Giuseppe Masciari il 10 Novembre 2008. 

Torino sa da che parte stare.

f.to
Amici di Pino Masciari

Masciari: le sentenze si eseguono!

Pino Masciari: non ritengo di dover replicare alle dichiarazioni
dell’On. Mantovano.
Ad oggi, a quanto mi risulti, in Italia non è dato di accettare o
meno l’applicazione di una sentenza. Principio ovvio, se così
fosse, nessun delinquente “accetterebbe” il carcere.
Le sentenze, semplicemente si applicano.

F.to Pino Masciari

Roma, 14 Maggio 2009

PINO MASCIARI CITTADINO ONORARIO DI FIRENZE:

una nostra grande vittoria.

La scorsa settimana il Consiglio Comunale di Firenze, ha ratificato la decisione della 7° Commissione Pace, che dava parere favorevole alla richiesta di cittadinanza onoraria a Pino Masciari, in data 3 aprile 2009, a firma del Presidente di Commissione, Marzullo Lorenzo che ringraziamo. Ecco il link dei lavori del Consiglio Comunale: http://www.comune.fi.it/opencms/export/sites/retecivica/materiali/uff_consiglio/esito/c20apr09.html

Risoluzione n. 2009/00281 : Conferimento Cittadinanza Onoraria a Pino Masciari. Esito:Approvata

 

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Ebbene sì ora è ufficiale ce l’abbiamo fatta!!!

Pino Masciari è nostro concittadino, e noi tutti siamo contro le mafie !!!

Presto vi daremo notizia di quando verrà organizzata la consegna ufficiale della cittadinanza, per la quale dovremmo organizzarci a dovere.

Un abbraccio ed un ringraziamento a tutti noi che ci abbiamo creduto, ed un invito a dare di più , proprio ora che abbiamo ottenuto questa piccola grande vittoria.

Andrea Tj “Masciari”

 

Storia di Pino Masciari

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Amici di Beppe Grillo di Firenze

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Dopo  50 mesi dalla presentazione del ricorso e dodici anni di esilio, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, ha prodotto una prima risposta per la famiglia Masciari.
Lo diciamo subito: è “interlocutoria“, per cui siamo consapevoli che ci sarà ancora da dire.
Il 23 Aprile è stata infatti convocata un’altra udienza pubblica in merito a nuova documentazione proposta dai Masciari.
Non vogliamo tentare di infilarci in pericolose letture tecniche, ci sono persone molto più competenti ed adatte di noi amici di Pino e Marisa, siamo certi che gli avvocati che tutelano le loro (e nostre) ragioni sapranno farlo nel migliore dei modi insomma.

Però.

Da molto tempo tutti aspettiamo.

E’ il momento di condividere le piccole grandi Vittorie che i nostri amici Pino e Marisa hanno compiuto a tutela loro, di tutti i testimoni e nostra in qualità di cittadini.
Ce lo siamo ripetuto più volte, ma ora lo ribadiamo con più forza:

I Masciari hanno ragione.
I Masciari hanno ragione perchè Pino ha, ancora una volta, visto riconosciuto il suovalore di Testimone di Giustizia FONDAMENTALE ai fini delle condanne di uomini della criminalità organizzata e del Sistema ad essa colluso.
I Masciari hanno ragione perchè, è acclarato formalmente che il fallimento della ditta di Pino sia stato causato unicamente dal racket e dalla criminalità organizzata stessa.

…. Continua sul Blog di Pino Masciari

pino_masciari

Pubblico sul mio blog un articolo di un giornalista serio, con gli attributi, che va difeso e rispettato in un paese di mezzi uomini.

Da Il Sole 24 Ore

I  tabulati di Genchi, la nuova P2, le telefonate distrutte Berlusconi-Cuffaro e il “grande orecchio” friulano di Ferruccio Saro

