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alla “Festa della Creatività”.

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Domenica 26 ottobre a partire dalle ore 16.00, presso il Festival della Creatività di Firenze, si terrà il convegno Interazioni digitali sostenibili, promosso dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica e dalla Fondazione Sistema Toscana.

Si confrontano:

Luca Conti – blogger/ consulente per i media digitali

Antonio Dini – blogger/ giornalista del Sole 24 ORE

Carlo Infante – giornalista/ esperto di nuovi media

Ezio Manzini – professore del Politecnico di Milano

Antonio Sofi – blogger/ consulente politico /esperto di giornalismo e nuovi media

Coordina

Ugo Biggeri – Presidente Fondazione Culturale Responsabilità Etica

Agricoltura biologica, energie rinnovabili, finanza etica e alternativa, gruppi di acquisto solidale, vita comunitariasono solo alcuni dei tasselli di un grande mosaico che oggi rappresenta un vero e proprio sistema economico alternativo.
Queste buone pratiche si sono diffuse in tutto il pianeta e nei singoli paesi, una vera e propria globalizzazione sostenibile e dal basso, dove individui e comunità di pratica sono capaci di creare, innovare e agire nuovi stili di vita. Il successo di questo modello alternativo dipende dalla capacità di questi individui di mettersi in rete, di scambiare il loro saper fare e di farlo diventare una realtà organica, un sistema.
I social media possono rappresentare un importante strumento nel raggiungimento di questo obiettivo: se ben utilizzati possono essere un luogo aperto di confronto, di scambio, di diffusione e di integrazione di pratiche alternative a livello economico e sociale, non solo a livello globale, ma anche a livello locale, facilitando le relazioni.

Lincontro Interazioni digitali sostenibili è una tappa del percorso di avvicinamento al lancio di ZOES, Zona Equosostenibile, la community nata dalla collaborazione tra la Fondazione Culturale Responsabilità Etica e la Fondazione Sistema Toscana.
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Un blog che vuole essere un primo strumento per condividere, interrogarsi e dialogare sui significati di equità, solidarietà, sostenibilità e su come possiamo utilizzare gli strumenti del web per dar forza a un nuovo modello economico e sociale alternativo. 
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Un blog in attesa di Zoes, un progetto della Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Sistema Banca Etica) e della Fondazione Sistema Toscana, che sarà uno spazio online per collegare, informare, georeferenziare, sperimentare, scambiare, partecipare: una zona equosostenibile.
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http://blog.intoscana.it/zoes/2008/10/18/interazioni-digitali-sostenibili/

fonte

La legge finanziaria 2008 ha varato il provvedimento che finanzia al 100% la realizzazione di mini impianti eolici e impianti a biomasse fino ad 1 Mw.
Oggi realizzare un impianto domestico di produzione di energia elettrica dal vento (micro eolico) può rappresentare una grossa occasione per milioni di famiglie.
L’impianto si ripaga da sè grazie a un premio (30 centesimi per 15 anni) per ogni kilowatt prodotto che è addirittura maggiore di quello stabilito per i pannelli solari che producono elettricità.
Grazie a questo finanziamento del conto energia eolico i cittadini che installano sul tetto o in giardino un impianto di questo tipo hanno energia elettrica gratis e un premio che è superiore al costo dell’impianto e del finanziamento bancario, senza dover tirar fuori un euro.
Si possono installare anche impianti eolici piccolissimi con pale di diametro inferiore ai due metri sostenuti da pali di qualche metro con una produzione massima di un kilowatt.
Il costo di un piccolo impianto eolico che produce un kilowatt all’ora varia dai 2.500 ai 5.000 euro.
Un impianto di un kilowatt è in grado di coprire il consumo medio di una famiglia composta da tre persone.
Anche il settore legato alla produzione di biogas da biomasse di origine agricola con impianti di piccola taglia (1 Mw) è molto interessante e rappresenta una grande occasione per gli agricoltori, le amministrazioni pubbliche e le aziende per la gestione dei rifiuti urbani.
Un esempio, dalla coltivazione di un ettaro di sorgo da fibra (ciclo colturale: aprile – agosto) si possono ricavare circa 12.600 metri cubi di biogas (metano).

Dal blog FirenzeinBici

La nuova gestione del Ministero dell’Ambiente mi pare molto diversa dalla precedente: più sobria e allineata alle decisioni, a volte opinabili, degli altri ministeri.
La questione di oggi è l’impegno  che l’Unione Europea si è presa per combattere i cambiamenti climatici. Dietro alla formula 20-20-20, la UE si è impegnata per il 2020 a ridurre del 20% le emissioni di gas serra, di aumentare la produzione di energia da fonti alternative del 20% e di ridurre i consumi del 20%: un impegno importante con ovvi obiettivi intermedi vincolanti per i Paesi membri (e senza obiettivi e penalizzazioni, chi ci si impegnerebbe?).
Da qualche giorno il nostro governo sta chiedendo di rivedere (al ribasso) questo impegno a causa della recessione e dei costi elevati (almeno così dicono) per il nostro Paese. Interviste rilasciate ad alcuni giornali tracciano una situazione di possibile distruzione dell’industria italiana a causa di questo impegno.

Io mi auguro, per me, per voi e per quelli che verranno dopo di noi, che non diano ascolto ai nostri governanti e che si vada avanti a tutta forza. Perché? Provate a fare un giro in centro: c’è gente in maglietta, bermuda e infradito, e siamo il 20 ottobre, non il 20 maggio. Cercate di ricordare quanti uragani si sono abbattuti sul golfo del Messico negli ultimi 2-3 mesi (e tutti con il fiato sospeso per la sorte delle piattaforme petrolifere, non per i poveri Haitiani).

Il protocollo di Kyoto è probabilmente un impegno troppo lieve per produrre cambiamenti in meglio, e ben venga la UE che porta avanti, unilateralmente, una simile decisione.
La difesa dello “status quo” produttivo è miope, perché guarda al subito e non al domani. Il petrolio, che lo voglia il governo o no, è destinato a finire, così come il carbone e l’uranio che, purtroppo, oggi è tornato di gran moda. Investire in nuove tecnologie e nuove fonti energetiche portano nuova ricchezza, senza contare l’occupazione generata per migliorare l’efficienza energetica degli edifici (dove si disperde gran parte dell’energia).
Per fare un altro esempio, la FIAT oggi vende il 70% delle auto benzina-metano che si immatricolano in Europa. Un auto a metano produce mediamente il 20% di CO2 in meno di una equivalente a benzina e fa risparmiare chi la usa: di chi sono gli interessi difesi dal governo?

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