Premessa gridata: non ho le idee chiare su quanto sta accadendo intorno alla figura di Gioacchino Genchi. Mi arrovello, questo sì, lo ammetto: è un vicequestore – quindi un uomo dello Stato – al fedele servizio della Giustizia o un furbacchione che si è fatto prendere la mano dal ricco business delle intercettazioni?
E’ un fido consulente della magistratura o, magari con il tempo, è caduto nella tentazione di usare quei tracciati telefonici come arma di ricatto nei confronti dei potenti?
Non so dare risposte ma parto sempre dalla buona fede e poi – nel momento in cui ne scrivo e dunque in attesa di ciò che la Storia racconterà di lui tra qualche tempo – il paffuto e scaltro vicequestore in aspettativa mi sta simpatico. Sarà compito della magistratura – che su Genchi sta indagando – provare a squarciare il velo dei (mille) dubbi.
Le mie idee confuse – e diffidate cari amici di blog da chi sui giornali scrive di averle chiarissime al riguardo – non mi impediscono di mettere in fila fatti o di riflettere con voi su alcune coincidenze.
Partiamo dai fatti. Ebbene, se vi andate a leggere il decreto con il quale la Procura di Salerno ha disposto il sequestro degli atti Why Not della Procura di Catanzaro, non vi sfuggiranno alcune cose.
Certo, bisogna leggere le carte in profondità, come ho fatto per il Sole-24 Ore del quale mi onoro di essere un inviato.
In due inchieste – del 10 dicembre 2008 e del 25 gennaio 2009 – ho tracciato il quadro di quello che, sinteticamente, il quotidiano ha definito “la nuova P2” (le inchieste sono state riprese a man bassa e ne troverete tracce anche navigando su Internet). In questo comitato di interessi (chiamiamolo così), secondo Luigi De Magistris, operavano e operano personaggi e imprese per i quali il controllo delle intercettazioni telefoniche è solo un tassello di una rete molto ma molto più ampia di controllo dello Stato dal suo interno.
Nel business delle intercettazioni ha gettato l’occhio (anzi l’orecchio) da tempo (e in maniera legittima, per carità, fino a prova contraria) Finmeccanica attraverso la sua società Datamat. E chi era l’uomo che da stava seguendo – secondo il Pm Luigi De Magistris – molto da vicino il caso per l’azienda? Luigi Bonferroni, chiacchieratissimo come massone anche se lui – da ultimo in una lettera inviata al Sole – ha smentito tutto. Bonferroni siede nel cda di Finmeccanica.
Ma, per farla breve, di questo “Grande Occhio e Grande Orecchio” del “Grande Fratello” che vive (e vuole vivere) all’interno dello Stato, fanno parte anche alcuni uomini e aziende che, nell’ordine, lavorano o lavoreranno proprio per conto dello Stato nella digitalizzazione degli archivi informatici della Giustizia, della Guardia di Finanza, delle pubbliche amministrazioni, delle Procure e delle Direzioni antimafia. Molti di loro sono in odore di massoneria deviata. Alcune società addirittura infiltrate da uomini – poi allontanati – della ‘ndrangheta che, come sanno i cultori della materia, in Calabria siedono spesso e volentieri nelle logge massoniche coperte. Anzi: copertissime.
Come Luigi De Magistris ha fatto mettere nero su bianco ai colleghi di Salerno, egli stava lavorando su una rete inconfessabile e inquietante di potere parallelo all’interno dello Stato. Insomma: la nuova P2. Se questo fosse vero – e i fatti che ho messo in fila nelle due inchieste sono lì a disposizione di tutti, anche per essere smentiti, ma con altri fatti, non a chiacchiere – si capisce dunque perché proprio sulle intercettazioni, il primo e più importante tassello del “grande fratello”, tantissimi politici e il premier Silvio Berlusconi, che della vecchia P2 aveva la tessera n.1816, abbiano fatto e facciano una battaglia senza precedenti: non solo sull’uso ma anche sul ricorso esterno ai consulenti.
Con Sua Emittenza stanno – si badi bene – parti importanti del Governo e dell’opposizione (opposizione? Bah, non me ne ero mai accorto!). Di qui al nuovo testo sulle intercettazioni telefoniche (che tutte le Procure difendono, attaccando il provvedimento governativo) il passo è stato breve.
Ma perché proprio ora? Non lo sapevano da tempo i politici che Genchi (e non solo lui) lavora come consulente per le Procure (molte, in vero, non lo hanno mai amato troppo e questo va detto e ricordato). Non lo sapevano che l’uso dei file e della loro archiviazione o memoria andava regolamentato? Già, perché proprio ora…
E allora veniamo alle riflessioni, sulla scorta di una storia che – chissà perché – alcuni raccontano solo tra i corridoi delle stanze del potere.
Bene. La storia e questa e parte da una premessa: Genchi avrebbe (sottolineo avrebbe) costituito una copia di tutti i file analizzati ed elaborati negli anni. In Italia o all’estero non si sa. Certo è che non sarebbe tecnicamente impossibile. Ebbene, in questi file – copiati a propria tutela e dunque per autodifesa, secondo i benevoli, copiati per essere sempre pronto a ricattare, secondo i maligni – Genchi avrebbe copia, in particolare, dei tracciati telefonici intercorsi proprio tra il premier Silvio Berlusconi,, l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, alcuni magistrati antimafia, il Procuratore Antimafia Piero Grasso e Totò “vasa vasa” Cuffaro. Non necessariamente in questo ordine, anzi.
E perché sarebbero così importanti questi tracciati? Perché – secondo molti – conterrebbero la prova-provata che Cuffaro – sotto inchiesta per i suoi rapporti in odore di mafia – veniva costantemente aggiornato sullo stato dell’arte da Berlusconi. Fantasie? Non lo so, me lo auguro, ma per certo so che il 2 maggio 2008 il Gup di Palermo Fabio Licata ordinò la distruzione di tutte le intercettazioni dei colloqui tra Berlusconi e Cuffaro avvenute tra il 2003 e il 2004. Compresa quella in cui il 10 gennaio 2004 Berlusconi tranquillizzava Cuffaro sulle indagini che si stavano abbattendo su di lui. Ne era certo, avendone parlato con l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu (che però nega di aver mai parlato con Berlusconi di queste vicende giudiziarie e che nell’attuale legislatura è diventato presidente della Commissione parlamentare antimafia). Nella stessa telefonata Cuffaro avverte Berlsuconi che c’è “qualche magistrato che fa le bizze”.
Un’altra cosa che so per certo è che alla distruzione delle bobine erano favorevoli i Pm Michele Prestipino, Nino Di Matteo, Maurizio De Lucia e Giuseppe Pignatone. Contro la distruzione si schierarono il Pm Antonio Ingroia, il collega Domenico Gozzo e il capo della Repubblica di Palermo Francesco Messineo che aveva preso il posto di…Di chi? Ma di Piero Grasso, nominato l’11 ottobre 2005 a capo della Procura nazionale antimafia, dopo essere stato a Palermo tra il 2000 e il 2004. Di Piero Grasso compaiono (e scompaiono) tracce nei tabulati di Genchi legati alla vicenda Why Not.
Ora, proviamo a farci questa domanda a voce alta: ma se fosse vero che Berlusconi parlava delle inchieste con Cuffaro (e di almeno una telefonata abbiamo certezza), se fosse vero che Berlusconi apprendeva gli aggiornamenti (che girava a Cuffaro) da Beppe Pisanu, chi avvertiva Pisanu del procedere della situazione? La risposta potrebbe essere facile ma di facile in questa storia non c’è nulla e le apparenze sono fatte apposta per ingannare.
Pagherei oro per conoscere il contenuto di quelle telefonate (andate perdute per sempre?) e credo che non sarei l’unico. Il problema è che il mio oro sono pochi euro, mentre altri hanno a disposizione patrimoni inestimabili. Pazienza: mi rassegnerò nel nome della democrazia (sconfitta).
Certo, infine, è che Gioacchino Genchi negli ultimi tempi ha fatto (a caso?) di tutto per tranquillizzare Berlusconi, gridando ai 4 venti che lui del premier non ha mai seguito un solo file sui tracciati telefonici. E di Grasso? E dell’ex ministro Pisanu il cui figlio è stato assunto in una società di Antonio Saladino, principale indagato dell’inchiesta Why Not avocata a De Magistris? E di altri procuratori antimafia? Chi vivrà (forse) vedrà e magari sarebbe bello che lo stesso Genchi rispondesse alle riflessioni che – insieme a voi amici di blog – sto facendo a voce alta.
Certo, ancora, è che giornali e giornalisti in questa vicenda si stanno schierando sempre più, millantando certezze, aizzando gli animi, servendo padroni (non i lettori, però, no) e perdendo di vista le notizie. Anche quelle che arrivano lontano da Roma o da Palermo.
Come quella che arriva da Trieste, splendida città capoluogo delle serena regione Friuli-Venezia Giulia. Serena? Mica tanto, leggete qui.
Il senatore Ferruccio Saro, vecchia volpe politica del Pdl, il 3 e il 6 febbraio ha inviato due interrogazioni parlamentari urgenti al ministro della Giustizia Angelino Alfano per sapere se era a conoscenza del fatto che a Trieste c’è un “Grande Fratello”, ubicato presso una struttura del Corpo forestale, in grado di intercettare e registrare (per i dettagli vi rimando alle interrogazioni che troverete nel sito www.senato.it alla voce “Saro” oppure alla puntata della mia trasmissione “Un abuso al giorno” del 5 febbraio, che potere ascoltare e scaricare su www.radio24.it ).
Di più, anzi. Saro chiede addirittura di sapere se è vero che questo “centro di ascolto” collocato a Pagnacco (in provincia di Udine, che finora conoscevo solo perché il 6 luglio 1942 vi morì il “prefetto di ferro” Cesare Mori), abbia fatto uso di microspie, Gps, telecamere e microcamere e in quali procedimenti siano stati utilizzati.
E’ bene ricordare che essendo il Friuli-Venezia Giulia una Regione a statuto speciale, il Corpo Forestale dipende dalla Regione stessa e non dallo Stato e che, avendo lì il Corpo compiti anche di Polizia giudiziaria, le Procure possono assegnare e delegare intercettazioni (soprattutto in materia ambientale) al Corpo stesso. Questo accade anche in Sicilia dove però – me lo ha confermato l’assessore regionale all’Agricoltura e foreste Giovanni La Via – il Corpo forestale non ha nessun centro di ascolto autonomo ma fa riferimento, per locali e strutture, alle Procure.
Ora – mentre l’assessorato regionale della Regione Friuli-Venezia Giulia ha avviato un’inchiesta interna – non resta che attendere la risposta ufficiale del ministro della Giustizia Niccolò Ghedini. Pardon, scusate, volevo scrivere Angelino Alfano.
Succede che alle volte mi confonda e pensi che in realtà la materia delle intercettazioni telefoniche – che entrano nella vita di tutti, che andrebbero regolamentate e che rappresentano solo un tassello, anche se il più importante, degli strumenti che attentano alla privacy e alla vita di uno Stato – è troppo importante per lasciarla regolamentare ai politici. Soprattutto ai politici-ombra o penombra (a destra, al centro e a sinistra).
roberto.galullo@ilsole24ore.com

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